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I dialetti settentrionali nel Rio Grande do Sul

1. 1 Introduzione storico-geografica

1.1. 1.1 Cause dell’immigrazione

Nel 1887 in Brasile venne abolita la schiavitù e il governo cercò di adottare delle misure per sostiutire la manodopera schiavile con lavoratori salariati. Per questo procedette alla vendita di piccoli lotti di terra. (vd. Costa-De Boni, 1990, 3)

In quello stesso periodo l’Italia, da poco unificata (1861), attraversava un periodo di profonda crisi economica, soprattutto per quanto riguarda le regioni settentrionali e in particolare il Veneto. Tra le cause della migrazione verso il Brasile c’erano la struttura socio-economica di carattere feudale, il sovrapopolamento, la sproporzione tra la domanda e l’offerta di manodopera, le fluttuazioni dei cicli economici e dei raccolti, l’immaturità politica della nuova nazione, il basso livello delle condizioni di vita della popolazione rurale, la mancanza di capitali che generava la mancanza di lavoro, il calo della produzione. (vd. Frosi, Mioranza, 1983, 55)

1.2. 1.2 Dati sull’immigrazione italiana nel sud del Brasile

Il numero esatto degli immigrati italiani in Santa Catarina e Rio Grande do Sul è difficile da calcolare, poiché la legislazione brasiliana tendeva a nazionalizzarli. Si sa che giunsero in due ondate successive, la prima dal 1875 al 1877, la seconda dal 1885 al 1892. Per il Rio Grande do Sul, per il periodo dal 1875 al 1915 si può fare una stima di 80.000-100.000 persone, il 60% degli europei entrato in quello stesso periodo nello stato; secondo dati ufficiali, negli anni venti del Novecento i riograndensi di origine italiana erano circa 300.000, e 400.000 quelli di origine tedesca, ma altre stime, riferite a pochi anni dopo, indicano una cifra rispettivamente di 400.000 e di 500.000. (Brunello, 1994, 99)

Gli italiani che emigravano, come tutte le persone dei gruppi migratori, erano relativamente giovani: fra gli adulti della colonia di Caxias, i 2/3 degli uomini avevano tra i 20 e i 45 anni, le donne tra i 20 e i 40. Il gruppo era costituito fondamentalmente da famiglie; più dell’85% degli uomini adulti era sposato. (vd. De Boni-Costa in Meo Zilio, 2006, 19-20)

L’interesse del governo brasiliano era l’agricoltura, e per questo quasi tutti gli immigranti si dichiaravano agricoltori, sebbene in seguito desiderassero esercitare un’altra professione. Persone semplici, questi possedevano una ridotta istruzione scolastica: 1/3 degli uomini e 2/3 delle donne erano analfabeti. Gli immigranti italiani si dedicarono da subito all’agricoltura e alla piccola industria, mentre attualmente nell’antica regione coloniale predomina la viti-vinicoltura e l’industria.

1.3. 1.2.1 Provenienza regionale dei coloni

Provenienza                 Percentuale

Veneto                                   54%

Lombardia                             33%

Trentino                                7%

Friuli                                       4,5%

Altri                                         1,5%

Totale: circa 100.000

(De Bon-Costa in Meo Zilio, 2006, 18)

1.4. 1.3 Ulteriori migrazioni all’interno del territorio brasiliano

Il tasso di natalità delle famiglie italiane era molto elevato. A cavallo tra Ottocento e Novecento, famiglie con dieci o dodici figli rientravano nella norma, ma non era affatto raro trovarne con diciotto o venti; il console italiano a Porto Alegre affermò in una sua relazione che il numero dei coloni italiani raddoppiava ogni sei-sette anni. Al momento del matrimonio un figlio lasciava la casa paterna e andava a stabilirsi da altre parti, dove ricominciava la vita del padre; normalmente veniva aiutato a comperare un lotto in una zona di foresta vergine più o meno lontana. Una delle principali correnti di colonizzazione dell’Amazzonia proviene attualmente dalle regioni del Rio Grande do Sul popolate da famigie di origine italiana. (Brunello, 1994, 99)

Le direttrici dell’espansione sono pianificate e controllate dalle società di colonizzazione e dai governi statali. Ci sono flussi riconoscibili. I figli degli immigrati italiani in Rio Grande do Sul disboscarono dapprima le aree a nord-est della regione e in un secondo momento le foreste dell’alto Uruguay, a quattro-cinque giorni di cavallo dalla casa paterna; di lì il fronte di espansione si indirizzò, per successive ondate nei primi decenni del Novecento e alla metà del secolo, verso l’ovest di Santa Catarina, e quindi nel sud-est del Paranà; in seguito i nipoti e i pronipoti dei primi pionieri furono mandati a colonizzare le foreste vergini dei territori di Rondonia, del Mato Grosso, e infine dell’Amazzonia. Si calcola che dal Rio Grande do Sul emigrarono 65.000 famiglie di coloni dal 1940 al 1950, e 10.000 dal 1950 al 1954. (Brunello, 1994,100)

1.5. 1.4 Toponomastica

Sao Joao do Polesine (valle della foce del fiume Po‘, provincia di Rovigo). E‘ la quarta colonia di immigrazione italiana nello stato.

A ricordo dei paesi di appartenenza, una località del distretto di Nova Trento venne denominata Tirol, un’altra Lombardia; un pianoro fu battezzato Valsugana; alcune strade vennero chiamate Vigolo, Besenello, Ronzenari, nomi di altrettante località del Trentino. (Brunello, 1994, 16)

Inoltre nel 1891 sorse a Santa Catarina, vicino al confine con Rio Grande do Sul, la colonia di Nova Venezia (un’altra colonia omonima si trova nello stato del Goiás). Due nuclei della colonia furono chiamati Novo Treviso e San Vittore, a ricordare i luoghi di origine dei travigiani e dei feltrini; altri, Rio Manin, Rio Morosini, Rio Doria, Rio Dandolo; il toponimo Caravaggio sembra indicare la presenza di una componente bergamasca; Marta Savaris, una donna bellunese, diede alla località a cui era stata destinatala denominazione di Nova Belluno, più tardi mutata in Sideropolis.

Nel 1875 un gruppo di lombardi si stabilì in una radura nel mezzo della foresta sopra il fiume Cái e la chiamarono Nova Milano. Al Campo dos bugres fu fondata Caxias do Sul; una quarantina di chilomentri più a ovest sorsero Conde d’Eu, l’attuale Garibaldi, e poco più oltre Dona Isabela, che più tardi prese il nome di Bento Gonçalves. (Brunello, 1994, 18)

Nel 1877 una colonia vicina a Caxias do Sul prese il nome Anna Rech, vedova di Pedavena, paese del Feltrino, che aveva impiantato uno spaccio di vino e cachaça. A poche ore di strada da Caxias vennero fondate Nova Trento, Nova Padova, Nova Vicenza, Nova Bassano.

Altri gruppi vennero inviati nella parte centrale della provincia, attorno a Santa Maria, a oltre trecento chilometri da Porto Alegre (capitale del Rio Grande do Sul).

Ai piedi della Serra sorse nel 1877 la colonia di Silveira Martins, e negli anni successivi Valle Veneta, Valle Feltrina, Valle Veronese, Novo Treviso, Polesine. (Brunello, 1994, 19)

Colonia di Monte Veneto (Brunello, 1994, 99)

2. 2 Cultura e lingua italiana nel Rio Grande do Sul

I dialetti italiani che ebbero predominio nella regione colonizzata da italiani del Rio Grande do Sul furono fra i veneti i dialetti vicentino, feltrino-bellunese, trevisano e padovano, fra i lombardi i dialetti cremonese, bergamasco, mantovano e milanese.

Veneto

Lombardia

Non conoscendo nemmeno la lingua ufficiale del loro paese, i primi immigranti comunicavano tra di loro per mezzo dei dialetti che caratterizzavano la loro origine provinciale italiana. Parlavano un italiano familiare che poco dopo andò arricchendosi con voci gergali e con parole che andavano formando per poter comunicare meglio. Preoccupati di integrarsi nella nuova realtà, in nessun momento pretesero di conservare il dialetto della propria origine.

Poiché le autorità brasiliane non erano orientate secondo criteri etno-linguistici quando distribuirono i lotti coloniali, si presentarono due situazioni. In molti casi gli immigrati rimasero vicini ad amici, parenti e conoscenti. Trovandosi lontani dai centri urbani, dimenticati o ignorati dalle autorità, vedendosi emarginati socialmente, economicamente e geograficamente, per non morire culturalmente, svilupparono la propria tradizione culturale, specialmente religiosa e familiare. Quindi da una parte continuarono ad usare la loro lingua familiare d’origine, divisa in dialetti e, per questo motivo, propensa alla disgregazione nella misura in cui quei dialetti entravano in contatto e ci fosse interferenza con altre culture. D’altra parte, passarono a convivere uno accanto all’altro parlanti di dialetti differenti: questa convivenza causò l’inevitabile incrocio interdialettale, anche fra dialetti non affini. (Confortin-Piazzetta in Meo Zilio, 2006, 73)

La lingua degli immigranti non serviva da strumento di comunicazione con i luso-brasiliani detentori di un’altra cultura: l’esperienza umana che si trovavano ad analizzare linguisticamente era totalmente diversa da quella della patria d’origine (c’erano differenze di clima, di ambiente fisico, di flora e di fauna, di strumenti e metodi di lavoro, di alimentazione oltre che culturali e linguistiche). Il lessico dei dialetti italiani dominanti non disponeva di certe parole per nominare cose estranee al loro modo di vivere d’oltremare, portando quindi a formarsi una lacuna dovuta alla differenza strutturale e culturale fra l’antica e la nuova patria. (Confortin-Piazzetta, 2006, 54)

Vivendo in una nuova realtà ed in uno scontro con una diversa cultura, l’immigrante italiano nel Sud del Brasile cominciò a modificare l’ambiente servendosi di conoscenze pregresse e della sua creatività personale. Vincolato dalla natura fisica imposta, creò comunità umane in stretta solidarietà come mezzo per arginare le altre privazioni; la capacità di dominare la natura divenne il punto di riferimento basico per la riproduazione del suo universo culturale. (cf. Confortin-Piazzetta, 2006, 55)

2.1. 2.1 Il dialetto veneto sul-rio-grandense

Parlato o compreso da almeno un milione di persone, il dialetto veneto del Rio Grande do Sul o il „dialetto veneto sul-rio-grandese“ è considerato oggi una lingua neolatina che ha diritto di figurare accanto alle classiche lingue neolatine. La grande maggioranza degli immigranti italiani che, a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo arrivarono al Rio Grande do Sul, provenivano da varie regioni del Nord d’Italia. Nella loro maggioranza erano illetterati, e conoscevano solamente l’idioma che avevano imparato fin dalla culla, il dialetto veneto. Questo linguaggio cominciò molto presto a subire modificazioni. (Confortin-Piazzetta, 2006, 76)

Fattori socio-economici che contribuirono in maniera decisiva all’evoluzione di questa realtà linguistica:

  • lo schema di popolamento (non essendo orientato da criteri etnico-linguistici, permise che convivessero persone che parlavano dialetti differenti;
  • le condizioni socio-economiche degli immigranti;
  • i contatti di carattere religioso;
  • i matrimoni tra persone che parlavano altri dialetti regionali;
  • le vie di comunicazione che mettevano in contatto parlanti di varie comunità;
  • il progresso della piccola e media industria e del commercio che mise gli immigranti in contatto permanente con i luso-brasiliani.

La koiné divenne lo strumento di comunicazione fra le diverse comunità italo-brasiliane, tanto nei rapporti sociali come in quelli commerciali. Divenne quindi il linguaggio predominante dei discendenti degli immigranti italiani che attualmente popola non solo una parte del Rio Grande do Sul, ma grandi aree di Santa Catarina, Paranà, Mato Grosso, Bahia.(Confortin, Piazzetta, 2006, 76-77)

2.2. 2.1.1 Uso letterario del dialetto veneto

Un fattore che merita di essere analizzato è la literação, l’uso letterario del dialetto veneto. (Confortin-Piazzetta, 2006, 77)

Nel 1924, il giornale „Staffetta Riograndense“ (oggi „Correio Riograndense“), il maggior giornale della colonia, iniziò la pubblicazione in dialetto di una serie di storie scritte da Fra Aquiles Bernardi, che ebbe come principale personaggio la figura che diede il nome all’opera, „Nanetto Pipetta“: il successo fu immediato, come si può constatare dal rapido aumento del numero degli abbonati al periodico. Ma con il cambio di direzione del giornale, i nuovi responsabili ordinarono all’autore che „desse os santos oleos a Nanetto“ (ovvero „che desse l’estrema unzione“), poiché era loro intenzione pubblicare un testo più serio, come „Robinson Crusoe“ in lingua italiana. Ma i lettori non si dimenticarono mai di Nanetto, un eroe sgraziato e senza fortuna, nel quale videro sè stessi durante le peripezie del viaggio per mare e dell’adattamento anna nuova patria. Grazie all’insistenza di questi, nel 1937 si pubblicò il libro „Vita e storia di Nanetto Pipetta nasuo in Italia e vegnudo in Merica per catare la cucagna“. Nel 1975 la quarta edizione commemorò il centenario dell’immigrazione italiana nello Stato; nel 1990 si pubblicò la nona edizione dell’opera, considerata dalla critica come il migliore e più importante testo dell’immigrazione italiana. (De Boni-Costa in Meo Zilio, 2006, 24)

Per il carattere di romanzo d’appendice quest’opera ricorda il Pinocchio di Collodi. Le movenze e le caratteristiche psicologiche del personaggio, oltre che la sua costante attenzione al cibo, sembrano ricalcare la maschera di Arlecchino della Commedia dell’Arte. L’opera descrive il sistema di valori delle colonie italiane basate su un’economia di stampo agricolo e la centralità del matrimonio e del lavoro in quelle comunità. Anche il lessico riporta decisamente a una dimensione rurale e contadina.

Lo stesso autore, Bernardi, spiega l’uso del dialetto:“Ho scritto Nanetto nel dialetto veneto, servendomi di espressioni cremonesi e brasiliane. Dalla prima alla seconda edizione adottai la grafia portoghese per quasi tutte le parole affinché il libro potesse essere letto anche dai non italiani. Usai anche parole ‚portoghesizzate‘ poiché erano nuove parole del dialetto dei lettori“. (Confortin-Piazzetta, 2006, 78)

Nanetto Pipetta possiede valore letterario, storico e sociologico, ma s’impone soprattutto per il suo aspetto documentario e per la sua struttura linguistica, basata sul dialetto veneto integrato da parole ed espressioni di altri dialetti comuni agli immigranti, specialmente il cremonese, e di parole portoghesi italianizzate. (Massa, 1975, 158)

  • 4’09“ – https://www.youtube.com/watch?v=YcMEWJKtEG0
  • Correio Riograndense:   http://www.correioriograndense.com.br/#!

Termini del dialetto veneto:

  • polenta
  • ciò (intercalare)
  • sponta, ‚spunta‘
  • fora, ‚fuori
  • basota, ‚bassotta‘
  • marengo de oro, ‚moneta d’oro‘ (termine arcaico)
  • nove, ‚nuove‘
  • peada, ‚pedata‘
  • catar, ‚prendere‘  (trevigiano)
  • maginarsela, ‚immaginarsela‘
  • anca, ‚anche‘
  • sudori, ’sudori‘
  • frescheto, ‚freschetto‘
  • vara, ‚guarda‘
  • pulito, ‚rapidmente‘
  • furse, ‚forse‘
  • maridarme, ‚sposarmi‘
  • fradel, ‚fratello‘
  • late, ‚latte‘
  • botiro, ‚burro‘
  • formaio, ‚formaggio‘
  • tocheto, ‚pezzetto‘

Termini di origine portoghese:

  • lianse > alianças, ‚alleanza‘, ‚banda‘ forse con il significato di ‚fidanzamento‘
  • grama > gramado ‚prato‘

Il nome di Gelina probabilmente viene da Angelina per aferesi (caduta della prima sillaba) fenomeno tipico del dialetto veneto. Un altro esempio di aferesi è contenuto nel termine maginarsela>immaginarsela.

La „Staffetta Riograndense“ pubblicò anche la serie „Togno Brusafrati“ di Riccardo D.Liberali, e qualche anno dopo la „Storia de Nino“, sempre di Aquiles Bernardi. Dopo il 1975 si rinnovò l’interesse per la storia regionale e per il dialetto: fra le innumerevoli opere edite si vuole citare „Poemas de un migrante italiano“ di Angelo Giusti, un colono che conobe i primordi della vita nella nuova terra, e „Os pesos e as medidas“ (=“I pesi e le misure“), scritta in un dialetto di carattere urbano, da Italo Balen, certamente il maggior poeta dialettale della colonia italiana. ( De Boni-Costa, 2006, 24)

2.3. 2.1.2 Vocabolari

„Nanetto Pipetta“  è un’opera molto importante perché fu sulla sua base che sorse la „Gramàtica do Dialeto Italiano Rio-Grandense“, il „Vocabulario do Dialeto Veneto“ e, come derivazione, il „Dicionàrio do Dialeto Veneto Sul-Rio-Grandende“. (Confortin-Piazzetta, 2006, 78)

La Gramatica do Dialeto Italiano Rio-Grandense“ prese come base il libro „Vita e Storia de Nanetto Pipetta“ […] Come qualsiasi altro idioma popolare, il dialetto veneto usato dall’autore di Nanetto Pipetta ha strutture e caratteristiche proprie. Può presentare, perciò, la difficoltà d’interpretazione a chi non ha familiarità con la sua terminologia. Oggi a distanza di cent’anni dai primi immigrati, il dialetto è praticamente inesistente nella zona urbana; si trova ristretto all’ambiente familiare. Per facilitare la lettura di Nanetto Pipetta si è considerato imprescindibile abbozzare alcune nozioni elementari di „Gramàtica Morfologica do Dialeto Veneto“. Come complemento presentiamo un „Vocabulàrio do Dialetto Veneto“. (Stawinski, Gramàtica e vocabulàrio do Dialeto Italiano Rio Grandendse, 1977, 3-4)

Il „Dicionàrio do Dialeto Veneto-Sul-Rio-Grandese-Portugês“ fu organizzato sulla base del dialetto veneto che, cinquanta anni fa, era parlato nel Rio Grande do Sul e, allo stesso modo, sulla base del bel libro „Vita e Storia de Nanetto Pipetta, nato in Italia e venuto in America in cerca di fortuna“. (Stawinski, Dicionàrio, 1987, III)

2.4. 2.1.3 Una nuova lingua neolatina

Ci sembra perfettamente coerente e opportuno considerare il dialetto veneto sul-rio-grandese come una nuova lingua neolatina […] E‘ una lingua parlata e compresa da un elevato numero di bilingui situati in un determinato spazio territoriale (zone di colonizzazione italiana) e, soprattutto, è una lingua con innumerevoli opere letterarie e con grammatica e dizionario propri. Riunisce, perciò, i tre fattori che Houaiss considera imprescindibili all’esistenza di una lingua: popolazione, territorio e literatação, ovvero la produzione letteraria. (Confortin-Piazzetta, 79)

2.5. 2.1.4 Il termine „talian“

Sebbena la maggior parte dei linguisti continui a definire con il termine „dialetto veneto“ la parlata dei discendenti degli emigrati veneti, è molto diffuso all’interno di questa comunità il termine talian per descrivere la propria parlata. I brasiliani di origine veneta spesso usano il termine talian per autodefinirsi come testimoniato dal titolo del libro „Noantri semo taliani, gràssie a Dio“ curato dallo scrittore Darcy Loss Luzzatto. Luzzatto ha anche pubblicato un dizionario Portoghese-Talian (Diçionario Portugues-Talian) che, senza entrare nel merito della sua accuratezza scientifica, è sicuramente un elemento indicativo per capire il senso di appartenenza che si è conservato nelle colonie, soprattutto nelle zone rurali. Infatti i discendenti dei coloni veneti, che partiti dall’Italia manifestavano un senso di identità regionale se non addirittura provinciale, usano, per auto-definirsi l’equivalente dell’aggettivo „italiano“ in dialetto veneto. Si potrebbe ipotizzare che tale termine sia risultato dall’incontro con coloni di altre nazionalità, quali per esempio i tedeschi (comunità molto numerosa in Brasile fin dalla prima metà dell’800) e venisse usato per creare una macro distinzione tra i migranti delle diverse nazionalità. Secondarimente pare che il termine Talian contenga un’ulteriore distinzione sul piano del significato, visto che indica solo le comunità di origine settentrionale, in prevalenza veneta, nel Rio Grande do Sul e non l’intera comunità italiana in Brasile. Tale distinzione è resa solo dalla realizzazione fonetica del termine che rimanda direttamente al dialetto veneto, caratterizzato dal fenomeno linguistico dell’aferesi che consiste nella caduta di una vocale o di una sillaba all’inizio di parola. Per questo fenomeno l’aggettivo ‚italiano‘ diventa ‚talian‘.  E‘ interessante come pare che le informazioni ulteriori sulla provenienza regionale della comunità non siano trasmesse tramite un’ulteriore aggettivazione (es. ‚italiani veneti‘), ma solo tramite la pronuncia che i veneti realizzano della parola che usano per indicare la loro provenienza nazionale, ovvero ‚talian‘.

De Boni, comparando le comunità tedesche e italiane nello stato di Santa Catarina (ma sembra un concetto estendibile anche al Rio Grande do Sul) afferma che i tedeschi potevano contare su capi che avevano compreso l’importanza della lingua e del patriottismo, mentre i secondi, presi alla sprovvista, si ritrovarono a emigrare prima che si fosse formata in loro una coscienza nazionale. (De Boni, 1991, 185)

In molte interviste ai discendenti dei coloni italiani come in quella a Darcy Loss Luzzatto che riportiamo di seguito viene riportato il fatto che, durante la dittatura di Vargas tra il 1930 e il 1945 in Brasile fu proibito di parlare le lingue delle minoranze e venne imposto l’obbligo di parlare solo Portoghese. Questo potrebbe configurarsi come una delle cause che parteciparono in seguito a rafforzare il senso di appartenenza e la volontà di conservazione della lingua.

  • https://www.youtube.com/watch?v=YfnQkLHQQZs
  • 2′ Dittatura Vargas (1930-1945)
  • 5′ 20“ Seconda lingua ufficiale di Rio Grande do Sul
  • 10“ Veneti e trentini
  • 17′ L’italiano grammaticale
  • 22′ 20“ Senso di appartenenza
  • 23′ Dizionario
  • 26′ Talian lengua brasileira de imigraça e diffusione del talian nelle colonie
  • Dialetto feltrino odierno
  • https://www.youtube.com/watch?v=6It9EwwhbRg

 

2.6. 2.1.5 Il ‚talian‘ come „Patrimonio culturale immateriale del Brasile“

Il 18 novembre 2014 nella città di Foz de Iguazu, il ministro federale della cultura del Brasile Marta Suplicy ha riconosciuto ufficialmente il talian (o veneto-brasiliano) come „Patrimonio culturale immateriale del Brasile“; il talian è la prima lingua minoritaria brasiliano che ha ottenuto questo riconoscimento.

  • http://italiani-inbrasile.blogspot.de/2014/11/talian-patrimonio-culturale-del-brasile.html

2.7. 2.2 Contatto di lingue ed interferenze

Le lingue utilizzate da un bilingue (come lo sono i soggetti di questo lavoro) sono considerate in contatto, e la situazione della lingua in contatto si stabilisce a partire dall’individuo bilingue. In questo lavoro usiamo l’espressione „lingua in contatto“ con la finalità di designare la situazione linguistica provocata dallo spostamento migratorio dei parlanti di un dialetto italiano (o di una koiné comune) ad un paese (il Brasile), o a un’altra regione del paese che ha il portoghese come lingua ufficiale, e la conseguente necessità dell’apprendistato e dell’uso della lingua della comunità politicamente dominante.

Dal contatto fra due lingue risultano mutamenti linguistici nei quali si possono distinguere tre aspetti:

  • il problema razionale del mutamento, ossia, perché mutano le lingue;
  • il problema generale dei mutamenti, cioè come e in quali condizioni si producono i mutamenti;
  • il problema concreto di un determinato mutamento.

In quanto al primo aspetto, Coseriu dice che il problema della mutabilità è una caratteristica essenziale e necessaria della lingua: la lingua cambia perché, come strumento principale di comunicazione umana, deve adeguarsi sempre alle nuove necessità della vita della società e dell’individuo che sono essenzialmente mutevoli.

Questo aspetto si applica perfettamente alla situazione del presente studio: gli immigranti in contatto con una realtà molto distinta dalla loro realtà patria furono obbligati ad adattare la loro lingua di comunicazione, il dialetto, alla realtà che incontrarono in Brasile, e di conseguenza adottarono termini di altri dialetti e lingue o ne crearono per quelle cose che erano a loro sconosciute o per le quali non c’era un termine corrispondente nella loro lingua d’origine.

Tutti i mutamenti si produssero in modo lento, e furono introdotte varianti che non provocarono alterazioni considerevoli nella lingua. Le nuove introduzioni, accettate ed assimilate da tutta la comunità linguistica, non alterarono la natura sociale del linguaggio; in ogni atto comunicativo furono introdotte solo varianti minime (ciononostante continue) affinché il sistema ricevuto potesse continuare ad essere compreso.

In quanto al secondo aspetto, conviene mettere in evidenza la distinzione tra innovazione e mutamento. Secondo Coseriu l’innovazione è un atto puramente individuale di chi parla che, al momento di realizzare la comunicazione,  introduce varianti maggiori o minori nel sistema linguistico che utilizza. L’innovazione si tramuta in mutamento se è adottata da un gruppo di parlanti e così diventa norma valida di una data comunità linguistica. In questo aspetto possiamo considerare l’innovazione del mutamento linguistico e la spiegazione del meccanismo psicolinguistico del mutamento. (Confortin-Piazzetta, 2006, 80)

Per Giraldo sono innovazioni o mutamenti linguistici la sonorizzazione dei fonemi, la nasalizzazione, la metatesi, l’assimilazione, la sincope, l’epentesi. Come risultati di queste trasformazione nel sistema della lingua, si producono mutamenti o interferenze che possono manifestarsi in tutti gli aspetti delle lingue in contatto, ossia, nella fonetica, nella morfosintassi, nel lessico e nella semantica, secondo la parte del sistema coinvolto. Il termine „interferenza“, così proposto da Weinreich, si riferisce alla deviazione in ciò che si dice rispetto alla norma di ognuna delle lingue.

Il bilingue usa alternativamente due lingue, ed essendoci sistemi linguistici in contatto, secondo Garmadi, le interferenze possono prodursi in tre livelli:

  • a livello di strutturazione, cioè nel lessico;
  • nell’inventario delle forme, nel quale la sua strutturazione altererà il sistema fonologico;
  • a livello grammaticale includendo la sintassi.

Le interferenze linguistiche sono percepite fortemente nei parlanti delle comunità dell’interno e, in minore grado, nei parlanti di livello sociale meno elevato delle zone urbane (nei tre livelli).

In quanto all’interferenza lessicale, Garmadi fa presente che, quando due lingue in contatto si mantengono distinte, permanendo ognuna di esse come un insieme di segni, ognuno di essi con il proprio rapporto significante-significato, le riserve lessicali rimangono distinte. Ciononostante, in molti casi, senza che ci sia una modificazione radicale dei significanti, l’interferenza lessicale può modificare il rapporto significante-significato. Al verificarsi di questa interferenza, si possono produrre dei prestiti lessicali che appaiono nell’uso del parlante bilingue tanto nell’aspetto orale, quanto nel codice scritto. Questa interferenza lessicale determinerà, oltre alle estensioni del significato e dell’impiego, la pura e semplice importazione di un segno, o un „calco“ (combinazione di segni esistenti fatta seguendo un modello esterno). (Confortin-Piazzetta, 2006, 81)

La problematica dell’interfernza fonica è molto complessa, poiché si manifesta in una doppia direzione: del dialetto italiano in relazione alla lingua portoghese e viceversa. Il risultato di questo processo complesso di influenza reciproca delle due lingue, è che esiste un corpus di parole la cui forma fonetica non corrisponde totalmente nè a un determinato vocabolo della lingua portoghese, nè a un vocabolo del dialetto italiano. (Frosi-Mioranza, 1983, 352)

Seguono esempi di interferenza presentati da Frosi e Mioranza per il Nordest, ed esempi segnalati da Confortin per il Nord del Rio Grande do Sul. Le interferenze lessicali sono frequenti nel dialetto veneto che analizziamo. Sono molti i vocaboli della lingua portoghese usati nella comunicazione in dialetto italiano:

  • adeso l’è ora despedirse: despedirse in luogo di ’saludarse‘;
  • me fa mal al corasõ: coração in luogo di ‚cuor, cuore‘;
  • lu l’è careca: careca in luogo di ‚calvo, pelà‘;
  • cô farina de milio se fa polenta: milho in luogo di ‚granturco‘. (Confortin-Piazzetta, 2006, 82).

2.8. 2.2.1 Le interferenze linguistiche

Quando si verifica un prestito, ovvero quando un’unità lessicale viene trasmessa da una lingua donante a una ricevente, l’unità lessicale in questione può subire interferenze, cioè deviazioni rispetto alla norma della lingua donante. Si possono registrare quattro motivi principali responsabili dei prestiti portoghesi nei dialetti parlati nel Brasile e che possono servire alla realtà dei parlanti italo-portoghesi:

  1. le lacune esistenti nel dialetto italo-veneto e negli altri dialetti, provenienti dalla differenza di struttura tra la patria di origine e la patria di adozione;
  2. la differenza culturale e la varietà dei dialetti parlati dagli immigranti;
  3. la simbiosi con gruppi culturali diversi;
  4. il vocabolario limitato degli immigranti, insufficiente per riprodurre convenientemente le realtà del nuovo ambiente. (Confortin-Piazzetta, 94)

Molti oggetti, strumenti agricoli o domestici, rappresentativi delle novità e conosciuti nella nuova patria, furono incorporati integralmente dal colono che mantenne la denominazione originale; altri ebbero i loro nuovi nomi propri. Così il contatto permanente fra le due lingue determinò che la lingua parlata degli immigranti fosse in breve tempo arricchita o subisse interferenze nei diversi livelli, lessicali, fonologici e grammaticali. (Confortin-Piazzetta, 95)

2.9. 2.2.2 Interferenze lessicali

Una delle possibili cause delle interferenze lessicali è la selezione per analogia. Questa si verifica nel caso di un parlante bilingue che, essendo in contatto permanente con le due lingue, verifichi empiricamente l’equivalenza delle terminazioni delle parole del suo dialetto terminanti in ôn, come ’sapôn‘, ’sponcôn‘, ‚badilôn‘, ’stagiôn‘, ‚colassiôn‘ e delle parole portoghesi in ão, come facão, galpão, barracão, fogão.

Ciononostante, siccome per lui non ci sono parole del dialetto e parole portoghesi, ma solamente parole che integrano il suo sapere lignuistico, e poiché ignora le norme linguistiche delle lingue usate, tende a ridurre tutte le parole simili prese dal portoghese ad una terminazione unica in ôn, come comprovano ‚bastôn‘, ‚capoerôn‘, ‚pilôn‘, ‚garafôn‘. In più trasferisce a tali prestiti le desinenze di numero e grado usate per i termini dialettali: ‚galpôn‘, plurale ‚galponi‘, diminutivo ‚galponeto‘; ‚baracôn‘, plurale ‚baraôni‘, diminutivo ‚baraconêto‘.

Uguale procedimento si ha con le terminazioni –eiro/a in portoghese, e –ero/a nel dialetto, nel quale il bilingue tende a ridurre ad un unico tipo concordante con la forma dialettale –ero/a:

  • carghero, cargueiro, ‚da carico‘;
  • barighero, barrigueiro, ‚panciera‘;
  • ladera, ladeira, declivio, ‚pendice‘.

Non si tratta di una semplice „italianizzazione“ o „dialettalizzazione“ di parole portoghesi, ma dell’unificazione di morfemi e semantemi correlativi. (Confortin-Piazzetta, 2006, 95)

Le interferenze lessicali tra le due lingue in contatto possono essere di livelli o gradi distinti. Identifichiamo due situazioni di base. In un primo gruppo poniamo gli esempi lessicali prestati dalla lingua portoghese ed assimilati integralmente, senza cioè nessun adattamento al dialetto (1.1), insieme a quei termini che furono prestati dal linguaggio regionale „gaucho“, cioè del Rio Grande do Sul, con piccoli adattamenti (1.2):

2.9.1. 1.1 nessun adattamento al dialetto

  • alfalfa, ‚erba medica o spagna‘;
  • bagaço, ‚vinaccia‘; 
  • cacho de uva, ‚grappolo d’uva‘; 
  • cuca, ’strega, donna brutta e cattiva‘; 
  • facão, ‚coltellaccio‘; 
  • imbuia, ‚albero brasiliano delle lauracee‘; 
  • mestre, mestro/mestra ‚maestro‘; 
  • pasto, ‚pascolo, alimento‘;
  • taquara, tacoara, ‚bambù‘; 
  • vide, ‚vite‘.

2.9.2. 1.2 piccoli adattamenti

  • lasso, laço, ‚laccio‘; 
  • ervamate, erbamate, erva-mate, ‚foglie di un arbusto americano, il mate, che si usa per preparare un infuso‘; 
  • simarôn, chimarrão, ‚mate amaro che si serve in una zucchetta‘;
  • sorasco, churrasco, ‚carne arrostita sulla brace‘;
  • sorascada, churrasco, ‚pranzo costituito fondamentalmente da churrascos‘;
  • pelegro, pelego, ‚pelle di montone col pelo‘;
  • zarèio, arreios, ‚finimenti per attaccare gli animali da tiro‘;
  • bassiêro, baixeiro, ‚coperta che si mette sotto la sella‘;
  • sinela, chinelo, ‚ciabatta‘;
  • galiota, gaiola, ‚gabbia‘.

2. Tuttavia la maggior parte dei termini mutuati subì metaplasmi, cioè modificazioni fonologiche che le parole adottate subiscono col passare dalla lingua donante, il portoghese, al dialetto ricevente. Secondo Confortin e Piazzetta tali modificazioni possono essere motivate da scambio di parole, ampliamento, soppressione di tratti fonologici e, in certi casi, di accento tonico. Includiamo quindi nel secondo gruppo i termini che, col passare da una all’altra lingua, hanno subito metaplasmi, commutazioni, aumento, sottrazione e trasposizione. 

2.1 L’inesistenza delle consonanti alveolare fricativa sorda š e fricativa alveolare sonora nei dialetti veneti condusse il parlante di tale dialetto a permutare (o sostituire) tali fonemi con le consonanti fricative sibilanti sorda s e dibilante sonora z:

2.9.3. s per š

  • abacassi, abacaxi, ‚varietà di ananas‘;
  • bassiero, baixeiro, ‚coperta che si mette sotto la sella‘;
  • bolasso, bolacha, ‚biscotto, frittella‘;
  • bolassigna, bolachinha, ‚piccolo biscotto‘;
  • cassa, caixa, ‚cassa‘;
  • cassôn, caixão, ‚cassone‘;
  • cossillis, coxilha, ‚collina bassa‘;
  • fesse, feixe, ‚fascio‘;
  • saléra, chaleira, ‚cuccuma, teiera‘;
  • sapèu, chapeu, ‚cappello‘;
  • simarôn, chimarrão, ‚mate senza zucchero servito nell’apposita zucchetta‘.

z per j [ž]

  • bùzio, bugio, ’scimmiotto‘;
  • monzôlo, monjolo, ‚macchina per sgranare in granoturco‘;
  • zanèla, janela, ‚finestra‘;
  • zanta, janta, ‚colazione, merenda‘;
  • zarèio, arreios, ‚finimenti‘;
  • zunta de boi, junta de bois, ‚giunta di buoi‘.

2.2 La vibrante multipla del portoghese r si riduce ad una vibrante alveolare semplice r:

  • areio, arreio, ‚finimenti‘;
  • aroba, arroba, ‚antico peso equivalente a circa 15 chili‘;
  • baracôn(e), barracão, ‚baraccone, tettoia‘;
  • bariga, barriga, ‚ventre, pancia‘;
  • carossa, carroça, ‚carrozza‘;
  • garafa, garrafa, ‚caraffa, bottiglia‘;
  • parera, parreira, ‚pergola‘;
  • tera, terra, ‚terra‘;
  • tereno, terreno, ‚terreno‘.

2.3 La vibrante alveolare del portoghese semplice r è sostituita dalla vibrante multipla r in pochi casi:

  • arreia, areina,’arena, sabbia‘;
  • corassôn, coraçao, ‚cuore‘.

2.4 La laterale palatale lh del portoghese è sostituita da ly oppure da i:

  • fôlia, fôia, folha, ‚foglia‘;
  • gaglio, gaio, galho, ‚rampollo, pollone‘;
  • malio, maio, malho, ‚maglio‘;
  • milio, miio, milho, ‚miglio, mais‘;
  • paia, palha, ‚paglia‘;
  • pìlia, pilha, ‚piglia‘;
  • tàlia, taia, talha, ‚taglio‘;
  • toàia, toalha, ‚tovaglia‘;
  • triliadera, trilhadeira, ‚trebbiatrice‘;
  • vasilia, vasilha, ‚barile, botta‘.

2.5 Il dittongo nasale portoghese ão

Il dittongo nasale portoghese ão è permutato con la vocale posteriore media chiusa nasale ô:

  • brotessôn, brotaçao, ‚germinazione‘;
  • galpôn, galpão, ‚tettoia‘;
  • paredôn, paredão, ‚muraglione‘;
  • pôn, pão, ‚pane‘;
  • varôn, varão, ‚uomo‘;
  • verôn, verão, ‚estate‘.

2.6 Nasalità

La problematica della nasalità si realizza inoltre con la vocale a quando questa è seguita dall’arcifonema della nasalità m, n. La vocale centrale media chiusa nasale viene permutata dalla vocale centrale media aperta, nasale:

  • angico, antigo, ’nome di vari alberi del Brasile‘;
  • bagna, banha, ’strutto‘;
  • barbante, barbante, ’spago, cordicella‘;
  • campo, campo, ‚campo‘;
  • canga, canga, ‚giogo, pertica‘;
  • grampo, grampo, ‚granfa, uncino‘;
  • gran, grão, ‚grano‘;
  • palanco, palanque, ‚paranco‘;
  • pan, pão, ‚pane‘;
  • pianta, planta, ‚pianta‘;
  • prancia, prancha, ‚tavolone‘;
  • veranda, varanda, ‚veranda‘;
  • tarumàn, tarumã, ’nome di varie verbenacee del Brasile‘.

La vocale del modello diventa una vocale più aperta nella parola mutata:

  • colonia, colonia, ‚colonia‘;
  • badana, badana, ‚pecora vecchia e magra‘;
  • carceràna, ‚carcerana‘;
  • ramo, ramo, ‚ramo‘;
  • banana, banana, ‚banana‘.

2.7 Assimilazione

Ci sono casi di assimilazione in cui un fonema del modello diventa simile o identico ad un fonema che lo riproduce:

  • embuia, imbica, ‚albero brasiliano delle laureacee‘;
  • gabriùva, cabriùva, ‚albero brasiliano delle leguminose‘;
  • gangàia, cangalha, ’specie di collare che si adatta ai maiali‘;
  • gangaìn, gangaiêta, cangalheta, ’specie di sella rustica‘;
  • inxerto, enxerto, ‚innesto‘;
  • mang(i)òca, manioca, ‚mandioca‘;
  • salamognàco, sal amonìaco, ’sale ammoniaco‘;
  • tacoàra, taquara.

2.8 Metaplasmi aumentativi

Casi di metaplasmi aumentativi quando nel prestito esistono più fonemi che nel modello:

2.8.1. protesi: aumento di un fonema all’inizio del prestito:

  • impiantaiôn da piantaziôn, plantação, ‚piantare‘ (la tendenza all’aumento dei fonemi si osserva anche nei termini dialettali: sbadilada da badilada ; sburato da burato, buratto, sorta di stoffa);
  • scapoèra da capoèra, capoeira, foresta vergine che si abbatte per trarne coltivazioni (anche nei dialetti veneti e friulani è frequente la protesi di s: scominsiar, scuminsiar, ‚cominciare‘);
  • sfaconada da faconada, facão, ‚coltellaccio, colpo dato con il coltellaccio‘;
  • sialéra da saléra, chaleira, ‚cuccuma, teiera‘.

2.8.2. Epentesi: Aumento di un fonema nel mezzo del prestito:

  • caciàssa, cachaça, ‚acquavite di melassa‘;
  • galiota, gaiota;
  • pelegro, pelego, ‚pelle di montone‘;
  • ràncio, rancho, ‚casa povera‘;
  • tàcio, tacho, ‚tegame‘.

2.8.3. Epitesi: aumento di un fonema alla fine del prestito:

  • impareiare, emparelhar, ‚appaiare, accoppiare‘;
  • ingarafare, engarrafar, ‚imbottigliare‘ (anche nei dialetti veneti parlati in Italia si osserva l’epitesi di –e negli infiniti dei verbi).

2.9. I metaplasmi di sottrazione, che si hanno quando uno o più fonemi scompaiono nelle voci mutuate:

2.9.1. aferesi: caduta di un fonema iniziale del modello:

  • lambico, alambique, ‚alambicco‘;
  • massadera, amassadeira, ‚macchina per impastare‘;
  • Merica, America, ‚America‘;
  • spora, espora, ’spora‘;
  • strada, estrada, ’strada‘;
  • talian, italiano, ‚italiano‘;

2.9.2. Monottongamento:

  • barighêro, barrigueiro, ‚panciera, sottopancia‘;
  • biscòto, biscoito, ‚biscotto‘;
  • cabessera, cabeceira, ‚testata‘;
  • carghêro, cargueiro, ‚mulattiere‘;
  • capoéra, capoeira, ‚foresta vergine‘;
  • cassa, caixa, ‚cassa‘;
  • cavadêra longa, cavadeira, ‚arnese per fare i buchi e collocarvi le piante‘;
  • coro, couro, ‚cuoio‘;
  • cozignêra, cozinheira, ‚cuoca‘;

2.9.3. apologia: soppressione di una sillaba del modello:

  • pica, picareta, ‚piccone‘;
  • abòbra, abòbora, ‚zucca‘;
  • pronòspera, peronospora, ‚peronospora‘.

2.9.4. Apocope

Caduta di un fonema finale del modello; l’apocope più comune che è stato possibile osservareè la caduta della vocale finale atona del modello.

  • canivet, canivete, ‚temperino‘.

2.10 Metaplasmi di trasposizione, che consistono nello spostamento di un fonema o di una sillaba:

  • arquiêro, alqueire, ‚antica misura‘;
  • bassiêro, baixeiro, ‚coperta che si mette sotto la sella‘;
  • caretiêro, carreteiro, ‚carrettiere‘;
  • carghiero, cargueiro, ‚da carico‘;
  • ciàpa, chapa, ‚lamiera‘;
  • recosta, encosta, ladeira, ‚declivio, costa‘.

(Confortin-Piazzetta, 2006, 94-103)

2.10. 2.4 Isole linguistiche

Quasi tutti gli immigranti che all’inizio del XX secolo si stabilirono nel Rio Grande do Sul parlavano il dialetto italiano, compresi quelli che appartenevano alla seconda o alla terza generazione, e nelle nuove colonie si caratterizzavano per una certa omogeneità linguistica.

Ciononostante, studi e registrazioni delle forme dialettali ancora vigenti nello Stato segnalano la presenza di isole linguistiche che si caratterizzano come dialetti specifici. Frosi e Mioranza identificano nella regione Nordest:

a) isole linguistiche lombarde: dialetto milanese a Farrouphila, Linha Boêmios, Nova Milano; dialetto cremonese a Veranòpolis, Linha da Repùblica, Garibaldi, Linha Figueira de Mello e Marcorama; dialetto mantovano a Flores da Cunha, Travessão Lagoa Bella; dialetto bergamasco; dialetto bergamasco a Veranòpolis, Linha Visconde de Pelotas, Fagundes Varela, Carlos Barbosa, Linha Boa Vista, Arcoverde, Garibaldi;

b) isole linguistiche venete: dialetto feltrino a Flores da Cunha, Travessão Martins, Caxias do Sul, Travessao Aliança; dialetto padovano a Flores da Cunha, Travessão Paredes.

 

Confortin identificò, nella regione Nord dello Stato, gruppi generalmente familiari, di seconda e terza generazione, che usano parlate con caratteristiche più spiccate di uno o di un altro dialetto e che identificano la provenienza degli immigrati e dei loro discendenti. (Confortin-Piazzetta, 2006, 91)

3. 3 La diffusione della lingua

3.1. 3.1 La lingua e la scuola

La colonia italiana costituì un sistema scolastico che superò di molto quello luso-brasiliano per numero di scuole. Erano generalmente scuole a carico di un solo insegnante, spesso un individuo invalido che non poteva lavorare nei campi in campagna come gli altri; a volte, si trattava di qualcuno che in Italia aveva frequentato la scuola più a lungo. In alcune scuole pubbliche l’insegnante parlava solo portoghese, e non potendo comunicare con gli allievi questi abbandonavano facilmente la lezione. In altre il corso era trilingue: il professore disponeva di un manuale d’italiano dal quale traduceva in portoghese, e per farsi capire meglio ricorreva al dialetto. (De Boni-Costa in Meo Zilio, 2006, 25-26)

3.2. 3.2 Il ruolo della chiesa

Un fenomeno tipico dell’immigrazione italiana è stata la costruzione della cappella, che non rappresentò unicamente un luogo di culto: essendo un modello d’organizzazione spontanea, questa divenne il centro sociale, e finì per imporsi come punto di riferimento. La comunità, in mancanza di sacerdoti, sceglieva anche una guida religiosa che di solito era un laico che avesse già qualche esperienza come cantore o sagrestano in Italia. Tale figura veniva chiamata dai coloni „il nostro prete“ o „prete di scapoera“, cioè laico. Scapoera deriva dal termine brasiliano capoeira, foresta vergine che si abbatte per ricavare terreno per la coltivazione.(De Boni-Costa, 2006, 21)

Frosi e Mioranza dicono che a poco a poco le comunità che si raggruppavano intorno alle cappelle, per essere linguisticamente eterogenee, cominciarono a subire trasformazioni nei dialetti. Alcuni dialetti, per il fatto di essere poco rappresentativi, si dissolsero dentro al gruppo; i dialetti affini si influenzarono reciprocamente. Con il passare del tempo si fusero dialetti non affini, formando gruppi dialettali. (vd. Confortin-Piazzetta, 2006, 73)

3.3. 3.3 Mezzi di comunicazione

In Brasile dal 1875 in poi videro la luce oltre 500 testate tra quotidiani, settimanali, quindicinali, mensili e numeri unici di svariato argomento, molti dei quali destinati alla propaganda politica di socialisti, anarchici e repubblicani dagli esordi alla Prima guerra mondiale, e di nazionalisti e fascisti negli anni successivi. (Sergi in Cappelli-Hecker, 12)

La stampa italiana in Brasile, in gran parte sostenuta da sottoscrizioni e pubblicità più che dalle vendite, si assunse l’onere tuttavia di rappresentare e sostenere le folte comunità immigrate. Lo fece, trasformandosi spesso in fattore di preservazione della cosiddetta italianità senza ostacolare, tuttavia i processi di integrazione. (Sergi, 13)

Interessante la presenza della stampa italiana, soprattutto di quella cattolica dominante, anche nello Stato di Rio Grande do Sul. Si iniziò con il mensile „Il Colono Italiano“, periodo apparso e scomparso a Caxias nel 1898, fondato dal sacerdote Pedro Nosadini. Dopo un’interruzione, la testata riapparve a Garibaldi come settimanale in sostituzione de „La Libertà“, stampata nel 1909, e diventò subito,diretta da padre Carmine Fasulo, il periodico più diffuso nella regione dal 1910 al 1917. In quell’anno mutò il nome in „Staffetta Riograndense“, e con quel nome rimase in vita ancora per 24 anni, pubblicata dai padri Cappuccini di Garibaldi. Anche il settimanale repubblicano „Città di Caxias“, per più di un decennio (1913-1923), svolse un compito di rilievo all’interno della collettività. (Sergi, 19)

Attualmente i mezzi di comunicazione e la generalizzazione dell’insegnamento della lingua portoghese fanno sì che la nuova generazione incontri una certa difficoltà a parlare dialetto. D’altra parte sono vari i mezzi con cui si tenta di tener vivo l’interesse: giornali, programmi radiofonici (sono ben 88 le radio che nel Sud del Brasile trasmettono programmi dialettali, alcuni dei quali molto seguiti), teatro e funzioni religiose, oltre all’insegnamento in alcune scuole sono tutti elementi che indicano il vigore di un tipo di comunicazione che dimostra l’orgogliosa appartenenza alle proprie origini, testimoniata addirittura da adesivi sulle automobili, dove si legge „mi son talian, grassie a Dio“. (De Boni-Costa, 24-25)

Tra le Radio che trasmettono programmi in dialetto veneto c’è Radio Odisseia di cui riportiamo una punteta del programma „La Voce Del Venetto“.

Una delle canzoni più rappresentative della migarzione veneta nel sud del Brasile è „Merica, Merica, Merica“ che presenta anche nel titolo il fenomeno dell’aferesi tipico del dialetto veneto.

3.4. 3.4 La trasmissione del dialetto veneto

Prendiamo in analisi una ricerca realizzata nel comune riograndense di Silveira Martins nel 1993 finanziata dalla „Fundação de Amparo à Pesquisa do Estado do Rio Grando do Sul“ (FAPERGS), a partire dalle informazioni e testimonianze ottenute dagli abitanti dell’area urbana e ruraledel comune di Silveira Martins. Questa ricerca dimostra come la scuola per i coloni sembra rappresentare, soprattutto, la possibilità di dominio della lingua portoghese. Il dominio della lingua favoriva i rapporti sociali e economici con i brasiliani, i quali rappresentavano il potere pubblico nella Colonia Italiana di Silveira Martins. Andare a scuola per gli immigrati italiani e i loro discendenti poteva garantire il successo e il prestigio professionale nelle attività che esercitavano sul suolo brasiliano. Ma con il passare degli anni la scuola si formò su di un elemento urbanistico che imponeva la conoscenza della cultura standard senza considerare la cultura regionale e locale esistente.

A poco a poco i dialetti vanno scomparendo; molti giovani non vogliono parlare la lingua dei loro genitori perché temono di essere discriminati, e per questo motivo prefericono solo comprenderla e non parlarla.  La „Secretaria de Educaçao“ e la „Secretaria de Cultura e Turismo“ hanno introdotto l’educazione patrimoniale, per mezzo della quale si cerca di svolgere un lavoro integrato tra scuola, comunità e famiglia, al fine di poter riscattare elementi storici e culturali che esistono ancora in questa comunità.

Secondo alcuni l’insegnamento bilingue (portoghese-dialetto italiano) potrebbe verosimilmente essere una delle possibilità per aiutare la perpetuazione dei dialetti della comunità. (vd. Sangoi Antunes in Meo Zilio, 2006, 128, 134, 135)

3.5. Bibliografia

Bernardi A., Vita e Storia de Nanetto Pipetta nassuo in Italia e vegnuto in Merica par catare la cuccagna, Porto Alegre, EST (Caxias do Sul, UCS), 1976.

Brunello P., Pionieri – Gli italiani in Brasile e il mit della frontiera, Donzelli Editore, Roma, 1994.

Cappelli V., Hecker A., Italiani in Brasile – rotte migratorie e percorsi culturali. Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2010.

Costa R., De Boni L.A. (a cura di), La presenza italiana nella storia e nella cultura del Brasile, Edizione della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1991.

Frosi V., Mioranza C., Dialetos Italianos, Editora da Universidade de Caxias do Sul, 1983

Garmadi J., A sociolingüística, Lisboa, Dom Quixote, 1983.

Giraldo J.J., Dialectología y Geografía Lingüística – Notas de Orientación, „Publicaciones del Instituto Caro y Cuervo“, Series Minor, XIII, Bogotà, 1970.

Massa G., Contributo alla Storia della presenza italiana in brasile, Roma, Instituto Italo-Latino-Americano, 1975.

Meo Zilio G. (a cura di), Veneti in Rio Grande do Sul, Longo Editore, Ravenna, 2006.

Stawinski A.W., Dicionàrio do dialeto Vêneto Sul-Rio-Grnadense-Português, Porto Alegre, Escola Superior de Teologia São Lourenço de Brindes (Caxias do Sul, EDUCS), 1987.

Stawinski A.W., Gramàtica e Vocabulàrio do Dialeto Italiano Rio Grandense, Porto Alegre, EST (Caxias do Sul, UCS), 1977.

Weinreich U., Languages in Contact. Findings and Problems, New York, Linguistic Circle, 1953.

 

 

 

Sitografia

Giornali bilingui:

Correio Riograndensehttp://www.correioriograndense.com.br/#!

Gazeta regional http://www.gazetaregional.com.br/

„Associazione amici di Sobradinho e Rio Grande do Sul“ (gemellaggio con Cornedo Vicentino    http://www.amicidisobradinho.org/2012/02/nanetto-pipetta-teatro.html

Canzone „Merica, Merica, Merica“      https://www.youtube.com/watch?v=HPAEJHW3phs

Sito del comune di Sobradinho (Rio Grando do Sul) http://www.sobradinho.rs.gov.br/site/index.php/en/home-en/81-noticias/688-sobradinho-promove-atividades-em-comemoracao-ao-dia-da-etnia-italiana

Sito della prefettura di Sao Joao do Polesine http://www.saojoaodopolesine.rs.gov.br/Historia

Radio Odisseia   https://www.youtube.com/watch?v=v0C5CvfmGMc

Documentario „Talian“    https://www.youtube.com/watch?v=S6giG_pbjg4

Documentario „Talian-la nostra vera lengua madre“   https://www.youtube.com/watch?v=cla34bTSvIs

Dialetto feltrino odierno

 

 

 

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