Quali confini per la Ladinia? Uno studio percettivo tra i parlanti sulla classificazione dialettale in area dolomitica.


1. Premessa

Ripensando al percorso che ha portato alla stesura del presente lavoro, rievoco una serie di tappe tanto stimolanti quanto tortuose, giacché, se da un lato l’oggetto della ricerca che ho elaborato costituisce per me un argomento appassionante e ricco di sollecitazioni ad approfondire l’uno o l’altro aspetto, dall’altro lato essa non è risultata essere priva di piccoli ostacoli di natura meditativa, metodologica e analitica.

L’embrione della presente ricerca si colloca agli inizi del mese di febbraio 2017, quando, durante la preparazione per incontro di giovani ricercatori in scienze umane e sociali che si sarebbe tenuto in Normandia cinque mesi più tardi, mi imbattei, quasi per caso, in alcuni studi linguistici che trattavano il tema della percezione. In quell’occasione iniziai a elaborare un argomento che verteva sui confini linguistici percettivi all’interno dell’area ladina. Attraverso una brevissima inchiesta online, all’epoca avevo raccolto alcuni dati sull’idea che i parlanti ladini avevano della distribuzione linguistica all’interno della loro area linguistica. Così, sulla base di questa piccola ricerca lampo che avevo condotto, iniziai a sviluppare l’idea di questa tesi. Tuttavia, sono stati i dialoghi intercorsi tra me e il mio relatore, il prof. Thomas Krefeld, a mostrarmi il graduale delinearsi di questo studio. Il punto di partenza concreto è stata la lettura dell’articolo „Für eine perzeptive Varietätenlinguistik“ (cfr. Krefeld/Pustka 2010) e in particolare il monito indicato nel titolo dell’introduzione: „Der Sprecher kann mitreden“ – il parlante può dire la sua. È stata proprio questa espressione a innescare in me una corrente di idee e riflessioni. Il motivo di voler condurre uno studio sull’area dolomitica si spiega in parte attraverso le mie origini che si collocano tra quelle montagne e in parte per la curiosità che sempre hanno suscitato in me idiomi parlati da un esiguo numero di persone e territori linguisticamente ricchi. Ovviamente, per comprendere l’entusiasmo con il quale mi affacciavo a questa nuova sfida di studio e di vita, chi legge dovrebbe tenere presente che sono una studentessa di romanistica senza troppa, per non dire alcuna, esperienza alle spalle nel campo della ricerca. E così, tra sorpresa e curiosità, iniziavo a pensare di imbastire uno studio percettivo sui dialetti della mia terra d’origine.

2. Introduzione

Le pagine che seguono costituiscono la descrizione del percorso di ricerca intrapreso nel quadro della tesi di laurea presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera. Lo studio è dedicato alla percezione dello spazio linguistico ladino e delle valli adiacenti. Nello specifico, lo scopo della ricerca è rappresentato dalla volontà di comprendere se la classificazione dialettale proposta da una certa corrente di pensiero all’interno della romanistica per l’area ladina e le valli limitrofe trova un corrispettivo nella percezione degli stessi parlanti di tali varietà. Come abbiamo accennato poc’anzi, la cornice teorico-metodologica è quella della perzeptive Varietätenlinguistik (Krefeld/Pustka 2010). Non si tratterà di mettere a confronto le riflessioni dei linguisti con quelle dei parlanti, né tantomeno di capire quali siano i vantaggi o gli svantaggi di uno o dell’altro percorso riflessivo. Si tratta piuttosto di capire quale sia l’apporto concreto che la percezione del parlante può avere all’interno della classificazione dialettale scientifica. L’ipotesi preventiva che abbiamo formulato è che i parlanti, messi a confronto con solo materiale linguistico auditivo e in mancanza di qualsiasi altro elemento informativo sullo svolgimento della ricerca, non siano coscienti della variazione linguistica. In particolare, ipotizziamo che essi non avvertano un confine tra le varietà ladine e quelle italoromanze. Tale ipotesi è stata formulata osservando lo spazio linguistico dolomitico stesso, caratterizzato da un continuum dialettale e riflettendo su quanto espresso da Krefeld/Pustka i quali sostengono che: 

In der Tat wird nicht jede Isoglosse und auch nicht jedes vermeintliche Isoglossenbündel vom Sprecher als Grenze wahrgenommen.(Krefeld/Pustka 2010, 23)

Il presente lavoro di ricerca è doppiamente innovativo: da un lato esso rappresenta il primo studio condotto in chiave percettiva per l’area in questione (e assume in un certo modo la posizione di studio pionieristico) e, dall’altro lato, essendo stato condotto attraverso metodi digitali, si iscrive all’interno del panorama di ricerca dell’informatica umanistica. La linguistica variazionale percettiva, all’interno della quale questo studio è iscritto, si contraddistingue dagli altri approcci teorici in chiave percettiva in quanto tiene conto solamente delle rappresentazioni elaborate sulla base della percezione di materiale linguistico (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 13). Questo criterio ci ha permesso di estromettere dati di tipo ideologico e di concentrarci solamente sulla percezione che i parlanti hanno delle varietà linguistiche. 

In un primo momento, nel capitolo , verranno effettuate delle osservazioni riguardanti l’area di ricerca: essa verrà contestualizzata, operando innanzitutto delle osservazioni storico-linguistiche e successivamente esaminandone le situazioni linguistica e sociolinguistica. All’interno di questo capitolo prenderemo in analisi le prime opere scritte a proposito del ladino, i tratti fondamentali delle varietà ladine e il contesto sociolinguistico nel quale vertono attualmente le varietà. In un secondo momento (capitolo ) ci occuperemo di descrivere la cornice teorica all’interno della quale il presente lavoro basa le proprie fondamenta e successivamente (capitolo ) ci concentreremo sull’illustrazione del metodo utilizzato per la costruzione del presente studio. Il capitolo è dedicato all’illustrazione dei dati raccolti attraverso delle cartine geografiche interattive. Prenderemo in esame secondo diversi punti di vista le risposte degli informanti che hanno preso parte alla ricerca per poi, nella parte conclusiva (capitolo ), comprendere il significato più profondo dei dati e illustrare le prospettive che questo lavoro può fornire per studi futuri. 

3. Contestualizzazione dell’area di ricerca

La delimitazione delle aree dialettali in territorio dolomitico non ha mai rappresentato un affare semplice: quali varietà possono essere considerate ladine? Quali, invece, non possono essere considerate tali? Perché le varietà ladine sellane vengono isolate dal resto degli idiomi italoromanzi? Il seguente capitolo si propone di abbozzare un quadro generale dell’area ladina e della zona di ricerca nel suo complesso prendendo in considerazione la storia linguistica, i tratti fondamentali e la situazione sociolinguistica. 

3.1. Osservazioni storico-linguistiche

3.1.1. Origine e significato di ladino

Al fine di poter fornire un quadro completo, è essenziale innanzitutto comprendere quale sia il significato etimologico dell’aggettivo ladino.

Le origini di questa designazione sono da ricercarsi all’interno delle vallate dolomitiche stesse: qui, l’aggettivo ladino, e i suoi derivati, indicavano originariamente sul piano geografico la val Badia centrale e sul piano linguistico l’idioma parlato dai suoi abitanti: si trattava dei territori amministrati dalla giurisdizione di Castel Torre (oggi lld. San Martin de Tor, ita. San Martino in Badia)1 Le abbreviazioni utilizzate per le lingue nel corso dell’elaborato sono riportate secondo le norme ISO 639-3 (cfr. SIL International) e ISO 639-2 (cfr. The Library of Congress) e sono le seguenti: lld. con significato di  ladino, ita. con significato di italiano, e deu. con significato di tedesco. L’abbreviazione fem. ha significato di femminile.distinti dai più settentrionali badiotti, assoggettati invece al potere di Castel Badia (cfr. Battisti 1941, 13).

Kramer, nel dizionario etimologico dedicato al ladino dolomitico, alla voce ladìn, spiega che i Romani chiamarono il loro idioma lingua latina secondo il nome del popolo che annientarono fino al 338 a.C., ossia gli abitanti del Lazio, e che tale denominazione rimase invariata fino al Medioevo (cfr. Kramer 1991, 156). Naturalmente, laddove esisteva un contatto più importante con popolazioni di natura non romana, la denominazione latīnus per designare la propria lingua ebbe ragione di esistere con maggior vigore, ma con lo sviluppo dell’Umanesimo, i cui esponenti insistettero sulla differenziazione tra il vero latino e i volgari, si registrarono non poche retrocessioni del termine, che rimase tuttavia invariato in zone isolate, come del resto era la montagnosa val Badia (cfr. Kramer 1991, 158). Questa parola, ladìn, era quindi in uso tra i parlanti solamente nella parte centrale della val Badia.

Nel corso dell’Ottocento, attraverso i primi studi sulle varietà romanze alpine, il termine ladino e parallelamente il corrispettivo tedesco ladinisch iniziarono a essere utilizzati in riferimento a un’area più estesa: Nikolaus Bacher (Micurà de Rü), ad esempio, fa uso di ladinisch per riferirsi non solo alle parlate della val Badia, ma anche a quelle limitrofe di Gardena, Fassa, Livinallongo e Ampezzo (cfr. Bacher 1995, 23). Ascoli estende l’utilizzo di  ladino come appellativo per tutte le parlate romanze alpine (cfr. Ascoli 1873, 1), mentre Alton, nel 1879, pubblica Die ladinischen Idiome in Ladinien, Gröden, Fassa, Buchenstein, Ampezzo (cfr. Alton 1879): con ladinisch Alton fa riferimento a tutte le parlate attorno al massiccio dolomitico del Sella, ricollegandosi quindi a Bacher, mentre Ladinien sta a indicare soltanto la val Badia. Oggi, in linea di massima, parlando di ladino ci si riferisce comunemente agli idiomi parlati all’interno del territorio dolomitico e Kramer spiega che è stata la romanistica moderna ad avviare tale utilizzo di ladino:

Die heutige Verwendung des Wortes zur Bezeichnung des Dolomitenladinischen […] ist durch die internationale Romanistik hervorgerufen worden.(Kramer 1991, 158)

e continua sottolineando che, ladìn essendo stato in uso nella sola val Badia, può essere considerata una voce dotta:

Abgesehen vom unteren Abteital, wo die Sprachbezeichnung ladìn ererbt ist, haben wir es also streng genommen überall mit einer „voce dotta“ im wahrsten Sinne des Wortes zu tun.(Kramer 1991, 158)

Da tenere in considerazione è invece un altro utilizzo dell’aggettivo ladìn: si tratta di un impiego con significato di ’svelto‘, ‚abile‘, ‚agile‘. Sempre secondo le indicazioni di Kramer, sembra che sia da far risalire alla caratterizzazione che i Romani facevano di loro stessi per differenziarsi dai Germani, considerati dai goffi e lenti (cfr. Kramer 1991, 159).

Appurate le origini e il significato iniziale, cerchiamo di capire ora quali sono stati i primi approcci scientifici e quali gli sviluppi fino al presente.

3.1.2. Le prime pubblicazioni

Studi precedenti al 1873

Studi linguistici che hanno interessato l’area ladina vengono alla luce nel corso del Settecento, in ritardo rispetto agli esordi della dialettologia, fissati al Seicento (cfr. Bußmann 2008, 132).
Uno dei primi studi riguardanti l’area è il Catalogus Multorum Verborum di Simon Petrus Bartolomei pubblicato nel 1763 e pervenutoci nella redazione curata da Kramer (cfr. Kramer 1976). Bartolomei infatti, pur non occupandosi esclusivamente delle varietà dialettali dolomitiche, scelse di confrontare vocaboli delle parlate della val Badia, congiuntamente a quelli di alcune isole linguistiche del Trentino, con voci latine (cfr. Kramer 1976, 65Pellegrini 1989, 668). 

Tuttavia, è il secolo successivo, l’Ottocento, a inaugurare gli studi di dialettologia scientifica come disciplina figlia della linguistica (cfr. Grassi et al. 1997, 33Löffler 2003, 20Loporcaro 2009, 20). In questo periodo infatti, mentre nel Settecento era consuetudine concentrare gli studi in maniera più ampia sul  lessico, iniziano a farsi avanti studi più focalizzati sulla struttura e l’aspetto fonetico delle parlate (cfr. Bußmann 2008, 132), anche se la dimensione diacronica, ovvero la descrizione temporale dello sviluppo dialettale a partire dal latino, continuò a rimanere una costante ancora per qualche tempo (cfr. Loporcaro 2009, 21)

Come abbiamo già accennato nel capitolo , Bacher pubblicò nel 1833 quella che può essere considerata la prima grammatica ladina sotto il nome di Versuch einer deütsch-ladinischen Sprachlehre. La versione prevenutaci è quella elaborata da Craffonara (Bacher 1995). Sappiamo che Bacher estese l’aggettivo ladinisch alle parlate circostanti la val Badia, ma questa sua scelta fu dettata probabilmente dalla volontà di aumentare il prestigio di queste varietà, in quanto all’epoca sembrano essere state frequenti, in riferimento alle parlate ladine, le designazioni come grobwelsch, connotate in maniera fortemente negativa (cfr. Kramer 1991, 158)

Nel 1870, Christian Schneller pubblica Die romanischen Volksmundarten in Südtirol, nel quale dedica una sezione alle parlate ladine. Schneller, fra queste parlate, include gli idiomi che attualmente si situano attorno al massiccio dolomitico del Sella (cfr. Schneller 1870, 8). Questi riprende quindi quanto già sostenuto da Bacher.

Lo studio di Ascoli

La pubblicazione dei Saggi ladini di Ascoli nel 1873 segna una data fondamentale per la dialettologia italiana e romanza. Marcato vede in quest’opera la data d’inizio per lo studio scientifico dei dialetti (cfr. Marcato 2007, 158), mentre Grassi/Sobrero/Telmon la considerano „l’atto di nascita della dialettologia romanza e italiana su basi scientifiche“ (Grassi et al. 1997, 49). L’elemento innovativo sta nel superamento della componente etnica nella descrizione linguistica: Ascoli infatti, identificò e delimitò un gruppo esteso di idiomi basandosi su criteri prettamente linguistici (cfr. Grassi et al. 1997, 49). Il significato dell’utilizzo di ladino all’interno del titolo viene spiegato da Ascoli con le seguenti parole:

Comprendo sotto la denominazione generica di favella ladina, o dialetti ladini, quella serie di idiomi romanzi, stretti fra di loro per vincoli di affinità peculiare, la quale, seguendo la curva delle Alpi, va dalle sorgenti del Reno anteriore in sino al mare Adriatico; e chiamo zona ladina il territorio da questi idiomi occupato.(Ascoli 1873, 1)

Il territorio preso in considerazione da Ascoli si estendeva dunque dalla Svizzera, comprendendo le parlate romanze presenti nella parte occidentale delle Alpi, fino a Muggia, nel golfo di Trieste. Benché Ascoli trasmetta una visione continuativa2 Per quanto riguarda la nozione di continuum, la definizione alla quale facciamo generalmente riferimento è quella di Berruto 2012, 30 trattata nel capitolo ., ovvero senza confini linguistici netti, egli delinea il profilo di cinque macroaree totali: a ovest l’area romancia della Svizzera grigionese e l’area ladino-lombarda, al centro la sezione centrale dell’area ladina e l’area ladino-veneta e a est il friulano (cfr. Ascoli 1873). Naturalmente, all’interno di ogni macroarea, si trovano diversi conglomerati di varietà linguistiche di estensione più o meno ampia. Dato che l’interesse del nostro lavoro verte sulle parlate dell’area alpina centrale, cerchiamo di capire qual è stata la classificazione dialettale operata da Ascoli per quest’area. Egli suddivide la sezione ladina centrale in tre raggruppamenti: 

  1. l’area delle varietà tridentino-occidentali
  2. l’area delle varietà tridentino-orientali e alto-bellunesi
  3. l’area delle varietà ibride occidentali-orientali (cfr. Ascoli 1873)

Logicamente, dopo Ascoli molte altre opere si sono succedute (come ad esempio Alton 1879 e Gartner 1883),  ma non ci è permesso riassumerle tutte qui. Ciò che è importante tenere a mente è il fatto che Ascoli ha delimitato le parlate alpine perché egli riteneva che presentassero somiglianze tra di loro e non perché queste fossero da considerare un unicum all’interno del panorama linguistico-dialettale romanzo (cfr. Krefeld 2003, 200). Dopo Ascoli la romanistica in generale, e gli studi sul ladino in particolare, hanno preso una strada differente, moderna e innovativa e la sua opera ha significato l’inizio di una delle questioni più intricate e labirintiche all’interno della linguistica romanza che illustreremo di seguito.

3.1.3. Accenno alla questione ladina

Interessarsi alle parlate alpine, significa anche imbattersi in un groviglio di discussioni, prese di posizione, critiche, diverbi e giudizi intorno a quella che in sede scientifica è definita la questione ladina. L’approccio alla realtà ladina non può dirsi completo se non ci si sofferma, almeno brevemente, su questa questione. Thiele definisce la questione ladina come una „querelle virulente“ (Thiele 2018, 268), mentre Goebl commenta l’immensurabile produzione scientifica intorno all’argomento con le seguenti parole:

Das zur Questione ladina seit etwa 1910 produzierte Schrifttum ist enorm und kann kaum mehr überblickt werden.(Goebl 1982, 157)

La genesi della questione ladina coincide con la nascita stessa della dialettologia moderna – ovvero con Ascoli, e questo si evince anche dalle parole di Krefeld: „Dieser Streit ist fast so alt wie die Romanistik überhaupt“ (Krefeld 1994, 262). Fondamentalmente si tratta di un lungo e aspro dibattito sulla questione se sia giusto considerare le parlate romanze delimitate da Ascoli come un gruppo linguistico autonomo rispetto ai dialetti dell’italiano settentrionale, oppure se invece, tali idiomi siano da considerare come i resti arcaici di un’unità altoitaliana e per questo motivo siano da ricondurre, a seconda della vicinanza più o meno netta a una o all’altra famiglia dialettale, a varietà trentine, lombarde o venete (cfr. Heilmann/Plangg 1989, 720).

Ad ogni modo, il fulcro della questione non si aggira attorno alla presenza o assenza di tratti comuni alle tre aree.3 Come abbiamo già osservato nel capitolo lo stesso Ascoli sostiene che non è necessario che tutti gli idiomi inclusi all’interno di una area linguistica delineata presentino tutte le caratteristiche considerate tipiche di quell’area (cfr. Ascoli 1876, 387). Si tratta piuttosto di capire qual è il valore effettivo che tali tratti, considerati giustificatori di un’unità, possono esercitare all’interno del quadro dialettologico romanzo. I tratti linguistici presi in esame da Ascoli per isolare un’area, possono, da un punto di vista sincronico, effettivamente mostrare un distacco dal resto dei dialetti altoitaliani, ma, in prospettiva diacronica, gli stessi possono essere ritrovati in tempi più remoti nelle limitrofe varietà italiane settentrionali (cfr. Kristol 1998, 941).

Uno dei principali oppositori non di Ascoli, ma degli studiosi che attraverso le parole di quest’ultimo hanno portato avanti l’idea di un’unità ladina, è stato Carlo Salvioni, il quale, nel 1917, proprio a questo proposito, esprime attraverso queste parole il suo disappunto: 

È la linguistica che ha ritrovate e composte in unità queste varie popolazioni che, dal nome che danno a se stesse alcune di esse, […] noi chiamiamo ladine. È un’unità meramente platonica s’intende; ché altra unità, e nemmeno la coscienza di un’unità non posseggono esse.(Salvioni 1917, 9)

Tuttavia, le dichiarazioni di Salvioni sono da tenere in considerazione congiuntamente all’epoca storica in cui sono state espresse: risultano chiare le ispirazioni politiche irredentiste4 Definizione di irredentismo: movimento politico-culturale sviluppatosi tra gli Italiani a partire dal 1866, in favore dell’estensione dei confini nazionali alle regioni con prevalente popolazione italiana soggette ad altre sovranità, in particolare all’Austria (Enciclopedia Treccani online). e nazionalistiche che stanno alla base di tale dichiarazione.
Salvioni trova un suo sostenitore in Battisti, anch’egli convinto che per le varietà in questione non si possa parlare di gruppo linguistico isolato come si evince dalle sue parole: 

Non ho invece accettata la teoria dell’unità ladina con inclusione dei Grigioni, perché questa è contraria alle premesse geografiche e storiche […] Per questo motivo io ho sempre riconosciuto anche teoricamente l’unità linguistica del gruppo friulano e quello dolomitico come zone estreme della Venezia neolatina.(Battisti 1969, 34, 35)

In epoca più recente non è stata data ancora una risposta alla questione. Le due posizioni originarie esistono ancora oggi e trovano due esponenti in Pellegrini e Goebl (e nei loro adepti): il primo, dichiarandosi apertamente un sostenitore delle tesi di Battisti, non vede il motivo di considerare le parlate romanze alpine come un gruppo a sé stante (cfr. Pellegrini 1991, 19, 39), mentre il secondo si posiziona in maniera opposta sostenendo invece che dal punto di vista romanzo, l’area isolata da Ascoli possa essere distaccata, per tratti comuni e interni, rispetto ai dialetti altoitaliani (cfr. Goebl 2003, 748)Goebl ritiene che le origini della questione ladina siano da ricercarsi in un malinteso semantico del concetto di unità ladina. Gli studiosi che hanno succeduto Ascoli avrebbero interpretato in maniera errata la concezione di unità, il cui significato più intimo sarebbe in questo caso da ricondurre a gruppo o raggruppamento linguistico, e non all’idea di omogeneità, uniformità o simili (cfr. Goebl 1989, 743; Goebl 1990, 223, 224; Goebl 1992, 232).

Non intendiamo dare giudizio alcuno a proposito di tale discussione. Non siamo intenzionati ad addentrarci nello specifico, né a schierarci rispetto a una o all’altra posizione all’interno della problematica, eppure ci è sembrato opportuno riassumere qui questa importante controversia romanza allo scopo di rendere il nostro lavoro completo.

3.1.4. Situazione attuale

Articolazione territoriale odierna 

Sin dalle prime pubblicazioni interessate alla scoperta degli idiomi romanzi delle Alpi, abbiamo compreso che il termine ladino è stato utilizzato in maniera sempre differente, con diversi significati e in applicazione a territori più o meno estesi. Tuttavia, abbiamo anche visto nel capitolo che è stata la romanistica a ricollegare questa espressione in riferimento alle parlate romanze della zona alpina centrale, ossia delle Dolomiti, ma, nonostante questo, esistono ancora delle differenze che variano da teoria a teoria e da studioso a studioso. 

Qual è dunque il territorio al quale si fa attualmente riferimento quando si parla di area ladina?

Il territorio che Ascoli racchiudeva sotto il termine ladino era sicuramente più esteso rispetto a quello al quale ci si riferisce attualmente. Benché l’area di propagazione delle varietà ladine, ad oggi, sia pur sempre molto discussa, geograficamente parlando, e tenendo in considerazione la totalità delle posizioni dei linguisti , essa può essere circoscritta grosso modo tra quattro vallate o zone: la val Pusteria a nord, il Friuli a est, la val Belluna a sud e la valle Isarco a ovest (cfr. Goebl 2003, 755Plangg 1989, 646; Pellegrini 1989, 667, 668 e Pellegrini 1981, 344). Da tenere sempre ben presente è il fatto che verso nord e verso ovest le parlate ladine possono essere circoscritte con maggiore facilità in quanto esse si vengono a incontrare con idiomi di natura germanica, mentre molto più difficile risulta la demarcazione verso est e verso sud.

La mappa che segue illustra, seppur a grandi linee, il territorio in questione. 

La zona ladina dolomitica (Google)

La cartina soprastante non può e non vuole essere in alcun modo ritenuta uno strumento di veridicità assoluta, il suo scopo è bensì quello di visualizzare a colpo d’occhio l’area in questione. La linea rossa non è da intendersi come una linea di demarcazione perentoria, ma rappresenta un tratto immaginario di delimitazione che tiene conto delle zone di transizione sulla base delle diverse posizioni dei linguisti. La precisione nella delimitazione dell’area risulta assai complicata, in quanto, come abbiamo già sufficientemente sottolineato, essa dipende dalle singole ricerche e dai loro risultati. 

Controversie terminologiche

Abbiamo visto nei capitoli e  come le dispute a riguardo di un’autonomia linguistica, e di conseguenza territoriale, delle parlate alpine abbiano angustiato e continuino ad angustiare la nostra disciplina. Tuttavia le diatribe tra linguisti non riguardano soltanto questioni di carattere territoriale, ma anche di natura terminologica: si discute essenzialmente su quale sia la corretta designazione per quale delimitazione territoriale.

Le riflessioni che faremo di seguito si basano su Kattenbusch 1988. Le origini della diatriba sono da ricercarsi, ancora una volta, nelle origini della romanistica stessa: qualche anno dopo Ascoli, Gartner pubblica la sua Raetoromanische Grammatik nella quale egli si trova d’accordo con la delimitazione dell’area linguistica operata da Ascoli, ma precisa che la designazione raetoromanisch sia più legittima, in quanto, osserva: „die römische Provinz, deren Grenzen […] mit denen unseres Sprachgebietes ziemlich gut übereinstimmen, […], diese Provinz hiess Raetia“ (Gartner 1883, XXI)5 Anche se Kattenbusch 1988, 5 sottolinea che l’espressione rhaeto=romanisch risulta essere stata utilizzata per la prima volta da P. Placi a Spescha nel 1805.. Tale designazione sarebbe oltremodo giustificata se interessasse solamente l’area romanza grigionese, ma Gartner comprende sotto questo nome anche l’area ladina e quella friulana. Ad ogni modo l’area dolomitica centrale, e in particolar modo la Ladinia centrale, non si è mai trovata completamente nella provincia Raetia, quanto piuttosto sul confine tra la Raetia e il Noricum (cfr. Belardi 2003, 13).

La difficoltà di trovare un’espressione adeguata sta quindi nella delimitazione dell’area da prendere in considerazione e da ricollegare a un determinato termine.
In riferimento ai tre gruppi ascoliani tridentino-orientale e alto bellunese, Kattenbusch fa la seguente proposta terminologica e allo stesso tempo territoriale: nel ladino dolomitico confluirebbero i dialetti ladini sellani (valli del Sella ovvero: val Gardena, val Badia, Marebbe, Ampezzo, Livinallongo e val di Fassa) e i dialetti ladini comeliani (del Comelico).

 

La classificazione terminologia delle varietà ladine secondo Kattenbusch 1988, 14

A partire da questo momento, tutte le denominazioni di idiomi singoli o raggruppamenti di essi, saranno fatti alla luce di quanto appena esposto. Il nucleo del presente lavoro sarà concentrato dunque sulle parlate sellane prese in considerazione assieme al loro contesto dialettale circostante.

Dai paragrafi precedenti deve essere emersa chiaramente la difficoltà della delimitazione di un’area da considerarsi esclusivamente ladina sellana dal momento che essa è inserita all’interno di un continuum dialettale. Al fine di evitare qualsiasi tipo di equivoco, è sempre bene specificare di quale varietà di ladino si sta parlando.

3.2. Osservazioni linguistiche

Nel capitolo ci siamo soffermati sul percorso storico-linguistico che ha portato alla delimitazione di un’area più o meno estesa, secondo le diverse correnti di pensiero e pubblicazioni, dell’area ladina. Abbiamo compreso origine e sviluppi degli studi e cercato di contestualizzare la situazione attuale. Arrivati a questo punto, ci sembra importante concentrarci sull’area ladina sellana tenendo conto del suo contesto dialettale e successivamente riassumere i tratti considerati tipicamente ladini che sono stati, almeno in parte, giustificatori di un’isolamento di queste parlate dal resto degli idiomi italoromanzi.

3.2.1. Ladinia del Sella

A più riprese abbiamo accennato al fatto che questo lavoro prende in considerazione il territorio alpino all’interno del quale si parlano varietà ladine sellane e il loro entourage dialettale limitrofo. Abbiamo parlato appunto di ladino sellano, massicio del Sella o addirittura di Ladinia del Sella, senza mai spiegare a chiare lettere di cosa si trattasse. Volendo schematizzare quanto detto sinora, e basandoci sulla proposta terminologica di Kattenbusch 1988, possiamo riassumere la situazione come segue: le varietà ladine si parlano all’interno di alcune vallate delle Dolomiti (varietà ladine dolomitiche) e all’interno di queste si trova il gruppo ladino sellano che comprende in tutto cinque vallate.
Le valli sellane trovano la loro origine geografica e orografica nel massiccio del Sella e si snodano a raggiera attorno ad esso. Si tratta delle valli ex tirolesi di idioma neolatino. Esse sono verso nord la val Badia dove si parlano varietà badiotte marebbane, a sud-est si snoda la valle di Livinallongo, dove si parla fodom, con Colle Santa Lucia al suo estremo meridionale dove si parla invece la varietà collese, a sud-ovest la val di Fassa con due varietà, fasan moenat, e a ovest la val Gardena dove si parla gardenese (cfr. Kattenbusch 1988, 14Andreotti 2006, 15Goebl 2003, 755).

Una posizione particolare è occupata dalla valle di Ampezzo, il cui capoluogo è Cortina: tale vallata non trova la sua origine geografica né orografica nel massiccio del Sella e linguisticamente la sua posizione rimane controversa dal momento che alcuni studiosi considerano la sua parlata sellana „aufgrund seiner kulturellen und wirtschaftlichen Ausrichtung nach Südtirol und aus historischen Gründen (wie die Sellatäler von 1511 bis 1919 bei Österreich)“ (Kattenbusch 1988, 13), mentre altri studiosi preferiscono accorparla agli idiomi cadorini (cfr. Suani 2006, 47Kramer 1981, 18Craffonara 1997, 1383).

Oggigiorno, la tendenza della romanistica per quanto riguarda la territorialità degli idiomi sembra andare sostanzialmente in due direzioni: da un lato si raggruppano gli studiosi convinti che dell’area ladina sellana facciano parte le cinque valli attorno al massiccio dolomitico del Sella (cfr. Goebl 2003, Kattenbusch 1988Heinemann 2015), mentre dall’altro lato si trovano gli studiosi che considerano ladine anche varietà limitrofe come ad esempio gli idiomi cadorini e comeliani (cfr. Pellegrini 1989Kramer 1981). 
La cartina sottostante mostra l’area in questione. Cerchiata in rosso è la posizione del massiccio del Sella, a cavallo tra quattro vallate ladine. 

La Ladinia sellana (Dell’Aquila 2010)

All’interno di queste vallate, come abbiamo detto poc’anzi, si parlano varietà diverse, ma accomunate da tratti linguistici, anche se, non tutte le varietà si caratterizzano per l’emergere di tutti i tratti allo stesso tempo. A questo proposito, Ascoli spiega che: 

Un tipo qualunque – e sia il tipo di un dialetto, di una lingua, di un complesso di dialetti o di lingue, di piante, di animali, e via dicendo, – un tipo qualunque si ottiene mercè un determinato complesso di caratteri, che viene a distinguerlo dagli altri tipi. Fra i caratteri può darsene uno o più di uno che gli sia esclusivamente proprio, ma questa non è punto una condizione necessaria, e manca moltissime volte. I singoli caratteri di un dato tipo si ritrovano naturalmente, o tutti o per la maggior parte, ripartiti in varia misura fra i tipi congeneri ma il distintivo necessario del determinato tipo sta appunto nella simultanea presenza o nella particolar combinazione di quei caratteri.(Ascoli 1876, 387)

Le parole di Ascoli sopraccitate, fanno capire che delimitazione di un idioma non prescinde dunque dalla simultanea presenza di tutti i tratti, ma piuttosto dall’emergere, di volta in volta, di un gruppo di essi. Nel paragrafo che segue, ci occuperemo di illustrare quali sono i tratti estrapolati dai diversi studiosi e considerati tipici delle parlate ladine sellane. 

3.2.2. Tratti fondamentali

I tratti fondamentali del ladino centrale sono stati estrapolati per la prima volta da Ascoli 1873, la cui opera è servita per molti anni da base per lo studio delle varietà ladine (cfr. Plangg 1989, 648). Di seguito verranno mostrati i tratti fondamentali di queste varietà e il comportamento di alcune parlate limitrofe rispetto alle varietà ladine sellane. Gli esempi lessicali sono tratti da Kramer 19816 Gli esempi si trovano alle seguenti pagine: 109, 121, 63, 77, 43, 59, 113. per le varietà dialettali della val Badia, val Gardena, val di Fassa e Livinallongo. Per Ampezzo, Cencenighe Agordino e Predazzo ci basiamo sulle cartine virtuali dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera merdionale (Tisato 2017) disponibili online e inserite nelle tabella7 Le cartine si aprono sempre sul punto numero 315 – Arabba. È stato scelto questo punto affinché, aprendo il link, si possa visualizzare immediatamente l’area in questione.. I caratteri fondamentali delle varietà ladine sono riassunti di seguito secondo Ascoli 1873, 337ss.Kramer 19818 Per gli esempi tratti da Kramer 1981, la trascrizione grafica è stata semplicemente riportata. Per quanto riguarda gli esempi tratti da AIS si è cercato di riprodurre la trascrizione il più fedelmente possibile. In mancanza di un sistema di trascrizione grafica comune, laddove non fosse possibile trascrivere fedelmente, è stata adottata una trascrizione semplificata, orientata all’italiano e basata sulle conoscenze dell’autrice in qualità di madrelingua.:

  • Palatalizzazione di C/G davanti ad a:

lat. CAPRA, ita. capra

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Ag.  Predazzo
čōra cëṷra čáṷra čóura cioura kaora kaura

(Tisato 2017Carta AIS – 1079)

  • Conservazione dei nessi consonantici BL, CL, FL, GL

lat. CLAVE, ita. chiave

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Ag.  Predazzo

> tl

tlé

> tl

tlé

kiéf klé ciae ciaf ciao

(Tisato 2017, Carta AIS – 889)

  • Dittongazione di Ĕ tonica

lat. MARTELLI, ita. martelli

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Ag.  Predazzo
martí martíei martíe martiéi martiéi martiéi martéi

(Tisato 2017, Carta AIS – 223)

  • Dittongazione di Ŏ tonica

lat. FOCU, ita. fuoco

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Agord.  Predazzo
fük

> ue

fúek

fék fuók fók fók

(Tisato 2017, Carta AIS – 354)

  • Palatalizzazione di A tonica > e

lat. NASU, ita. naso

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Agord.  Predazzo
nēs

nés

nés nés nás nás nás

(Tisato 2017, Carta AIS – 168; Carta AIS – 1618)

  • Trasformazione di L > u davanti a dentale/alveolare

lat. CALDU, ita. caldo

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Agord.  Predazzo
ćālt

čáut

čáut čáut čoudo fem. kauda fem. kauda

(Tisato 2017, Carta AIS – 948)

  • Passaggio di GE / GI > ž

lat. GENERE, ita. genero

Badia Gardena Fassa Fodom Ampezzo Cencen. Agord.  Predazzo
žăinder

žënder

žénder žénder zéndre dender zender

(Tisato 2017, Carta AIS – 33)

La tabella soprastante riassume complessivamente i tratti fonetici delle varietà sellane e, attraverso gli esempi riguardanti le varietà dialettali di Cencenighe Agordino (in provincia di Belluno) e Predazzo (in provincia di Trento), delinea, seppur grossolanamente, le differenze con le parlate limitrofe. Tuttavia, le evoluzioni dei tratti non sono da considerarsi sistematicamente inflessibili: vediamo che ad esempio la dittongazione di E è avvenuta anche al di fuori dell’area considerata tradizionalmente ladina (a Cencenighe MARTELLI > martiéi) così come il passaggio L > u, e inversamente, esistono tratti considerati ladini che non sono necessariamente presenti in varietà considerate tali, come ad esempio la dittongazione di O > uo. Per questo motivo è bene sottolineare che, parlando della distribuzione dei tratti ladini, questa risulta essere sì regolare, ma non del tutto sistematica. 

Dal punto di vista morfosintattico, ricordiamo la continuazione dei pronomi personali al nominativo EGO e TU (Tisato 2017, Carta AIS – 1627) e la presenza esclusiva della marca del plurale nel sostantivo nei sintagmi complessi costituiti da articolo + aggettivo + sostantivo (lld. la bela femenes) (Krefeld 2003, 200).

Per quanto riguarda invece la dimensione lessicale, degne di nota sono le continuazioni di SOLICULU(M) e non di SOLE(M) e la presenza di germanismi (cfr. Heinemann 2015, 60; Krefeld 2003, 200; Tisato 2017, Carta AIS – 360).

3.2.3. Le varietà limitrofe

Parlando di diffusione territoriale degli idiomi non è possibile mettere da parte e non occuparsi dei concetti di confine e continuum linguistici. Per quanto riguarda il primo, riportiamo di seguito la definizione di Fiorenzo Toso: 

Un confine linguistico è il limite estremo convenzionale del territorio sul quale è diffusa una varietà linguistica. Esso trova corrispondenza con la realtà politico-amministrativa solo nei casi in cui ci si riferisca a situazioni ufficiali codificate.(Toso 2010)

Il concetto di confine linguistico è dunque applicabile solamente in riferimento a idiomi ufficiali, ad esempio in riferimento alla frontiera fra italiano e francese, tedesco e francese e via discorrendo. Focalizzando invece la nostra attenzione sulle varietà dialettali, ci renderemo conto che la situazione è ben diversa: per quanto riguarda i dialetti, infatti, non possiamo tracciare con precisione una linea netta tra varietà, ma piuttosto tra singoli fatti linguistici (cfr. Toso 2010).

Al concetto di confine linguistico si oppone semanticamente quello di continuum. Il concetto di contiuum si riferisce alla diffusione delle varietà sul territorio: posti due punti geografici estremi, le varietà ivi comprese sono linguisticamente concatenate tra di loro da un punto A a un punto Z, e il grado di intercomprensione delle varietà comprese tra i due estremi è direttamente proporzionale alla vicinanza territoriale tra le varietà (cfr. Berruto 2012, 30; Marcato 2007, 91).

L’area ladina sellana si inserisce in un duplice contesto: a ovest e a nord le valli ladine sfociano rispettivamente nelle valli Isarco e Pusteria, entrambe di lingua germanica, mentre a est, sud-est e sud-ovest le valli di Ampezzo, Livinallongo con Colle S. Lucia e Fassa confluiscono in territori italoromanzi (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 8). Alla luce di quanto esposto in precedenza, un confine linguistico per l’area ladina è tracciabile quindi solamente verso nord e verso ovest, operazione che risulta invece quasi impossibile per quanto riguarda le zone a est e a sud, in quanto le varietà ladine sellane confluiscono in una zona di transizione graduale verso i dialetti italoromanzi (cfr. Pellegrini 1972, 214 – 221 in Toso 2008, 91Pellegrini 1977, 20, 21; Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 10). La difficoltà nel tracciare un confine è anche dovuta al fatto che, a questo proposito, i linguisti non si trovano affatto d’accordo gli uni con gli altri: le aree dialettali sono considerate più o meno ampie, i confini tracciati secondo criteri discordanti in base a studi diversi e via discorrendo. Per capire la somiglianza tra le varietà dell’area ladina e dei territori circostanti, la seguente carta può esserci d’aiuto. Essa non visualizza specifici tratti linguistici, ma mostra il grado di intercomprensione che intercorre tra i parlanti di un’area ampia in territorio dolomitico: 

Grado di intercomprensione tra i parlanti delle varietà dialettali in area dolomitica (Iannàccaro/Dell’Aquila 2001, 270)

La cartina soprastante è stata costruita attraverso l’apporto di dati fornito da abitanti della val di Fassa, in provincia di Trento (core area). Essa mostra che, pur con gradi diversi, l’intercomprensione dialettale all’interno dell’area dolomitica è estesa a un territorio molto vasto e, pur fermandosi verso nord alla val Pusteria e verso ovest alla valle Isarco, si estende verso est fino alla zona di Udine, verso sud fino a sud di Belluno e verso sud-ovest fino alla val di Non e alla Valsugana.

Riepilogando, ciò che è emerso da quanto detto sino a questo punto è che sia l’area dialettale ladina sellana, sia i territori limitrofi rappresentano una zona dialettale complessa, per nulla omogenea: nessuna varietà possiede più di diecimila parlanti e ciascuna area dialettale non si estende oltre i trenta chilometri quadrati (cfr. Kramer 2014, 266). Certo, esistono alcuni tratti linguistici che hanno permesso di isolare alcune parlate rispetto ad altre, nonostante l’esistenza di un continuum sia innegabile come la tabella nel capitolo e le carte tratte dall’AIS ivi contenute ci hanno mostrato. In generale, ciò che contraddistingue le varietà ladine sellane dal resto degli idiomi italoromanzi circostanti è la presenza, nel lessico, di molti arcaismi (cfr. Kramer 2014, 265). La visione d’insieme dell’area ladina rispetto al suo contesto dialettale limitrofo è duplice: da un lato, le varietà badiotte e gardenese risultano complessivamente coese mentre gli idiomi della val di Fassa, di Livinallongo stabiliscono un ponte rispettivamente verso il trentino, la valle del Cordevole, mentre la parlata della valle di Ampezzo, da un punto di vista prettamente linguistico è di tipo cadorino nonostante il forte sentimento di appartenenza alla comunità ladina sellana (cfr. Kramer 2014, 263).

3.3. Osservazioni sociolinguistiche

Il capitolo che segue ha lo scopo di descrivere la situazione sociolinguistica dell’area presa in considerazione durante il presente lavoro. Nonostante la distribuzione linguistica presso i parlanti non rappresenti il cuore della presente ricerca, qualche breve osservazione sociolinguistica si rivela utile al fine di comprendere il presente lavoro nella sua interezza. 

3.3.1. Suddivisione amministrativa e tutela diversificata

Dal punto di vista politico, la Ladinia del Sella si vede oggi divisa in tre province (Belluno, Bolzano e Trento) e due regioni (Veneto e Trentino Alto-Adige). La suddivisione amministrativa attuale trova le sue origini nelle trattative di pace del primo dopoguerra: i territori dell’ex Tirolo austriaco furono annessi all’Italia nel 1919 e, nel 1923, i comuni di Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana furono distaccati dal resto dei comuni ladini e incorporati alla nuova provincia di Belluno, senza aver consultato preventivamente la popolazione e nonostante gli innumerevoli tentativi di opposizione pacifici (cfr. Pescosta 2010, 354, 382, 383). Malgrado la suddivisione amministrativa non faciliti la tutela e la promozione di un sentimento di appartenenza a un’unica comunità ladina, sembra che, almeno all’interno delle valli del Sella, vi sia ancora un coesione culturale (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 8). La ripartizione politica e amministrativa dei ladini ha tra le conseguenze, una differenziazione della tutela linguistica: lo statuto di autonomia politica del quale godono le province di Bolzano e di Trento, permette ai ladini di ottenere maggiori forme di tutela per la loro lingua e la loro cultura e l’insegnamento del ladino a scuola, mentre in provincia di Belluno, la specificità ladina è assicurata attraverso la legge nazionale numero 482 del 1999 (cfr. Toso 2008, 95Parlamento Italiano 1999). Grazie a politiche linguistiche mirate e specifiche, nelle valli altoatesine, il ladino risulta essere più vitale, utilizzato sia all’orale che allo scritto, insegnato a scuola e impiegato dai media locali (cfr. Berruto 2007, 50, 51).

Sebbene i comuni ladini sellani della provincia di Belluno siano tutelati dalla legge nazionale, tale protezione non è paragonabile a quella di cui godono i vicini trentini e altoatesini: questa legge prevede lo stanziamento di fondi per progetti di valorizzazione linguistica e culturale locale, ma ciononostate, in provincia di Belluno „il ladino è certamente una lingua in decadenza […] o comunque minacciata“ (Berruto 2007, 48). L’inchiesta sociolinguistica che ha permesso di avere una panoramica generale della situazione nella Ladinia del Sella è stato lo studio condotto da Dell’Aquila e Iannàccaro verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006).

3.3.2. Ladini e neoladini 

Interessante dal punto di vista sociolinguistico e culturale è un fenomeno che ha cominciato a prendere piede verso gli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso (cfr. Guglielmi 1998, 245). Si tratta della progressiva manifestazione di una nuova ladinità in provincia di Belluno fuori dall’area ex tirolese di Colle S. Lucia, Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana in diversi comuni agordini, cadorini e comeliani (cfr. Rührlinger 2005, 43). Mentre nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale „effettivamente veniva negata la ladinità dei tre comuni br.-tr.9 Brissino-tirolese: riferito all’appartenenza politica storica al Tirolo austriaco e alla diocesi di Bressanone (Rührlinger 2005, 19)., alla quale si cercava di sostituire l’italianità linguistica, culturale e tradizionale“ (Rührlinger 2005, 43), a partire dall’inizio degli anni Ottanta iniziano a fondarsi le prime associazioni ladine fuori dall’area ex tirolese di cui sopra ma „è a partire dal 1990 che si evidenzia l’esplosione della nuova ladinità: il ladino esce dallo steccato delle associazioni folcloristiche culturali e muove i primi passi all’interno delle istituzioni pubbliche“ (Guglielmi 1998, 245). Si fa avanti dunque una nuova volontà di affermare l’esistenza di ladinità anche al di fuori della zona storicamente ladina (cfr. Rührlinger 2005, 43). L’impulso scientifico alla nascita di tale movimento è stato dato dalle tesi di Giovan Battista Pellegrini il quale, rifiutando l’idea di un confine linguistico netto tra la Ladinia del Sella e i territori italoromanzi collocati a est della stessa, ha mostrato attraverso i suoi studi le affinità linguistiche tra i dialetti bellunesi settentrionali e quelli sellani ex tirolesi (cfr. Goebl 1997, 5).
Rührlinger spiega che:

è quindi necessario tenere in considerazione il fatto che il fenomeno qui descritto non è  da intendersi semplicemente come il risultato di ideologie politiche o teorie scientifiche, ma le sue origini sono da ricercare su più livelli e hanno motivazioni differenti, come ad es. anche il bisogno di trovare le proprie radici, l’interesse storico e linguistico personale di gente locale, l’amore per la piccola patria, la voglia di rendere migliore la vita in montagna ecc.(Rührlinger 2005, 44)

Si tratta dunque di un fenomeno molto complesso che necessita di un’attenta analisi da operarsi a diversi livelli. Non essendo la neoladinità il cuore del nostro lavoro, non intendiamo addentrarci troppo in questa questione, ma ci è sembrato giusto darne un cenno al fine di permettere al lettore una più completa comprensione. 

3.3.3. Situazione sociolinguistica

La Ladinia del Sella è un territorio politicamente diviso all’interno del quale esistono più varietà. La situazione sociolinguistica è da ritenersi strettamente in contatto con la tripartizione politica in quanto, come abbiamo evidenziato nel capitolo , nel corso del tempo, essa ha portato a norme di tutela diversificata che a loro volta hanno modellato situazioni sociolinguistiche differenti. Il quadro sociolinguistico dell’area può essere schematizzato come segue: oltre alle varietà ladine, sono presenti, con più o meno importanza sociale, due lingue, l’italiano e il tedesco, laddove l’italiano è la lingua ufficiale e il tedesco è lingua co-ufficiale nel solo territorio altoatesino dal 1949 e il ladino è terza lingua ufficiale di val Badia e val Gardena dal 1951 (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 9). Nella parte bellunese della Ladinia del Sella le lingue ufficiali sono l’italiano e le varietà locali secondo la legge numero 482 del 1999 di cui sopra capitolo . Socialmente, il ladino „nei tre comuni ladini bellunesi si trova in posizione di basiletto tollerato“ e il tedesco, come accade anche in val di Fassa, „è presente solo come (a volte stentata) L2, in particolare presso gli operatori turistici“ (Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 9). Inoltre nella Ladinia bellunese e in val Di Fassa esiste una competenza passiva di molti degli idiomi romanzi circostanti localizzati a sud. In definitiva ciò che è interessante notare di quest’area è proprio il plurilinguismo dei suoi abitanti i quali, non solo subiscono tale condizione, ma, al contrario, è proprio attraverso la possibilità di esprimersi in diversi modi che essi si identificano (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 10). All’interno delle valli localizzate a sud e a est dell’area ladina (vallate che corrispondono ai territori che nel corso di questo lavoro sono stati definiti dialettalmente italoromanzi e che costituiscono parte dell’area di ricerca), le varietà locali risultano essere utilizzate prevalentemente all’orale (cfr. Rührlinger 2005, 195).
La cartina sottostante mostra la distribuzione degli idiomi nell’area interessata dalla nostra ricerca: 

L’area ladina sellana nel suo contesto dialettale romanzo (Holtus et al. 1989, XX)

I capitoli precedenti hanno dato una visione d’insieme dell’area di ricerca dal punto di vista storico, linguistico e sociolinguistico. Data la quantità e talvolta anche complessità di concetti e nozioni che abbiamo presentato, ci sembra opportuno fare il punto della situazione di quanto detto fino a questo punto prima di poter passare alla seconda parte dedicata al quadro teorico sul quale poggia il presente lavoro.
Da quanto riportato nei paragrafi precedenti possiamo evincere che: 

  • i concetto dei termini ladino e dei suoi derivati non possono essere intesi in maniera rigida, soprattutto in riferimento a opere o studiosi del passato. Ogni ricercatore ha dato, e continua a proporre soluzioni in merito al raggruppamento linguistico come pure rispetto alla terminologia da utilizzare per riferirsi a tali territori (capitoli e )

  • Attualmente, la romanistica moderna ha stabilito di far confluire sotto il nome ladino gli idiomi parlati nelle Dolomiti. Per quanto riguarda la terminologia, Kattenbusch 1988 ha proposto che si parli di ladino dolomitico per i territori che corrispondono alle parlate tridentino-orientali alto-bellunesi nella definizione di Ascoli (capitolo )

  • All’interno del panorama bibliografico inerente all’area ladina, si sono delineate due correnti di pensiero relativamente alla posizione delle varietà ladine all’interno del contesto romanzo: da un lato si schierano studiosi che ritengono l’area ladina sellana un territorio linguistico a se stante cfr. Goebl 2003 e Heinemann 2015, dall’altro lato invece si trovano quegli studiosi che considerano ladine anche le parlate limitrofe del cadore e del comelico, che nel corso di questo lavoro sono state definite italoromanze (cfr. Pellegrini 1989Kramer 1981)

  • Dal punto di vista sociolinguistico, abbiamo visto che le varietà ladine sellane vivono in realtà diversificate: in provincia di Bolzano e Trento esse godono di uno statuto di tutela maggiore rispetto alle varietà che si trovano in provincia di Belluno (capitoli e

4. Cornice teorica: linguistica, dialettologia e percezione

Come si evince dal titolo del presente lavoro e come preannunciato nell’introduzione  (capitolo ), la nostra ricerca affonda le sue radici in un approccio linguistico che tiene conto della percezione dei parlanti. Lo scopo dei capitoli che seguiranno è quello di circoscrivere e descrivere il concetto di percezione e di situare successivamente il nostro lavoro all’interno della cornice teorica risultante dalle osservazioni che seguiranno. 

4.1. La linguistica variazionale

Sotto il nome di linguistica variazionale (deu. Varietätenlinguistik) si intende, in sociolinguistica, l’approccio descrittivo che considera la lingua come la somma di diverse varietà classificate in base a diverse dimensioni: spaziale (diatopia), sociale (diastratia) e situazionale (diafasia) (cfr. Bußmann 2008, 771) con inclusione della dimensione storica (diacronia) e in base al mezzo di comunicazione utilizzato (diamesia) (cfr. Sinner 2014). Mentre fino agli anni Settanta del secolo scorso la lingua veniva considerata un oggetto uniforme, piatto e privo di differenze (cfr. Sinner 2014, 11, 18), oggi si tende ad analizzare la lingua da diversi punti di vista e secondo diverse variazioni, benché alla dimensione diatopica venga accordata una posizione di superiorità (cfr. Sinner 2014, 123)

4.2. La linguistica percettiva

4.2.1. Il concetto di percezione

Il concetto di percezione non è proprio alla linguistica, ma attraversa diversi ambiti di ricerca che vanno dalla psicologia alla sociologia e dalla filosofia alla medicina. Esistono quindi tante definizioni di percezione quanti sono gli ambiti nei quali essa trova occupazione per la descrizione di fenomeni. Per riuscire a entrare in contatto con una prima definizione, un’enciclopedia di consultazione può venirci in aiuto. L’enciclopedia Treccani definisce il concetto di percezione come: 

L’atto del prendere coscienza di una realtà che si considera esterna a noi.(Enciclopedia Treccani online b)

Una definizione molto generale che ci permette di operare una prima delimitazione del concetto. Per la nostra disciplina, è la definizione di Glück/Rödel a descrivere la percezione tenendo in considerazione l’aspetto linguistico: 

Der Terminus umfasst die Gesamtheit der Prozesse in denen sprachliche Information (akustisch oder visuell) wahrgenommen, strukturiert, verarbeitet und verstanden wird.(Glück/Rödel 2016, 507)

La seconda definizione può essere considerata come la precisazione della prima: l’atto di prendere coscienza, infatti, si manifesta nel complesso di percepire, strutturare, assimilare e capire. Si tratta dunque di azioni che si inseriscono in un contesto individuale, la cui ricezione è diversa da parlante a parlante in quanto basata su un immaginario personale già costruito e organizzato. La percezione, parlando in termini puramente linguistici, si attiva nel parlante, nel momento in cui questi viene messo dinnanzi a dati di produzione linguistica concreti (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 14; Pustka 2008, 215). Krefeld/Pustka spiegano che la percezione rappresenta un duplice collegamento tra il mondo esterno al parlante e la lingua all’interno del suo cervello: da una parte essa funge da transizione tra la forma del segno e la sua realizzazione, dall’altro lato simboleggia la congiunzione tra il contenuto del segno e il suo referente (Krefeld/Pustka 2014, 10).

4.2.2. Il concetto di rappresentazione

Da quanto è emerso nel capitolo precedente, abbiamo appurato che, il processo di percezione si attiva nel momento in cui il parlante si trova ad essere confrontato con materiale linguistico. Tuttavia, gli strumenti di ricerca linguistica non permettono di intercettare e raccogliere la mera percezione. Ciò che può essere raccolto sono invece le rappresentazioni. La rappresentazione si esplica nella forma di organizzazione del sapere individuale e delle sue modificazioni (cfr. Wirtz 2018 citato da Krefeld/Pustka 2010, 11). Per spiegare il concetto in termini puramente linguistici, diciamo che si tratta dell’organizzazione delle conoscenze che un parlante possiede su una lingua (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 10, 11). All’interno della nostra disciplina differenziamo tra due tipi di rappresentazione: le rappresentazioni motivate da fattori extralinguistici – quali possono essere ad esempio le ideologie – da un lato, e le rappresentazioni basate sulla pura percezione dall’altro (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 12, 13). Inoltre, un’altra differenza sta nella loro posizione all’interno del sistema linguistico: la percezione, essendo immediata e attivata attraverso materiale linguistico reale, si situa all’interno dell’atto linguistico della parole, mentre invece le rappresentazioni sono parte del sistema della langue (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 14). Alla luce di quanto abbiamo appena illustrato risulta quindi essenziale mantenere i due concetti nettamente separati l’uno dall’altro. Ciononostante, essi si trovano in situazione di interdipendenza: le rappresentazioni affondano le loro radici nella percezione e, viceversa, la percezione viene influenzata in base alle rappresentazioni già presenti nel parlante (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 14). Lo schema che segue esplica in maniera concisa e precisa la situazione di interdipendenza fra il sapere del parlante relativo alla lingua (rappresentazioni) e le produzioni linguistiche concrete e riassume quanto detto fino adesso a questo proposito.

L’interdipendenza tra la produzione e la percezione (Krefeld/Pustka 2010, 12Pustka 2008, 215).

Lo schema soprastante mostra bene come le rappresentazioni siano di duplice natura: legate alla percezione e quindi alle varietà da un lato, e motivate da fattori extralinguistici dall’altro lato. Fa capire come la percezione venga attivata attraverso materiale linguistico e, viceversa, come le rappresentazioni influiscano sulle realizzazioni linguistiche dei parlanti.

4.2.3. La dialettologia percettiva

In area sociolinguistica, l’elemento percettivo è stato incluso ad esempio nella cosiddetta perceptual dialectology, in italiano dialettologia percettiva. Tale corrente della dialettologia „focalizza i propri studi su ciò che i non linguisti pensano circa la variazione, specialmente spaziale, della lingua“ (Regis 2010, 161) e per Hundt/Anders/Lasch il suo compito è quello di

danach zu fragen, über welche Wissensbestände der linguistische Laie, der Nichtspezialist, der Alltagsmensch im Unterschied zum Linguisten verfügt.(Hundt et al. 2010, XI)

Non si tratta dunque solamente di capire come il parlante organizza lo spazio linguistico, ma, in questo approccio, l’attenzione è focalizzata anche sulla differenza che intercorre tra la visione esperta di un linguista e quella profana di un parlante. Naturalmente, le opinioni del parlante o, per meglio dire, le sue rappresentazioni, sono basate su quella che è la percezione dello spazio linguistico (o piuttosto dialettale) all’interno del quale egli si trova: una volta aver preso coscienza di una realtà attorno a lui, il parlante elabora le informazioni e ne dà successivamente una sua rappresentazione. La dialettologia percettiva mira a capire come i parlanti organizzano lo spazio dialettale, quali sono i tratti considerati salienti per una data varietà e sotto quali caratteristiche attraverso le quali viene identificata un’unica varietà da parte di parlanti di dialetti diversi (cfr. Hundt et al. 2010, XI, XII). In questo frangente la dicotomia esperto – profano potrebbe sembrare riduttiva: non è escluso che anche un parlante sia un grande conoscitore di varietà linguistiche e che il linguista esperto, non possa che imparare da questi (cfr. Mathussek 2014, 139). Profano è considerato colui che non possiede una formazione scientifica in ambito linguistico, ma che, rispetto a un esperto linguisticamente formato, dispone di un sapere linguistico regionale molto ampio (cfr. Mathussek 2014, 139). Secondo Kehrein/Lameli/Purschke il sapere linguistico regionale (deu. regionalsprachliches Wissen) è definito come 

die Gesamtheit der aus alltäglichen Handlungs- und Sachzusammenhängen erworbenen, vernetzten und gewichteten […] impliziten wie expliziten Gedächtnisinhalte über (regional-)sprachliche Variation als Basis (nicht-)sprachliches Handelns.(Kehrein et al. 2010, 352)

Per quanto riguarda l’area romanza, e in particolare l’area ladina, uno studio che si iscrive in questo contesto teorico è quello condotto da Iannàccaro/Dell’Aquila 2001: la ricerca verteva sulla mappatura dello spazio linguistico tra gli abitanti della val di Fassa, valle ladina della provincia di Trento. I quaranta informanti sono stati chiamati a disegnare su un foglio bianco la posizione del proprio paese rispetto all’area circostante e a immaginare una linea al di là della quale, secondo loro, non sussisterebbe più una mutua comprensione perché le varietà parlate si discosterebbero di molto, e, in una fase successiva, i parlanti sono stati pregati di disegnare i confini linguistici da loro percepiti (cfr. Iannàccaro/Dell’Aquila 2001, 269). Lo studio ha dimostrato che i confini linguistici disegnati dai parlanti non corrispondevano a quelli solitamente presi in considerazione dai linguisti, in quanto i primi non basano le proprie osservazioni su criteri interni alla lingua, ma, molto spesso su fattori extralinguistici (cfr. Iannàccaro/Dell’Aquila 2001, 272)

4.2.4. Perzeptive Varietätenlinguistik

La seconda sottodisciplina della linguistica che ci interessa è conosciuta sotto il nome tedesco di perzeptive Varietätenlinguistik, in italiano linguistica variazionale percettiva. La sua prima menzione risale a Krefeld 2005, 162 nota 6 e il programma è stato messo a punto da Krefeld/Pustka 2010. La linguistica variazionale percettiva è da intendersi come sviluppo e ampliamento delle proposte presentate in Preston 1989
Krefeld riassume l’approccio variazionale percettivo come: 

Modellierung und Vermittlung von der beobachtbaren Variation einerseits und ihrer Perzeption durch die Sprecher andererseits.(Krefeld 2005, 162)

L’approccio proposto dalla linguistica variazionale percettiva nasce dalla constatazione che le discipline sedicenti percettive, non abbiano mai fornito contributi elaborati sulla base della mera percezione in termini totalmente linguistici. Questa mancanza è caratterizzata da Krefeld/Pustka come „gravierend“ e una delle „Merkwürdigkeiten unserer Disziplin“ (Krefeld/Pustka 2010, 9)

In questo senso e alla luce delle osservazioni operate nei capitoli e , per poter parlare di studio percettivo, occorre che la percezione del parlante venga attivata attraverso materiale linguisico. Krefeld/Pustka fanno notare che molti studi nati sotto il segno della percezione, non sono percettivi, in quanto non mettono a confronto gli informanti con dati di produzione linguistica concreti e di conseguenza, non percepiscono assolutamente nulla (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 13, 14)

La linguistica variazionale percettiva si occupa dunque di raccogliere e analizzare esclusivamente le rappresentazioni basate sulla percezione corrente, effettiva e attuale della produzione linguistica (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 14). In questo contesto, la percezione viene collegata a una situazione comunicativa reale dalla quale non può essere scissa, ed è proprio la forma organizzazione degli elementi raccolti durante l’atto di percezione che costruisce la rappresentazione nel parlante che interessa a questa disciplina (cfr. Krefeld/Pustka 2010, 14).

4.3. Riflessione sull’affidabilità dell’informante

Nei capitoli precedenti abbiamo detto che per la linguistica variazionale lo spazio linguistico è stato a lungo osservato ed esaminato senza tenere conto dell’apporto che i parlanti possono dare ai dati, alla loro comprensione e, di conseguenza, alla modellazione dello spazio linguistico (capitolo ). Le opinioni dei parlanti e le posizioni dei linguisti non devono essere oggetto di scontro, bensì di incontro e di complementarità. Nella ricerca in chiave percettiva bisogna tenere bene a mente che intervistare i parlanti significa raccogliere opinioni e che analizzare le opinioni non è un affare semplice in quanto è necessario trasformarle in uno strumento scientifico benché esse, per loro natura, non lo siano (cfr. Eichinger 2010, 433, 434). Tuttavia, porsi la domanda su quanto siano affidabili i dati che provengono da parlanti chiamati a dare la propria opinione sulla loro lingua, sullo spazio linguistico oppure sulle lingue altrui, potrebbe sembrare lecito, ma in realtà, la domanda stessa non ha motivo di esistere dal momento che sarebbe assurdo partire dal presupposto che tutti i parlanti mentono (cfr. Eichinger 2010, 433, 434).
Chiaramente, in base allo scopo della ricerca e ai metodi utilizzati si avranno differenti tipi di dati: nel caso in cui si operi con i metodi della dialettologia percettiva, ovvero nel caso in cui l’obiettivo sia quello di capire cosa i parlanti pensino a riguardo della variazione, si andranno a raccogliere le rappresentazioni che i parlanti hanno di un dato fenomeno e quindi non deve stupire il fatto che si tratta, come abbiamo già spiegato a più riprese, di rappresentazioni molto spesso motivate da fattori extralinguistici come ad esempio fatti storici, sociali o politici (cfr. Iannàccaro/Dell’Aquila 2001, 268). Al contrario, se la ricerca si inserisce nella cornice teorica della linguistica variazionale percettiva, il dato raccolto, pur essendo basato sulla percezione anch’esso, è di natura diversa, non è colorito di simbolismi o ideologie in quanto fondato sulla percezione della produzione linguistica di quel dato istante.

4.3.1. Uno sguardo ai dati

Tra gli stimoli proposti nel nostro questionario, ne abbiamo inseriti tre rappresentativi delle varietà germaniche altoatesine di Sesto, Castelrotto e San Paolo di Appiano. Questi tre stimoli sono stati aggiunti al questionario come sorta di controllo: un informante che sa distinguere tra varietà romanze e varietà germaniche può infatti essere considerato un buon informante. Le cartine che proponiamo di seguito mostrano i risultati dei tre stimoli sopraccitati. 

Stimolo 2 – Sesto

Stimolo 4 – Castelrotto

Stimolo 9 – San Paolo (Appiano sulla Strada del Vino)

Le cartine soprastanti mostrano le localizzazioni scelte dai nostri informanti per questi tre stimoli. Capire se gli informanti hanno collocato queste tre varietà all’interno di territori linguisticamente germanici (anche se la localizzazione non avviene precisamente nel luogo in cui queste tre varietà sono parlate), è importante per verificare che gli informanti che hanno preso parte alla presente ricerca, siano sufficientemente competenti e siano in possesso di un, seppur minimo, sapere linguistico sulle varietà. Le risposte osservabili attraverso le cartine soprastanti hanno mostrato che la maggior parte degli informanti hanno riconosciuto che si trattava di varietà germaniche. Possiamo quindi dire di trovarci di fronte a informanti affidabili.

In conclusione, lo scopo della presente ricerca è quello di capire come i parlanti classificano le varietà dialettali e come le distribuiscono sul territorio. Alla luce di quanto esposto nei capitoli precedenti, possiamo dire che il presente studio si iscrive all’interno della cornice teorica della linguistica variazionale percettiva in quanto mira ad attivare la percezione dei parlanti attraverso materiale linguistico e a raccoglierne le loro rappresenazioni riguardanti lo spazio linguistico. I metodi proposti da questo approccio permettono di raccogliere dati scevri da motivazioni extralinguistiche e basati sulla sola percezione. 

5. Metodo di ricerca

Come per le fondamenta teoriche, anche per quanto riguarda le modalità di ricerca, il presente studio si inscrive nell’approccio proposto dalla linguistica variazionale percettiva di cui sopra (capitolo ).
La ricerca che abbiamo condotto è di tipo quantitativo in quanto ci premuriamo di raccogliere dati e di osservarli al fine di descrivere un determinato fenomeno (cfr. Albert/Marx 2014, 12). Il presente capitolo ha come obiettivo la presentazione del percorso di ricerca che ha portato alla stesura di questo elaborato. Nei paragrafi che seguiranno, ci occuperemo di spiegare le basi metodologiche sulle quali è costruito il presente lavoro, di illustrare gli strumenti di ricerca utilizzati e di riflettere infine sul modus operandi prescelto.

5.1. Definizione dell’oggetto di ricerca

Nel corso del capitolo abbiamo visto come approcciare globalmente il mondo ladino non sia una missione semplice, in quanto si tratta di una realtà forgiata attraverso elementi di diversa natura la cui analisi non può esimersi dal considerare diverse dimensioni. Abbiamo potuto constatare che la moltitudine di studi in materia hanno condotto essenzialmente al profilarsi di due linee di pensiero: da un lato si schierano gli studiosi che considerano l’area ladina sellana come un territorio linguisticamente distinto (cfr. Goebl 2003), dal lato opposto si collocano le ricerche che considerano invece i dialetti ladini come idiomi facenti parte di un più ampio contesto romanzo (cfr. Pellegrini 1989; Pellegrini 1991). 

La presente ricerca prende in considerazione i dialetti dell’area ladina sellana e lo scenario dialettale italoromanzo circostante, ovvero le varietà dell’Agordino, del Cadore, del Comelico, della Valbelluna, della zona del Trevigiano e di due varietà del Trentino. Lo scopo della ricerca è capire se, l’area ladina sellana, nella percezione dei parlanti dell’area stessa e dei territori limitrofi, si presenta come linguisticamente a sé stante, ben distaccata dal resto degli idiomi romanzi e se quindi, di conseguenza, è pensabile tracciare attorno a essa un confine linguistico percettivo, oppure se, al contrario, nessun confine separante le varietà è avvertito percettivamente da parte dei parlanti.

5.2. La raccolta dei dati 

5.2.1. Il test di percezione

Il test di percezione al quale abbiamo sottoposto i nostri informanti per la raccolta dei dati è stato costruito attraverso un questionario online. Si tratta di un questionario nel quale abbiamo cercato di limitare l’inserimento di elementi che avrebbero potuto influenzare l’informante nella sua risposta. Per questo motivo la descrizione introduttiva al questionario rimane molto generica e non contiene alcun riferimento allo scopo veritiero della ricerca né elementi che potrebbero richiamare alla mente dell’informante opinioni condizionate da ideologie storiche, linguistiche o politiche. 

La parte introduttiva del questionario per la raccolta dei dati.


Le domande di carattere generale sono state le seguenti: 

  • luogo di residenza fino al compimento del quindicesimo anno di età
  • luogo di residenza durante gli ultimi dieci anni
  • quali lingue comprendi?
  • quali lingue utilizzi?
  • varietà dialettale parlata
  • fascia d’età
  • titolo di studio
  • ambito di professione

La prima e la seconda domanda sono da considerarsi come l’una il complemento dell’altra. È stata scelta la soglia dei quindici anni di età in quanto, secondo Lenneberg a partire dai 13 anni, il cervello inizia a perdere l’elasticità e l’abilità nell’apprendimento delle lingue (cfr. Lenneberg 1982, 146, 178). Lo scopo di queste due domande era quello di intercettare informanti cresciuti fino ai quindici anni in un determinato luogo ma che dopo, per motivi lavorativi o privati, si sono spostati altrove. Tuttavia, osservando i dati nella loro completezza, abbiamo notato che, tra gli informanti, solamente una minima parte ha avuto questo percorso di vita. Le altre domande sono state inserite con un duplice scopo: da un lato per capire le caratteristiche degli informanti che avevano preso parte al questionario e dall’altro semplicemente per dare un’idea di semplicità all’informante compilava il questionario e di conseguenza, fare in modo che si sentisse più predisposto a terminarlo.

Per quanto riguarda invece la parte dedicata più specificamente al test percettivo, ci siamo serviti di campioni audio di diciassette varietà dialettali diverse, ognuno accompagnato da una cartina geografica interattiva. Nessuna informazione aggiuntiva accompagnava il binomio stimoli – cartine geografiche. Gli informanti sono stati chiamati ad ascoltare i campioni audio e a indicare sulla cartina collocata sotto a ogni audio dove questi fossero parlati secondo la loro percezione. 

Esempio di un binomio stimolo – cartina geografica inserito nel questionario per la raccolta dei dati.


Al termine del test ogni partecipante, qualora lo desiderasse, poteva inserire il suo indirizzo e-mail per essere tenuto aggiornato sui risultati della ricerca. 
Il test di percezione utilizzato ai fini di questa ricerca può essere visualizzato nella sua completezza al seguente link.10 Il questionario è stato creato ad hoc allo scopo della presente ricerca dal tecnico informatico del progetto VerbaAlpina che ringrazio sentitamente.

5.2.2. Gli stimoli

I campioni audio utilizzati per la costruzione del test di percezione si riferiscono a varietà dialettali parlate all’interno dell’area ladina sellana come pure a varietà di località circostanti. L’estensione territoriale della provenienza dei campioni audio si sviluppa su quattro province italiane: Belluno, Bolzano, Trento e Treviso. Il punto più occidentale dell’area presa in considerazione è San Paolo, frazione di Appiano sulla Strada del Vino in provincia di Bolzano, mentre il punto più orientale è l’abitato di Casan, frazione del comune di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno; all’estremo settentrionale si trova Costalta, nel comune di San Pietro di Cadore, sempre in provincia di Belluno e l’estremo meridionale è Tarzo, comune della provincia di Treviso. I campioni audio si riferiscono ai dialetti parlati nelle località schematizzate attraverso la seguente tabella: 

  • Provincia di Belluno: Arabba (Livinallongo del Col di Lana), Cortina d’Ampezzo, Cencenighe Agordino, Auronzo di Cadore, Costalta (San Pietro di Cadore), Belluno, Vas (Quero-Vas), Casan (Ponte nelle Alpi). 
  • Provincia di Bolzano: La Villa (Badia), Selva di Val Gardena, San Paolo (Appiano sulla Strada del Vino), Sesto
  • Provincia di Trento: Alba (Canazei), Predazzo, Canal San Bovo.
  • Provincia di Treviso: Tarzo.

Tutti i campioni audio inseriti nel test di percezione per la raccolta dei dati sono stati tratti da VIVALDI, acronimo di Vivaio Acustico delle Lingue e dei Dialetti d’Italia, ovvero un atlante linguistico sonoro delle regioni d’Italia, sviluppato e condotto presso la Humboldt-Universität zu Berlin (cfr. Kattenbusch 1998-2016). Essendo il nostro scopo quello di capire se nella percezione dei parlanti esiste un confine linguistico che delimita l’area ladina sellana dal resto degli idiomi romanzi circostanti, abbiamo ritenuto opportuno utilizzare sia stimoli di varietà tradizionalmente ladine sia di varietà italoromanze parlate nelle zone circostanti. Abbiamo quindi scelto esempi sonori di diciassette varietà diverse: cinque esempi ladini sellani e dodici esempi di varietà italoromanze parlate nell’area a est, a sud e a ovest della Ladinia.

La scelta delle dodici varietà circostanti è stata guidata dal desiderio di includere la maggior parte delle varietà limitrofe entro un certo raggio rispetto alla Ladinia sellana, in modo da coprire una superficie abbastanza grande. Ai fini della completezza territoriale, tra le dodici varietà limitrofe, sono state incluse anche tre varietà germaniche parlate nell’attuale Alto Adige nel capitolo ma abbiamo ritenuto opportuno spingerci maggiormente verso sud-est, in quanto le parlate a ovest dell’area ladina sono, per l’appunto, di natura germanica.

La seguente cartina geografica interattiva mostra l’area considerata. Facendo click sui diversi punti, è possibile visualizzare il nome della località: 

I colori che sono stati scelti sono i seguenti: rosso per le varietà ladine sellane, verde per le varietà agordine e zoldane, blu per le varietà cadorine e comeliane, bianco per la varietà bellunesi, rosa per le varietà dell’alto Trentino (val di Fiemme) e rosso scuro per le varietà del basso Trentino (zona di Primiero). 

La scelta dei campioni audio è stata dettata da diverse riflessioni: il primo criterio di scelta è stata la lunghezza della frase. Sono state predilette le frasi più lunghe affinché l’informante avesse più materiale da ascoltare. Frasi composte solamente da un soggetto e un predicato sono state volutamente tralasciate perché troppo corte e, nonostante il test di percezione permettesse di ascoltare ripetutamente l’esempio, le frasi lunghe hanno facilitato l’informante nella compilazione del questionario. Dal punto di vista territoriale abbiamo cercato di coprire tutto il territorio circostante pur limitandoci a diciassette varietà per non dilungare troppo il questionario. Dal punto di vista linguistico, si è cercato di scegliere esempi sonori che rispecchiassero le caratteristiche fonetiche di ogni varietà linguistica, nonostante questo criterio non abbia potuto essere applicato sistematicamente, in quanto ci siamo dovuti adattare in parte al materiale fonetico fornito direttamente da VIVALDI (cfr. Kattenbusch 1998-2016). Riportiamo di seguito tutti i campioni audio utilizzati per il nostro test di percezione11 Trattandosi di varietà dialettali diverse ci siamo serviti della trascrizione fonetica disponibile sul sito internet di VIVALDI cfr. Kattenbusch 1998-2016 e adottato un trascrizione semplificato orientato alla pronuncia italiana.: ognuno di essi sarà accompagnato dalla trascrizione fonetica tratta da Kattenbusch 1998-2016 e una trascrizione grafica realizzata dall’autrice operando una semplificazione orientata alla pronuncia italiana12 Per le trascrizioni degli stimoli rappresentativi di varietà dialettali germaniche, l’autrice si è basata sulle proprie conoscenze di tedesco L2..

Campioni audio rappresentativi di varietà ladine sellane

Stimolo 1 – Arabba (Livinallongo del Col di Lana)


La fauč la sièrf a sié la ièrba (ita. la falce serve per falciare l’erba)


Stimolo 11 – Cortina d’Ampezzo

I práde i é vérdes – i čampe i é vérdes (ita. i prati sono verdi – i campi sono verdi)


Stimolo 7 – La Villa (Badia)

L lëgn per les föies (ita. l’albero perde le foglie)


Stimolo 13 – Selva di Val Gardena

Ël ne sá nia da liejer (ita. lui non sa leggere)


Stimolo 5 – Alba (Canazei)

È vedú demò na fémena nò dóes (ita. ho visto solo una donna, non due)

Varietà dialettali limitrofe

Stimolo 15 – Predazzo

Ò spetá tüt el dí (ita. ho aspettato tutto il giorno)


Stimolo 10 – Canal San Bovo

Smorthar la fiáma (ita. spegnere la fiamma)


Stimolo 3 – Cencenighe Agordino 

Ades t’á da dí a destra (ita. adesso devi andare a destra)


Stimolo 12 – Auronzo di Cadore

Són dúd a pesá (ita. sono andato a pescare)


Stimolo 14 – Costalta (San Pietro di Cadore)

Táca a maié (ita. inizia a nevicare)


Stimolo 6 – Belluno

Im máio fá bèlke gran cált (ita. a maggio fa già molto caldo)


Stimolo 16 – Casan (Ponte nelle Alpi)

Al úl eser sempre al primo (ita. vuole sempre essere il primo)


Stimolo 17 – Vas (Quero-Vas)

Ghen toe un no do (ita. ne prendo uno, non due)


Stimolo 8 – Tarzo

Co fa calt scominsie sudar (ita. quando fa caldo inizio a sudare)

Varietà germaniche

Stimolo 4 – Castelrotto

I konn nimmor, I dor pockes nimmor (ita. non ne posso più)


Stimolo 9 – San Paolo (Appiano sulla strada del Vino)

Es isch schean Wettor (ita. fa bel tempo)


Stimolo 2 – Sesto 


Er list di Zeitung (ita. lui legge il giornale)

5.2.3. Modalità di raccolta dei dati

Il questionario è stato pubblicato online il 14 agosto 2018. Lo stesso giorno ci siamo occupati di iniziare una prima condivisione attraverso i nostri contatti. I canali prescelti per la raccolta dei dati sono stati essenzialmente due: la piattaforma social Facebook e la posta elettronica. Oltre alla condivisione sul social network, il link al questionario è stato inviato direttamente all’indirizzo di posta elettronica degli enti culturali che si trovano all’interno del territorio preso in considerazione ossia l’Istitut Cultural Ladin „Cesa de Jan“ di Colle Santa Lucia, l’Istitut Ladin „Micurà de Rü“ con sede a San Martino in Badia,  l’Istitut Cultural Ladin „Majon di Fascegn“ di Vigo di Fassa e l’Istituto ladin de la Dolomites di Borca di Cadore. Sono stati contattati tramite posta elettronica la Fondazione Giovanni Angelini – Centro Studi sulla Montagna con sede a Belluno e privatamente tramite Facebook il Bersntoler Kulturinstitut (Istituto culturale mòcheno) e il Kulturinstitut Lusérn (Istituto Cimbro Luserna). Ad alcune persone, il link al questionario è stato inviato privatamente tramite messaggistica istantanea o via posta elettronica in quanto esse si sono dimostrate interessate, ma non disponevano di un profilo Facebook. Di seguito è riportato il testo della e-mail attraverso la quale sono stati contattati gli istituti ladini soprastanti. Lo stesso contenuto è stato utilizzato anche per contattare gli istituti mòcheno e cimbro e per la Fondazione Angelini. 

Il testo della e-mail inviato dall'autrice per la raccolta dei dati.

Il testo della e-mail inviato dall’autrice per la raccolta dei dati.

A tutti è stato chiesto di compilare il questionario e di condividerlo con altre persone al fine di raccogliere un maggior numero di dati. Il test era aperto a tutti ma si rivolgeva in particolare ai parlanti delle varietà dialettali del Trentino, della provincia di Bolzano e della provincia di Belluno. 
La raccolta dei dati è terminata il giorno 31 ottobre 2018.

5.3. Riflessione metodologica

Una riflessione sul percorso di ricerca ci sembra doverosa e utile. La presente ricerca si caratterizza per essere un primo studio in chiave variazionale percettiva per l’area ladina e per le vallate circostanti. Si tratta quindi di uno studio pionieristico che in nessun modo vuole intendersi completo.

Relativamente alla raccolta dei dati, ci siamo serviti di un questionario essenzialmente per una ragione: un questionario condiviso virtualmente ci ha permesso di raccogliere un buon numero di risposte rispetto al tempo a nostra disposizione nel quadro di un lavoro di laurea. Naturalmente, un questionario condiviso in maniera virtuale presenta uno svantaggio, ovvero la difficoltà, per chi conduce la ricerca, di provare le competenze linguistiche e dialettali effettive del parlante dal momento che il ricercatore non si trova al fianco dell’intervistato e un’altra difficoltà è rappresentata dal controllo del campo di ricerca poiché la rete non conosce barriere e una volta pubblicato, un questionario online può essere compilato da tutti coloro i quali vi si imbattono. La scelta della raccolta dei dati attraverso un test di percezione è giustificata attraverso le fondamenta teorico-metodologiche sulle quali basa il presente lavoro: lo scopo dell’approccio variazionale percettivo è quello di far scaturire dall’informante esclusivamente le rappresentazioni basate sulla percezione. Anche se esistono diversi metodi empirici come ad esempio interviste, osservazioni, analisi di imitazioni e caricature (Krefeld/Pustka 2010, 15, 16), tuttavia, il test di percezione si rivela essere lo strumento più adatto in quanto: 

Doch nur letzere [i test percettivi; B. Colcuc] konfrontieren die Sprecher-Hörer mit konkreten Produktionsdaten und ermöglichen es so, die perzeptiv basierten Repräsentationen zu identifizieren und so von den außersprachlich basierten zu trennen.(Krefeld/Pustka 2010, 16)

Il test percettivo si è quindi rivelato il giusto strumento per la raccolta dei dati rispetto allo scopo che avevamo prestabilito. L’utilizzo di campioni audio provenienti da diverse varietà dialettali va di pari passo con la legittimità dei test di percezione in quanto confrontare gli informanti con materiale linguistico sonoro, senza nessun altro tipo di informazione, ha permesso di raccogliere solamente le rappresentazioni percettive.
L’utilizzo di cartine geografiche ha permesso di concedere più ampia libertà di risposta agli informanti, le quali non sono state limitate a una lista di luoghi geografici o comuni. 

Nonostante le premesse metodologiche ci sembrino solide, siamo consci del fatto che, il presente studio, rappresentando una prima esplorazione del campo in questione, non può dirsi completo né privo di carenze.

6. Descrizione dei dati

La ricerca che abbiamo condotto si inserisce, come abbiamo  illustrato nel corso del capitolo , all’interno della cornice teorica della linguistica variazionale percettiva e si serve dei metodi e degli strumenti da essa suggeriti. Dopo esserci occupati nei capitoli precedenti di presentare e contestualizzare l’area all’interno della quale abbiamo condotto la presente ricerca e dopo aver illustrato il quadro teorico e metodologico che è servito da base per la stesura del presente lavoro, nelle pagine che seguiranno, ci dedicheremo all’osservazione dei dati raccolti durante il nostro lavoro di ricerca. Il percorso di osservazione dei dati è stato suddiviso in due parti: la parte iniziale sarà dedicata alla presentazione dei dati emersi dalle domande che costituivano la prima parte del questionario (capitolo ), la seconda parte sarà invece dedicata all’analisi più approfondita dei dati, al fine di poter rispondere alla domanda posta nel titolo. La visualizzazione dei dati, è stata messa in pratica per la prima parte attraverso l’elaborazione di diagrammi a torta e istogramma servendoci del programma Microsoft Excel, per la seconda parte, invece, saranno mostrati i dati attraverso delle cartine geografiche interattive. 

6.1. Osservazione dei dati

6.1.1. Generalità

Il questionario online che ci ha permesso di raccogliere i dati della nostra ricerca è rimasto accessibile per una durata totale di 78 giorni, ovvero dal 14 agosto al 31 ottobre 2018. Il questionario, concepito e sviluppato all’interno del dominio virtuale di VerbaAlpina (Krefeld/Lücke 2014-) era collegato virtualmente a una pagina dello stesso progetto e aveva il compito di raccogliere e salvare i dati raccolti. La pagina di visualizzazione è accessibile attraverso questo link, ma la tabella dei dati ivi contenuta non è di libero accesso dal momento che è necessario essere utenti registrati e muniti degli appositi codici.
Considerate dunque le restrizioni sopraccitate, abbiamo ritenuto opportuno mostrare attraverso un’istantanea della finestra di visualizzazione come i dati provenienti dagli informanti venissero salvati e illustrati:

Finestra di visualizzazione della pagina di salvataggio dei dati in modalità standard

L’immagine soprastante mostra solo una minima parte dei dati raccolti. In questo caso si tratta degli elementi provenienti dal primo informante ad aver compilato il questionario. Vediamo che le informazioni sono schematizzate in cinque colonne: la prima colonna elenca il numero identificatore assegnato a ogni singolo informante, la seconda colonna indica la pagina sulla quale, all’interno del questionario, era contenuta la domanda, la terza colonna indica il numero della domanda per pagina, la colonna più a destra specifica il nome della domanda e infine, nella colonna a destra vengono visualizzate le risposte dell’informante secondo il comune. Nella pratica, l’informante, dopo aver ascoltato il campione audio, poteva cliccare un qualsiasi punto sulla cartina geografica (era possibile ingrandire o rimpicciolire l’area visualizzata) e la localizzazione del click è stata registrata in base al comune di appartenenza e non in base al luogo geografico preciso. Per comprendere meglio l’immagine soprastante, illustriamo concretamente i dati ai quali ci troviamo di fronte: trattasi di un informante nato e residente a Corvara in Badia, di età compresa tra i 20 e i 25 anni, conoscitore e fruitore di tre idiomi (italiano, ladino e una lingua straniera) in possesso di una laurea di primo livello (laurea triennale) che, dopo aver ascoltato il primo campione audio ha cliccato sulla cartina del nostro test di percezione nel territorio del comune di Moena in val di Fassa. Da un punto di vista informatico, tale visualizzazione dei dati non si è verificata essere funzionante in quanto, non permetteva l’organizzazione strutturata di domande e risposte. Per questo motivo, da parte del tecnico informatico che ha costruito il questionario, sono state apportate le dovute modifiche cosicché fosse possibile scaricare i dati in formato compatibile con il programma Excel al fine di poterne eseguire la successiva elaborazione. La finestra per la raccolta dei dati in modalità export dopo le modifiche apportate dal tecnico informatico risultava essere questa: 

Finestra di visualizzazione di salvataggio dei dati in modalità export

Benché a prima vista essa appaia molto caotica, tale visualizzazione ha permesso di selezionare tutti i dati e di copiarli in un foglio di calcolo. Diversamente dalla visualizzazione standard, la modalità export elenca le risposte dei parlanti in maniera orizzontale da sinistra a destra. L’immagine che segue ha lo scopo di mostrare i dati inseriti all’interno del foglio di calcolo di Microsoft Excel:

Finestra di visualizzazione dei dati all’interno del foglio di calcolo Excel

La prima entrata di ogni colonna è costituita, una per volta in ordine di apparizione, dalle domande poste nel questionario, mentre ogni riga raccoglie le risposte di ciascun informante dotato del numero di identificazione di cui sopra. 

6.1.2. Varietà rappresentate

Il questionario divulgato ai fini di questa ricerca si rivolgeva principalmente ai parlanti delle varietà dialettali di tre province italiane: Belluno, Bolzano e Trento. Tuttavia, essendo il questionario accessibile da chiunque fosse in possesso dell’apposito indirizzo internet, l’accesso era permesso anche a parlanti di altri dialetti. Per questo motivo, tra le varie opzioni alle domande incentrate sulla varietà parlata e sul luogo di residenza, era stata inserita la dicitura „altro“. Tuttavia, data l’impossibilità di appurare il tipo di varietà dialettale, queste tre risposte sono state escluse dalla seconda parte dell’analisi.
La cartina seguente illustra le varietà parlate dai nostri informanti (rappresentandole attraverso località):

I colori delle località sono gli stessi che sono stati introdotti nel capitolo .
Contiamo un totale di 78 informanti su 90 provenienti dalla provincia di Belluno. Pur non essendo in possesso di alcun dato oggettivo giustificante questa situazione, è possibile ipotizzare che il questionario si sia diffuso con maggior vigore e velocità tra gli abitanti della provincia di Belluno a causa delle conoscenze e dei rapporti personali che l’autrice intrattiene all’interno di quel territorio, benché durante la fase di raccolta dei dati l’autrice stessa, conscia di correre questo rischio, abbia cercato di aprire canali anche nelle altre due province attraverso conoscenze ivi residenti. La stessa cosa vale per i due comuni maggiormente rappresentati: Colle Santa Lucia (con 15 informanti), seguito da Livinallongo del Col di Lana (con 13 informanti) sono i comuni che contano il maggior numero di informanti. La ragione di questa differenza in termini numerici è, ancora una volta, da ricollegarsi alle conoscenze dell’autrice: si tratta infatti delle due località con le quali ella intrattiene maggiori contatti personali. In termini tecnici, internet ha sì permesso la diffusione sconfinata e illimitata, ma bisogna tenere presente che è più probabile che le persone umanamente più vicine all’autrice siano state più disposte a compilare il questionario. 

6.1.3. Dati socio-demografici

Avendo optato per una raccolta dei dati attraverso la rete, ci si aspettava che il maggior numero di informanti facesse parte della fascia d’età compresa tra i 20 e i 35 anni visto che si tratta della fascia d’età che dimostra, in generale, più dimestichezza con gli strumenti tecnologici. In effetti, considerando i dati nella loro completezza, le aspettative non sono state deluse e, tra le 90 risposte ricevute, tutte le fasce d’età sono rappresentate da almeno tre informanti. Questo permette, seppur in maniera non omogenea, di avere una panoramica che si estende su tre generazioni diverse, benché non tutte le fasce d’età sono rappresentate dallo stesso numero di informanti. Il grafico seguente mostra le percentuali di compilazione del questionario in base alla fascia d’età13 I grafici mostrano le cifre assolute su un totale di 93 informanti.

Compilazione del questionario in base alla fascia d’età fra i 93 informanti

Di seguito vengono mostrati i dati riguardanti il titolo di studio dei nostri informanti. Notiamo che all’incirca tutte le categorie proposte sono rappresentate, dalla licenza elementare fino alla laurea magistrale, ma la categoria che presenta il maggior numero di informanti è quella del diploma di maturità:

Compilazione del questionario in base al titolo di studio fra i 93 informanti

Rispettivamente all’ambito di professione, il grafico sottostante mostra che le persone che hanno preso parte al sondaggio si categorizzano in larga scala solamente in due delle otto categorie proposte: il 27% è ancora studente, mentre il 37% indica di essere attivo in un „altro“ ambito lavorativo di cui non è data sapere la natura. Questi due dati sono seguiti dall’ambito turistico:

Compilazione del questionario in base all’ambito di professione

In relazione al diagramma soprastante, ci preme sottolineare che prima di vedere con mano i dati, le categorie indicate tra le possibili risposte, sembravano poter coprire la maggior parte degli ambiti di professione. Tuttavia, una volta visualizzate le risposte, abbiamo potuto constatare che la maggior parte dei nostri informanti si è collocato professionalmente all’interno della categoria „altro“. A posteriori probabilmente sarebbe stato maggiormente opportuno indicare diverse categorie, affiancando anche delle indicazioni precise al fine di avere una panoramica più completa e affidabile. 

6.1.4. Distribuzione della competenza linguistica

Per quanto riguarda le competenze linguistiche degli informanti che hanno preso parte alla nostra ricerca, dai dati è emerso che la maggior parte di essi dichiara di comprendere e utilizzare correntemente tre codici linguistici14 All’interno del questionario è stato utilizzato il termine lingua, di più facile comprensione per gli informanti non esperti in materia linguistica., nella fattispecie una varietà dialettale, l’italiano e una lingua straniera. Relativamente a quest’ultima alcune precisazioni sono obbligatorie: abbiamo buoni motivi per credere che la lingua straniera degli informanti provenienti da località situate in provincia di Bolzano sia il tedesco. Le motivazioni di tale affermazione sono basate sulla situazione sociolinguistica e politico-linguistica dell’Alto Adige: è noto infatti che questa zona è concretizzata da una situazione di bilinguismo italiano-tedesco (e un trilinguismo italiano-tedesco-ladino nelle valli di Badia e Gardena) dove le due (o tre) lingue godono del medesimo status di ufficialità e vengono utilizzate parimenti come lingue dell’insegnamento scolastico   (cfr. Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol Rührlinger 2005, 54). Relativamente al territorio circostante, invece, siamo costretti a operare una distinzione: con riferimento agli informanti provenienti dalle tre vallate ladine sellane situate in provincia di Belluno, basandoci sullo studio sociolinguistico di Dell’Aquila/Iannàccaro, possiamo supporre che la lingua straniera sia identificata come tedesco (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2006, 9), mentre per il resto del territorio non siamo in possesso di dati oggettivi che mostrano questo fenomeno. Si può supporre che si tratti dell’inglese, ma appunto, non potendo basare le nostre supposizioni su studi scientifici e dati concreti, risulta impossibile speculare ulteriormente.
I diagrammi seguenti mostrano in maniera grafica quanto esposto poc’anzi:

Distribuzione della comprensione linguistica fra i 93 informanti

Distribuzione della competenza linguistica attiva fra i 93 informanti

6.2. Analisi dei dati

L’obiettivo di questo capitolo è quello di esaminare in maniera approfondita i dati emersi dalla seconda parte del questionario. Una volta analizzate tutte le risposte provenienti dagli stimoli proposti nel nostro questionario capitolo , sarà possibile capire se la nostra ipotesi iniziale è confermata oppure, al contrario, confutata. 

6.2.1. Percorso di analisi e criteri

Per poter riuscire nel nostro intento e verificare o falsificare l’ipotesi iniziale, abbiamo incrociato i dati provenienti da due domande, ovvero la domanda sulla varietà dialettale parlata (domanda 5) con tutti gli stimoli. L’incrocio è stato effettuato attraverso le tabelle pivot del programma Microsoft Excel. Gli stimoli numero 2, 4 e 9, essendo rappresentativi di varietà germaniche parlate in Alto Adige, non sono stati analizzati nella stessa maniera, in quanto, come abbiamo già osservato nel capitolo , più che per un’analisi linguistico-territoriale, essi sono stati utili come stimolo per il controllo della competenza linguistica e l’affidabilità degli informanti. 

Abbiamo quindi ottenuto una lista di comuni riferita alle varietà parlate in colonna e una lista di comuni riferita alle risposte degli informanti in riga. Per l’analisi si è resa necessaria la suddivisione del territorio in aree. Suddividendo il territorio secondo criteri di tipo geografico-politico-linguistico15 È stato deciso di basare la delimitazione anche su criteri geografici perché, l’informante, non essendo un esperto della variazione linguistica, collega probabilmente una varietà a una regione geografica o provincia amministrativa. abbiamo ottenuto sette aree alle quali abbiamo assegnato colori diversi (già introdotti nel capitolo ma che riportiamo di seguito): la Ladinia sellana di colore rosso, l’Agordino/Zoldano di colore verde, il Cadore/Comelico di colore blu, la Vabelluna in bianco, la zona trevigiana in arancione, l’alto Trentino (zona della val di Fiemme) in rosa e il basso Trentino (zona di Primiero adiacente all’Agordino) in rosso scuro. Ogni stimolo proposto nel nostro questionario è legato a una delle aree sopraccitate. Le località esterne all’area di ricerca, ovvero le aree delle quali non è stato proposto nessuno stimolo sono segnalate in giallo. I quadrati neri presenti su ogni cartina mostrano il luogo del rilevamento dello stimolo. Il quadrato nero presente su ogni cartina indica la località di rilevazione dello stimolo.

Il percorso di analisi è costituito da una prima tappa generale nella quale mostreremo tutte le risposte date dai 90 informanti16 Dall’analisi sono esclusi gli informanti che alla domanda „varietà dialettale parlata“ hanno risposto con „altro“ o „nessuna“. per ogni stimolo, successivamente passeremo all’analisi più specifica relativa alle diverse zone e all’interno di questa suddivideremo in analisi autopercettiva (ossia l’osservazione dei dati provenienti da parlanti dell’area originaria del dato stimolo) ed eteropercettiva (ossia l’osservazione dei dati forniti da parlanti esterni all’area di provenienza dello stimolo). Per finalizzare l’analisi confronteremo quindi le risposte date dagli informanti con la reale provenienza dello stimolo al fine di trarne qualche conclusione.

6.2.2. Stimolo 1 – Arabba (Livinallongo del Col di Lana)

Osservazioni generali

Il primo stimolo al quale sono stati sottoposti i nostri informanti è rappresentativo della varietà dialettale di Livinallongo del Col di Lana, comune della provincia di Belluno. Precisamente, la varietà contenuta nel campione audio è stata rilevata ad Arabba, frazione del suddetto comune. La varietà di Livinallongo del Col di Lana viene generalmente inserita tra le parlate ladine sellane (capitolo ). La cartina che segue illustra le località selezionate e la quantità di risposte per luogo secondo i nostri informanti: 

Notiamo immediatamente che l’area di localizzazione delle risposte è molto vasta. In area ladina sellana sono state localizzate in tutto 68 risposte su 90, quattro risposte sono registrate in area cadorino-comeliana, due risposte nell’alto Trentino, una risposta nel basso Trentino e due in Valbelluna. Cinque risposte sono localizzate altrove, fuori dall’area di ricerca.

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Di seguito possiamo visualizzare i dati provenienti dai soli informanti ladini sellani:

Ciò che si evince dalla cartina soprastante è che dei 36 informanti locutori di una varietà dialettale ladina sellana, 34 hanno localizzato lo stimolo in questione all’interno dell’area ladina. Due risposte sono registrate altrove, una in Agordino e una al di fuori dell’area di ricerca. I parlanti ladini hanno dunque percepito la varietà proposta nel campione audio come una varietà ladina. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Le risposte provenienti dalle vallate agordina e zoldana per lo stimolo numero 1 sono le seguenti:

Possiamo notare che 22 informanti su 28 hanno localizzato lo stimolo in area ladina. Due risposte sono registrate in area cadorino-comeliana, una risposta in Valbelluna, una nell’alto Trentino e una fuori dall’area di ricerca. Questo significa che la maggior parte degli informanti agordini e zoldani ha ritenuto che si trattasse di una varietà ladina sellana.  

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Gli informanti delle varietà cadorine e comeliane hanno risposto come segue:

I 18 informanti provenienti dall’area cadorino-comeliana hanno dato risposte eterogenee. Vediamo che l’area di localizzazione è relativamente estesa, diverse località sono state selezionate, ma nessuna area registra la maggioranza delle risposte. Un addensamento (otto risposte su 18) è riscontrabile in area ladina sellana, ma le altre nove risposte sono distribuite in diversi luoghi. Gli informanti cadorini e comeliani non hanno percepito questo stimolo in maniera uniforme. Per loro non si tratta univocamente di uno stimolo ladino. 

Eteropercezione – Valbelluna

Le risposte dei quattro parlanti di varietà della Valbelluna sono state le seguenti:

Trattandosi di soli quattro informanti, è possibile solamente visualizzare le risposte senza poter delineare una tendenza. 

Eteropercezione – Altro

Quanto detto poc’anzi a proposito del numero di informanti può essere ribadito per quanto riguarda le risposte provenienti da informanti esterni all’area di ricerca. La cartina seguente ci mostra che due informanti su quattro hanno scelto l’area ladina, mentre gli altri due hanno collocato lo stimolo altrove: 

Sintesi

Riassumendo, possiamo dire che, in linea generale, lo stimolo relativo alla varietà dialettale di Livinallongo del Col di Lana è stato classificato dalla maggior parte dei nostri informanti come ladino. Logicamente, bisogna tenere presente che tra i 90 informanti totali, 13 provengono proprio dal suddetto paese, ma, anche osservando solamente i dati eteropercettivi (ovvero non calcolando i 36 informanti ladini), vediamo che 31 informanti su 54 localizzano questa parlata nella sua reale zona di appartenenza. 

6.2.3. Stimolo 3 – Cencenighe Agordino

Osservazioni generali

Il terzo stimolo al quale abbiamo sottoposto i nostri informanti è rappresentativo della varietà dialettale di Cencenighe Agordino, località situata nel bacino idrografico del Cordevole, in provincia di Belluno. Si tratta di una varietà di tipo veneto (Pellegrini 1977 la definisce ladino-veneta poiché egli la considera una zona di transizione tra il ladino centrale e i dialetti veneti).
Le risposte generali a questo stimolo sono state le seguenti: 

Da quanto emerge dalla cartina soprastante possiamo notare che: 56 risposte sono state localizzate nell’area agordino-zoldana, sette in area ladina sellana, 15 in area cadorino-comeliana, cinque in Valbelluna e uno del basso Trentino. Le sei risposte rimanenti sono localizzate altrove. Di queste, tre sono localizzate nelle vicinanze della città di Trento. In generale dunque, possiamo dire che questo stimolo è stato percepito come agordino dalla maggior parte degli informanti. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Per l’analisi autopercettiva di questo stimolo sono stati selezionati solamente gli informanti provenienti da località agordine. La visualizzazione grafica delle risposte si mostra come segue: 

Fatta eccezione per due informanti che hanno localizzato lo stimolo rispettivamente in area ladina e in Valbelluna, 26 dei 28 informanti agordini hanno localizzato questo stimolo all’interno della loro area. Ciò significa che questi informanti hanno riconosciuto che si trattava di una varietà agordina e l’hanno localizzata nella propria area di appartenenza.  

Eteropercezione – Ladinia sellana

Per quanto riguarda invece i 36 informanti provenienti da località della Ladinia sellana, i risultati per lo stimolo in questione sono stati i seguenti:

Notiamo che 27 dei 36 informanti provenienti da località ladine sellane hanno localizzato lo stimolo numero 3 in area agordino-zoldana, quattro in area ladina e due in Valbelluna. Le rimanenti tre risposte sono registrate altrove, due di queste vicino a Trento.
La varietà proposta è stata classificata come agordina dalla maggior parte degli informanti ladini. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

La percezione dello stimolo numero 3 da parte degli informanti locutori di varietà cadorine e comeliane può essere visualizzata come segue: 

La cartina soprastante mostra che 15 dei 18 informanti provenienti da località cadorine e comeliane hanno localizzato lo stimolo in questione zona cadorino-comeliana, la loro zona. Un informante ha localizzato lo stimolo a Cortina d’Ampezzo e un altro a Transacqua, in Trentino. Osserviamo quindi che lo stimolo in questione, all’ascolto dei parlanti cadorini e comeliani, non è avvertito come uno stimolo agordino, bensì come rappresentativo della loro zona di appartenenza.  

Eteropercezione – Valbelluna

I quattro informanti provenienti dalla Valbelluna hanno dato le seguenti risposte: 

Dalla cartina vediamo che tre dei quattro informanti della Valbelluna hanno collocato la parlata in area agordina, ma non possono caratterizzare una tendenza visto l’esiguo numero.

Eteropercezione – Altro

Per i quattro informanti provenienti da Bolzano, Bressanone e Predaia registriamo le seguenti risposte: 

In questo caso la localizzazione è avvenuta altrove e nessun informante ha collocato il campione audio ascoltato in area agordina. 

Sintesi

In linea generale, il terzo stimolo rappresentativo della varietà di Cencenighe Agordino è stato classificato dalla maggior parte degli informanti come varietà agordina. Fanno eccezione i parlanti cadorini e comeliani che ritengono questa varietà come una parlata della propria zona. Considerando i dati senza gli informanti agordini e zoldani, possiamo vedere che 30 informanti su 62 (poco meno della metà) ritengono che si tratti di una varietà agordina. 

6.2.4. Stimolo 5 – Alba (Canazei)

Osservazioni generali 

Il quinto stimolo al quale abbiamo sottoposto i nostri informanti rappresenta la varietà di Canazei, nella trentina val di Fassa (capitolo ). Il rilevamento della varietà è stato effettuato precisamente nella frazione di Alba. Si tratta di una varietà tradizionalmente considerata ladina sellana. Presentiamo di seguito le risposte generali che i nostri informanti hanno dato a questo stimolo:

Come possiamo vedere dalla cartina soprastante, i dati fanno notare immediatamente un addensamento di risposte all’interno dell’area ladina. Nella Ladinia si registrano infatti 60 risposte su 90 totali. In area cadorino-comeliana si registrano nove risposte, otto in zona agordino-zoldana, una nel basso Trentino e due in Valbelluna. Le rimanenti dieci risposte sono collocate fuori dall’area di ricerca. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Estrapolando solamente le risposte degli informanti provenienti dall’area ladina sellana, possiamo osservare i seguenti risultati:

Dei 36 informanti ladini, 31 hanno localizzato lo stimolo in questione proprio in area ladina. Due risposte sono state localizzate in Agordino e tre risposte fuori dall’area di ricerca. Ciò significa che la maggior parte dei componenti di questo gruppo ha categorizzato lo stimolo in questione come ladino. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Per quanto riguarda la percezione di questo quinto stimolo da parte degli informanti agordini e zoldani, possiamo osservare i seguenti risultati: 

Notiamo che l’area di localizzazione è molto estesa, nonostante che la maggior parte delle risposte si collochi comunque ancora in area ladina: 19 informanti su 28 pensano che la varietà ascoltata sia ladina, quattro la collocano in zona cadorino-comeliana, due in Agordino e tre altrove.

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Gli informanti cadorino-comeliani hanno localizzato lo stimolo rappresentativo di Canazei come segue: 

Notiamo subito che le risposte sono eterogenee e si estendono su un’area più vasta. Un addensamento è registrato in area ladina con sette risposte su 18. Le altre undici risposte sono così distribuite: quattro in area cadorina-comeliana, tre in area agordino-zoldana, una nel basso Trentino, una in Valbelluna e due altrove. Il gruppo di informanti cadorini e comeliani non fornisce risposte univoche. 

Eteropercezione – Valbelluna

I quattro informanti della Valbelluna hanno risposto come segue:

Due delle quattro risposte provenienti dalla Valbelluna sono registrate in area ladina, una in Agordino e una in Valbelluna.  

Eteropercezione – Altro 

Gli informanti provenienti da località esterne alla zona d’inchiesta hanno dato quattro risposte diverse, nessuna localizzata in area ladina. 

Sintesi

In linea di massima, lo stimolo fassano rappresentativo di Canazei è stato classificato come idioma ladino. Contando solamente le risposte eteropercettive possiamo vedere che 29 informanti su 54 considerano ladina questa varietà. Fanno eccezione le risposte provenienti dal Cadore e dal Comelico i quali hanno localizzato lo stimolo in diversi luoghi

6.2.5. Stimolo 6 – Belluno

Osservazioni generali 

Lo stimolo numero 6 è rappresentativo della varietà dialettale di Belluno, capoluogo dell’omonima provincia. Secondo la carta dei dialetti di Pellegrini si tratta di un dialetto di tipo veneto (cfr. Pellegrini 1977) Osserviamo di seguito i dati generali raccolti: 

Esaminando la cartina soprastante, ciò che colpisce è l’eterogeneità dei luoghi selezionati: ci troviamo di fronte a un totale di 49 località diverse diffuse su un’area molto ampia. L’addensamento più consistente si registra a Belluno e in tutta la Valbelluna (28 informanti su 90), ma anche diverse località dell’Agordino sono state selezionate (23 informanti su 90). In area ladina si contano undici risposte, mentre in zona cadorino-comeliana se ne contano sei. Nell’alto Trentino le risposte registrate sono tre, mentre nel basso Trentino sono quattro. Fuori dall’area di ricerca sono state collocate in tutto 15 risposte su 90. In generale possiamo dire che nessuna area spicca in termini di risposte: in Valbelluna si rileva l’addensamento più importante, ma non assoluto. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

La percezione da parte degli informanti della Valbelluna è possibile, ma probabilmente non così significativa in quanto, in presenza di soli quattro informanti, è difficile poter delineare una tendenza. Le risposte sono state le seguenti:

Due dei quattro informanti hanno collocato la varietà in Valbelluna, mentre le altre due risposte sono registrate in Friuli e in Trentino. 

Eteropercezione – Ladinia sellana

Gli informanti provenienti dalla Ladinia sellana hanno risposto come segue: 

Possiamo notare immediatamente una grande differenziazione nelle risposte: nove su 36 sono localizzate a Belluno e in località limitrofe, sette in area agordino-zoldana, sei in area ladina, quattro in area cadorino-comeliana, tre nell’alto Trentino e due nel basso Trentino. Altre quattro risposte sono registrate fuori dall’area di ricerca. Rileviamo dunque un’ambiguità nelle risposte. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldani hanno fornito le seguenti risposte:

Dei 28 informanti agordini e zoldani totali, dieci hanno stabilito che si tratta di una varietà agordina e otto di una varietà bellunese. Tre hanno localizzato lo stimolo in area ladina sellana, due in area cadorino-comeliana e le rimanenti cinque risposte sono state localizzate altrove. Constatiamo dunque che nemmeno in questo caso possiamo parlare di univocità delle risposte, in quanto laddove si registrano addensamenti, questi non rappresentano la maggioranza delle risposte date.  

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Gli informanti della zona cadorino-comeliana hanno localizzato lo stimolo rappresentativo della parlata di Belluno come segue:

Osserviamo la seguente distribuzione delle risposte: otto informanti su 18 hanno localizzato la parlata in Valbelluna, cinque in zona agordino-zoldana, uno in area ladina, uno in Cadore e tre altrove.

Eteropercezione – Altro

I quattro informanti provenienti dalla zona esterna all’area di ricerca hanno risposto come segue: 

Nessun informante ha collocato questo stimolo in Valbelluna.

Sintesi

Lo stimolo rappresentativo della varietà dialettale di Belluno è stato localizzato in diversi luoghi. Addensamenti sono presenti in Valbelluna e in Agordino, ma non si tratta della maggioranza assoluta delle risposte. Gli informanti agordino-zoldani sostengono si tratti di una varietà parlata nella loro zona, quelli ladini non forniscono dati uniformi e solo due informanti bellunesi, pur essendo numericamente limitati, sostengono si tratti di una varietà bellunese. La percezione generale non può quindi essere indirizzata verso una sola area, ma è distribuita su un vasto territorio. 

6.2.6. Stimolo 7 – La Villa (Badia)

Osservazioni generali 

Lo stimolo di cui ci occuperemo nei paragrafi che seguiranno è rappresentativo della varietà di Badia, in provincia di Bolzano. La rilevazione del campione audio è stata effettuata nella frazione di La Villa. Si tratta di una varietà ladina sellana come abbiamo precedentemente illustrato nel capitolo .
La cartina sottostante mostra come gli informanti hanno percepito e collocato questa varietà:

La cartina soprastante illustra la seguente distribuzione delle risposte: 56 informanti su 90 ritengono che si tratti di una varietà ladina, sette hanno collocato lo stimolo in area cadorino-comeliana, una risposta è registrata in Agordino, due nell’alto Trentino, una nel basso Trentino e le rimanenti 25 risposte sono distribuite in maniera molto differenziata in diverse località situate fuori dall’area di ricerca. Interessante è notare altresì che la maggior parte delle risposte colorate in giallo si situano in un territorio linguisticamente germanico. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Osserviamo le risposte fornite dai 36 informanti ladini relativamente allo stimolo della varietà ladina di Badia: 

Dei 36 informanti provenienti dalla zona ladina, 32 hanno collocato lo stimolo in area sellana, mentre i rimanenti quattro informanti l’hanno collocata in quattro località diverse: una risposta è stata collocata in Agordino, una in Cadore, una nell’alto Trentino e un’altra fuori dall’area di ricerca. Possiamo quindi affermare che la grande maggioranza degli informanti di questo gruppo ha percepito lo stimolo di La Villa come rappresentativo di una varietà ladina. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Le risposte degli informanti agordini e zoldani sono osservabili attraverso la seguente cartina geografica:

I 28 informanti agordini e zoldani hanno collocato lo stimolo badiotto nel modo seguente: 17 su 28 l’hanno considerato ladino, due l’hanno interpretato come una varietà cadorino-comeliana e nove l’hanno invece localizzata fuori dall’area di ricerca. Nella fattispecie, possiamo notare che le localizzazioni esterne all’area di ricerca si regristrano in territori dove si parlano dialetti di tipo germanico. Dai nostri dati si evince che gli informanti agordini e zoldani hanno classificato questo stimolo come ladino. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Per quanto riguarda le risposte degli informanti cadorini-comeliani, i risultati sono i seguenti:

Interessante è notare che su 18 informanti, solamente otto abbiano localizzato la parlata in area ladina. La maggior parte delle risposte si situa al di fuori della zona ladina: due risposte sono registrate a Santo Stefano di Cadore, una risposta è registrata nel basso Trentino mentre le altre sette risposte sono state collocate in luoghi diversi fuori dall’area di ricerca (anche in questo caso in territori germanici). Le risposte sono quindi ambigue. 

Eteropercezione – Valbelluna

I quattro informanti della Valbelluna hanno risposto come segue: 

Nessun informante ha collocato la varietà dello stimolo in questione in area ladina. Interessante è notare però che tre risposte su quattro si collocano in territori di idioma germanico.

Eteropercezione – Altro

I rimanenti quattro informanti hanno risposto così: 

Dei quattro informanti totali, due hanno collocato la varietà in area ladina, mentre gli altri due l’hanno localizzata in area germanofona. 

Sintesi

La situazione può essere schematizzata nel modo seguente: osservando i risultati generali si direbbe che la varietà è stata riconosciuta come ladino, ma bisogna comunque tenere conto delle tante risposte collocate in diversi punti e fuori dall’area di ricerca. I parlanti ladini hanno classificato questa varietà come una varietà appartenente alla loro stessa area. Anche gli informanti agordini e zoldani l’hanno percepita come ladina. Gli informanti cadorini e comeliani, invece, hanno fornito risposte differenziate. Da non trascurare è il dato sulle localizzazioni nelle aree dialettalmente germaniche: quasi un terzo degli informanti localizza la varietà proposta in questi territori. In generale si può notare che le risposte sono geograficamente collocate in prevalenza verso nord. 

6.2.7. Stimolo 8 – Tarzo

Osservazioni generali

L’ottavo stimolo al quale sono stati sottoposti i nostri informanti è rappresentativo della varietà di Tarzo, in provincia di Treviso, una varietà italoromanza di tipo veneto (cfr. Pellegrini 1977). Per questo stimolo registriamo una risposta vuota. Le risposte totali sono state quindi 89.
Vediamo quali sono state le localizzazioni generali dei nostri informanti a questo stimolo:  

La prima osservazione che possiamo fare è che, in generale, le risposte sono localizzate per la maggior parte verso sud: rispetto allo stimolo precedente, ad esempio, si registra un numero molto basso di risposte in territori settentrionali. Ciononostante, nessuna area spicca per numero di risposte. Vediamo addensamenti tra la zona della Valbelluna (35 su 89) e dell’Agordino (21 su 89). Undici risposte sono collocate nella zona trevigiana. In Cadore troviamo una sola risposta, nella zona ladina otto, nell’alto Trentino tre, nel basso Trentino una. Nove risposte sono localizzate in differenti luoghi fuori dall’area di ricerca. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione 

Un’analisi autopercettiva non è possibile in quanto non abbiamo a disposizione informanti provenienti da questa zona. 

Eteropercezione – Ladinia sellana

I parlanti ladini hanno fornito le seguenti risposte allo stimolo rappresentativo della varietà trevigiana di Tarzo:

I risultati mostrano che i parlanti ladini hanno localizzato la varietà in diversi luoghi. Un addensamento è riscontrabile in area agordina con undici informanti su 36, segue la Valbelluna con dieci informanti su 36. Tuttavia si possono registrare risposte localizzate su una superficie abbastanza estesa: tre informanti hanno collocato questa varietà in territorio linguistico germanico, tre l’hanno localizzata nella propria area (ladina). Solamente due informanti hanno riconosciuto lo stimolo come una varietà trevigiana, mentre altri tre l’hanno collocata nell’alto Trentino.

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldano hanno risposto come segue: 

Da parte degli informanti agordini e zoldani abbiamo una costruzione dello spazio linguistico leggermente diverso da quello percepito dai ladini sellani: qualche risposta in più è collocata in Valbelluna (dodici su 28), sei sono collocate in area trevigiana, tre risposte in area ladina, quattro in Agordino, una nel basso Trentino, una in Cadore, una altrove. La superficie di estensione delle risposte si estende dall’area ladina fino al territorio trevigiano per una distanza in linea d’aria di circa 100 chilometri. Ciò che si evince dalla cartina è una percezione ambivalente decisamente della varietà. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

I risultati provenienti dagli informanti cadorini e comeliani sono stati i seguenti: 

Nove dei 18 informanti cadorini e comeliani hanno collocato lo stimolo in questione in Valbelluna. Un solo informante ha stabilito che si trattasse di uno stimolo ladino, sei lo hanno ritenuto agordino e due trevigiano. Riscontriamo anche qui una forte mancanza di univocità. 

Eteropercezione – Valbelluna

I quattro informanti della Valbelluna hanno risposto come segue: 

Un solo informante ha collocato lo stimolo in questione in area trevigiana, gli altri tre informanti lo hanno considerato come bellunese. 

Eteropercezione – Altro

I rimanenti quattro informanti hanno collocato lo stimolo in quattro località diverse. La località più vicina alla zona trevigiana è Limana, mentre le altre località si trovano a diversi chilometri di distanza rispetto all’area trevigiana.  

Sintesi

Riepilogando possiamo dire che, nell’insieme, i nostri informanti hanno localizzato questa varietà geograficamente più a sud e che, a parte qualche eccezione, non si registrano molte risposte in territori germanici come era successo con lo stimolo badiotto. Significa che una differenza tra le varietà, in linea generale, è riscontrata. Tuttavia, non siamo in possesso di dati univocamente localizzati. Addensamenti sono registrati in Valbelluna, ma si tratta di una maggioranza relativa. Lo stimolo trevigiano di Tarzo è stato quindi considerato in maniera diversa a seconda degli informanti. 

6.2.8. Stimolo 10 – Canal San Bovo

Osservazioni generali 

Lo stimolo numero 10 è rappresentativo della parlata di Canal San Bovo, in provincia di Trento. Si tratta di una varietà italoromanza di tipo veneto (cfr. Pellegrini 1977). Le risposte che i 90 informanti hanno dato a questo stimolo sono osservabili sulla seguente cartina:

Dalla cartina soprastante osserviamo innanzitutto che le risposte sono distribuite su un’area estesa. Esse sono state così localizzate: 24 risposte su 90 sono registrate in area agordino-zoldana così come per la zona bellunese. Per la zona ladina si registrano dieci risposte, mentre invece per l’alto Trentino se ne registrano cinque. Le risposte localizzate nel basso Trentino sono cinque, mentre per la zona trevigiana si riscontra una sola risposta. Nove localizzazioni si trovano in area cadorino-comeliana e dodici sono fuori dall’area di ricerca con un leggero addensamento nelle vicinanze della città di Trento. Ci troviamo di fronte, ancora una volta, a un panorama di risposte ambigue nel quale nessuna area emerge in termini numerici. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Un’analisi autopercettiva non è possibile in quanto non siamo a disposizione di informanti provenienti da quella zona.

Eteropercezione – Ladinia sellana

Osserviamo i risultati relativi agli informanti parlanti delle varietà ladine sellane: 

Le risposte provenienti dai parlanti ladini si addensano in area agordino-zoldana con 14 risposte su 36. Cinque risposte sono localizzate nell’alto Trentino, tre in Valbelluna, tre in area cadorino-comeliana, una nel basso Trentino e quattro in area ladina. Sei risposte sono registrate altrove. Anche per quanto riguarda le risposte dei parlanti ladini riscontriamo un’eterogeneità delle risposte e una localizzazione su un ampio territorio.

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Osserviamo di seguito i dati provenienti dai locutori dell’Agordino e della val di Zoldo: 

La distribuzione delle risposte dei parlanti agordini e zoldani è la seguente: 13 risposte su 28 si registrano in Valbelluna, cinque nella loro zona agordina, tre in area ladina, tre nel basso Trentino, uno in area trevigiana e tre altrove. Questo stimolo sembra quindi essere stato classificato soprattutto come bellunese. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Osserviamo di seguito le risposte provenienti dagli informanti cadorini e comeliani:

Dalla cartina evinciamo un addensamento delle risposte proprio in area cadorino-comeliana. In Valbelluna gli informanti cadorini e comeliani hanno localizzato cinque risposte e mentre Agordino ne hanno collocate quattro. Una risposta è localizzata in area ladina e una nel basso Trentino. Benché ci troviamo di fronte a uno scenario eterogeneo, è interessante notare che questo gruppo di informanti percepisce questa varietà come vicina alle parlate cadorine e comeliane della propria zona. 

Eteropercezione – Valbelluna

Per le risposte provenienti dalla Valbelluna abbiamo il seguente scenario:

Nessun informante ha collocato lo stimolo nella sua zona di reale appartenenza, ma due risposte sono collocate in Valbelluna, nella loro propria area.

Eteropercezione – Altro

I rimanenti quattro informanti hanno collocato lo stimolo in quattro luoghi diversi, ma situati leggermente più a occidente, verso il Trentino benché nessuno abbia collocato lo stimolo realmente all’interno dell’area alla quale appartiene. 

Sintesi

Le risposte allo stimolo rappresentativo della varietà di Canal San Bovo sono ambigue e si estendono su un’area assai vasta. In generale, nessuna area spicca per numero di risposte. La percezione di questa varietà non è sistematica dipende dai singoli informanti. 

6.2.9. Stimolo 11 – Cortina d’Ampezzo

Osservazioni generali 

L’undicesimo stimolo è rappresentativo della varietà dialettale di Cortina d’Ampezzo. Come abbiamo precedentemente spiegato nel capitolo , la posizione della varietà di Cortina d’Ampezzo è problematica in quanto alcuni linguisti la considerano ladina sellana, altri invece la includono tra le parlate cadorine. Basandoci sulla proposta di Kattenbusch 1988, facciamo rientrare questa varietà tra le parlate ladine sellane. La cartina seguente mostra quali sono state le risposte degli informanti per questo stimolo: 

Osserviamo lo scenario seguente: 60 informanti su 90 hanno collocato questo stimolo proprio a Cortina d’Ampezzo (che conta da sola 45 risposte), nelle immediate vicinanze ma comunque in area ladina. La zona cadorino-comeliana conta dodici rispose, l’area agordino-zoldana ne conta quattro. Due risposte sono registrate nell’alto Trentino, due in Valbelluna e dieci altrove su una superficie molto ampia. Anche in questo caso, sebbene che meno rispetto allo stimolo numero 7, notiamo qualche risposta in territorio germanico. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Le risposte fornite dai soli informanti delle località ladine sellane sono osservabili attraverso la seguente cartina:

La distribuzione delle risposte dei 36 informanti ladini è la seguente: 29 risposte sono state collocate all’interno dell’area ladina, tre risposte sono situate in area cadorino-comeliana, due in agordino-zoldano, una nell’alto Trentino e un’altra risposta altrove. Tutto sommato possiamo dire di trovarci di fronte a uno scenario abbastanza uniforme: i parlanti ladini hanno ritenuto ladino questo stimolo e lo hanno collocato all’interno della propria area di appartenenza. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Le risposte provenienti dagli informanti agordini e zoldani sono le seguenti:  

Osserviamo che la maggior parte degli informanti agordini e zoldani ha collocato la varietà dello stimolo in area ladina con 17 risposte su 28. Sei risposte sono state collocate in area cadorino-comeliana, una risposta si registra in Agordino e quattro altrove. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Le risposte degli informanti cadorini e comeliani possono essere visualizzate come segue:

Le risposte provenienti dai territori cadorini e comeliani si concentrano a Cortina d’Ampezzo e nelle immediate vicinanze con dodici risposte su 18. Tre risposte sono state collocate all’interno del loro territorio, una in Agordino e due altrove. Ciò significa che all’ascolto dello stimolo, questo gruppo di informanti ha ritenuto che si trattasse di una varietà ladina. 

Eteropercezione – Valbelluna

La cartina sottostante mostra che un solo informante su quattro ha collocato lo stimolo numero 11 in area ladina. Le altre localizzazioni sono varie e spaziano su una superficie abbastanza estesa. 

Eteropercezione – Altro

Gli informanti esterni all’area di ricerca non hanno riconosciuto la parlata come una varietà ladina e l’hanno localizzata in quattro località diverse.

Sintesi

Per sintetizzare possiamo dire che lo stimolo rappresentativo di Cortina d’Ampezzo, è stato ritenuto dalla maggior parte degli informanti come una varietà ladina. Non solamente per la grande presenza di parlanti ladini tra gli informanti, ma anche perché gli informanti esterni alla zona ladina hanno localizzato questo stimolo a Cortina, possiamo dire che in questo caso la provenienza dello stimolo corrisponde alle risposte percettive degli informanti. Per quanto riguarda questo stimolo, gli informanti cadorini e comeliani hanno sorprendentemente dimostrato coesione nelle risposte. 

6.2.10. Stimolo 12 – Auronzo di Cadore

Osservazioni generali 

Il campione audio numero dodici è rappresentativo della varietà dialettale di Auronzo di Cadore, località situata nell’omonima valle. La cartina sottostante raccoglie tutte le risposte provenienti dai nostri 90 informanti: 

Le risposte schematizzate dalla cartina presentano il seguente scenario: innanzitutto notiamo subito l’eterogeneità e l’ampia diffusione delle risposte. Dei 90 informanti chiamati a localizzare questo stimolo, 24 hanno ritenuto si trattasse di uno stimolo cadorino-comeliano, 42 lo collocano in area agordino-zoldana, dodici in area ladina, due in Valbelluna e due nell’alto Trentino. Questo significa che poco più della metà dei nostri informanti ha avvertito lo stimolo in questione come rappresentativo di una varietà agordina e non cadorina. 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Osserviamo più da vicino le risposte provenienti dai soli informanti cadorini e comeliani: 

All’ascolto di uno stimolo della loro propria zona, gli informanti cadorini e comeliani hanno reagito nella maniera seguente: 16 informanti su 18 stimano che si tratti di una varietà cadorino-comeliana mentre solamente due ritengono si tratti di una parlata agordina. Questo gruppo ha quindi identificato che si trattava di una parlata della propria zona. 

Eteropercezione – Ladinia sellana

Gli informanti ladini sellani, dopo aver ascoltato lo stimolo di Auronzo, hanno fornito le seguenti risposte:

La cartina soprastante mostra dei dati molto interessanti: in questo caso, un grande addensamento di risposte si registra in area agordina con 18 risposte su 36. Sette informanti l’hanno valutata come una varietà ladina sellana, due come una varietà bellunese e solamente tre informanti l’hanno considerata cadorina. Significa che più persone credono si tratti di una varietà della propria area, piuttosto che di una cadorina. Sei risposte sono registrate fuori dall’area di ricerca, concentrate nei paraggi di Trento. In ogni caso, la maggioranza relativa degli informanti ritiene che si tratti di una varietà agordina. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldani hanno risposto nel modo seguente: 

Gli informanti agordini hanno valutato che questo stimolo fosse rappresentativo di una varietà agordina e la maggior parte di essi (19 su 28) ha quindi localizzato la varietà nella propria area di provenienza. Tre informanti ritengono che si tratti di una varietà ladina sellana, uno pensa che sia una parlata dell’alto Trentino e una risposta è stata collocata altrove. Solamente quattro informanti ritengono che si tratti di una varietà cadorina. 

Eteropercezione – Valbelluna

Dei quattro informanti bellunesi, due ritengono che si tratti di una varietà agordina come mostra la cartina sottostante:

Eteropercezione – Altro

Gli informanti esterni all’area di ricerca hanno collocato le risposte in area ladina (due su quattro), una risposta è collocata nell’alto Trentino e una altrove.

Sintesi

Fatta eccezione per gli informanti cadorini e comeliani i quali percepiscono lo stimolo in questione in maniera diversa rispetto agli altri informanti, la tendenza generale è che questo stimolo sia percepito più come agordino che come cadorino. Gli stessi agordini localizzano la parlata nella propria zona. 

6.2.11. Stimolo 13 – Selva di Val Gardena

Osservazioni generali 

Il tredicesimo stimolo costituisce un esempio della varietà di Selva di Val Gardena, in provincia di Bolzano. Si tratta di una delle varietà ladine sellane (capitolo ).
Osserviamo di seguito le risposte di tutti gli informanti per questo stimolo:

La cartina soprastante mostra che la maggior parte degli informanti totali ha localizzato questa parlata in area ladina (58 risposte su 90). Due informanti hanno stabilito che si tratta di una varietà agordina, due cadorina, un informante ritiene che si tratti di una varietà del basso Trentino e un altro pensa che lo stimolo sia bellunese. Interessante è notare che 26 risposte sono localizzate fuori dall’area di ricerca, anche in territori dialettalmente germanici. Ad esempio, 13 risposte sono registrate nel solo paese di Castelrotto all’interno del quale si parla un dialetto germanico dell’Alto Adige (capitolo ). 

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Le risposte provenienti dai soli informanti ladini hanno dato i seguenti risultati:

Notiamo che la maggior parte delle risposte, precisamente 20 su 36, si colloca in area ladina, ma interessante è osservare che l’abitato di Castelrotto, dove ufficialmente si parla un dialetto tedesco altoatesino (cfr. Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige 2012, 6), registra dodici risposte (in giallo perché territorio linguisticamente diverso rispetto a quello nell’inchiesta). Ipotizziamo che questo grande numero di risposte registrate a Castelrotto sia da ricondurre forse alla difficoltà di localizzare esattamente un punto su una carta geografica. In Cadore si registrano due risposte, nella parte bassa del Trentino una, così come in Valbelluna. Altre 14 risposte si registrano fuori dall’area di ricerca. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldani hanno fornito le seguenti risposte:

Possiamo vedere che 21 risposte su 28 sono localizzate in area ladina mentre le rimanenti sette risposte sono localizzate altrove. Tre delle risposte segnate in giallo sulla cartina sono localizzate in territorio germanico, ma si potrebbe pensare a un parziale margine d’errore da parte degli informanti. Gli agordini e gli zoldani hanno dunque percepito questa varietà come una parlata ladina.

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Le risposte provenienti da parlanti cadorini e comeliani sono le seguenti: 

Le risposte provenienti dal Cadore e dal Comelico sono state localizzate prevalentemente in area ladina con 13 risposte su 18. Una risposta è stata collocata in Agordino, un’altra in Cadore e le due rimanenti sono state collocate fuori dall’area di ricerca.

Eteropercezione – Valbelluna

Due dei quattro informanti provenienti dalla Valbelluna hanno collocato lo stimolo in area ladina, uno in Agordino e un altro altrove. 

Eteropercezione – Altro

Tra gli informanti provenienti dall’esterno dell’area di ricerca, contiamo due risposte collocate in area ladina, una in Cadore e una altrove. 

Sintesi

In sintesi possiamo dire che la maggior parte degli informanti ha valutato la varietà di Selva di Val Gardena come ladina e collocandola all’interno di quest’area. L’analisi autopercettiva ha mostrato che i parlanti ladini hanno riconosciuto la parlata nel campione audio come una varietà ladina e anche i dati eteropercettivi provenienti dall’Agordino/Zoldano e dal Cadore/Comelico hanno mostrato che lo stimolo è stato percepito come ladino ed è stato localizzato all’interno dell’area stessa. Per quanto riguarda gli informanti bellunesi e quelli provenienti fuori area di ricerca, abbiamo visto che la metà di essi ha riconosciuto lo stimolo come ladino, anche se il numero di informanti rimane limitato. 

6.2.12. Stimolo 14 – Costalta di Cadore

Osservazioni generali 

Questo stimolo rappresenta la varietà di San Pietro di Cadore e la rilevazione è stata effettuata precisamente nella frazione di Costalta, nella val Comelico, in provincia di Belluno.
Le risposte dei nostri 90 informanti a questo stimolo sono schematizzate nella cartina seguente:

Si può notare subito che le risposte sono eterogenee: molte sono le località rappresentate seppur con poche risposte. La situazione che ci si presenta può essere riassunta come segue: 36 risposte su 90 sono state localizzate in area ladina, 23 al di fuori dell’area di ricerca, 15 nella zona del Cadore e del Comelico, sei all’interno dell’area agordino-zoldana, sei nell’alto Trentino e quattro nel basso Trentino. Delle 23 risposte colorate di giallo sulla cartina, possiamo notare che esse si concentrano nella parte a est, precisamente tra la val Pusteria (Vandoies) e fino a Trento. Più di un terzo degli informanti considera lo stimolo come ladino, quando questo invece rappresenta una varietà comeliana.

Osservazioni specifiche

Autopercezione

Le risposte che i parlanti cadorini e comeliani hanno dato rispetto a questo stimolo sono le seguenti: 

Vediamo che la metà delle risposte (nove su 18) si situa in territorio cadorino e comeliano, quattro risposte in area ladina, una risposta si registra nel basso Trentino, una risposta in Agordino e due altrove, precisamente a Trento e Fagagna. Il risultato può sorprendere perché significa che la metà dei nostri informanti non ha riconosciuto che si trattava di uno stimolo della propria area.

Eteropercezione – Ladinia sellana

Passiamo ora all’eteropercezione dei parlanti ladini sellani. Tra gli informanti ladini notiamo il seguente scenario: 16 risposte su 36 totali sono state localizzate in area ladina, all’interno dell’area di provenienza dei parlanti stessi, cinque risposte si registrano all’interno dell’area agordino-zoldana, tre si trovano in Cadore e Comelico, tre nell’alto Trentino e nove altrove, di cui la maggior parte tra la val Pusteria e Trento.

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Il risultato delle risposte dei parlanti agordini e zoldani mostra 14 luoghi selezionati in area ladina sellana, tre in zona Cadore/Comelico, una risposta localizzata nel basso Trentino, una sola risposta in Agordino, tre nell’alto Trentino e le rimanenti sei risposte sono localizzate all’esterno dell‘ di ricerca. Tre risposte si trovano verso i territori germanofoni dell’Alto Adige e tre invece verso il Friuli. Le risposte sono troppo eterogenee per poter delineare una tendenza, ma la maggioranza relativa degli informanti sostiene che si tratti di una varietà ladina. La cartina sottostante mostra graficamente le localizzazioni scelte dagli informanti agordini e zoldani: 

Eteropercezione – Valbelluna

In Valbelluna, i quattro informanti a nostra disposizione hanno localizzato una risposta in area ladina, una nella zona del basso Trentino e due risposte a Trento. Nessuno ha quindi riconosciuto questo stimolo come rappresentativo di una varietà cadorino/comeliana. 

Eteropercezione – Altro

I quattro informantiesterni all’area di ricerca non hanno riconosciuto questa parlata come una varietà cadorina e l’hanno localizzata in quattro luoghi differenti come mostra la cartina sottostante:

Sintesi

Riepilogando quanto detto, possiamo affermare che questo stimolo è stato maggiormente riconosciuto come ladino sellano che come varietà cadorina o comeliana. Interessante è notare che proprio i parlanti di varietà cadorine e comeliane hanno localizzato questo stimolo anche al di fuori della propria area di appartenenza. D’altro canto, anche gli stessi ladini l’hanno localizzata nella loro area di appartenenza e anche per gli Agordini e Zoldani si tratta di ladino. 

6.2.13. Stimolo 15 – Predazzo 

Osservazioni generali

Lo stimolo numero 15 al quale abbiamo sottoposto i nostri informanti è rappresentativo della varietà di Predazzo, località della Val di Fiemme.
Mettendo insieme tutte le risposte (89 poiché un informante non ha risposto a questa domanda), ci troviamo di fronte al seguente scenario:

Innanzitutto notiamo che le risposte sono molto differenziate: l’area all’interno della quale sono state localizzate le risposte si estende su una superficie molto ampia, dalla Valle d’Aosta fino al Friuli. Sono rappresentate molte località, anche con un sola risposta. In generale osserviamo che, per tutte le aree, il numero di risposte è pressoché lo stesso per quasi tutte le zone: 16 risposte sono registrate nella zona dell’agordino-zoldano, dieci in area cadorino-comeliana, dodici in Valbelluna, dodici in area ladina, dodici nell’alto Trentino, quattro nel basso Trentino e 23 risposte sono registrate fuori dall’area di ricerca, in diversi luoghi, ma soprattutto in Trentino. Lo stimolo non è stato recepito in maniera univoca.

Osservazioni specifiche

Autopercezione

L’analisi autopercettiva è impossibile in quanto non abbiamo a disposizione informanti provenienti dalla suddetta zona.

Eteropercezione – Ladinia sellana

Di seguito riportiamo le risposte fornite dagli informanti ladini sellani:

La ripartizione delle risposte dei 36 informanti si presenta come segue: nove risposte sono state registrate nell’area dell’alto Trentino, sette in Agordino, quattro in area ladina, due in Cadore, quattro in Valbelluna, una nel basso Trentino e nove fuori dall’area di ricerca di cui quattro in Trentino. Le risposte dei ladini si concentrano dunque tra l’area di effettiva provenienza del campione e l’Agordino, benché quattro risposte siano registrate comunque in area ladina, ovvero nella zona di appartenenza degli informanti stessi. In definitiva possiamo dire che nessun’area emerge in termini numerici di risposte, la situazione rimane ambigua. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldani hanno risposto come segue: 

Vediamo dalla cartina soprastante che neanche qui i risultati sono univoci. Nessuna area registra un grande numero di risposte, bensì tutte le aree contengono dalle due alle sei risposte: l’area ladina registra sei risposte, la zona agordino-zoldana cinque, in Valbelluna sono state localizzate quattro risposte, all’interno dell’area cadorino-comeliana le risposte sono quattro, nell’alto Trentino due, così come nel basso Trentino e le rimanenti cinque risposte sono localizzate altrove, di cui una situata anche in Lombardia. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Le risposte degli informanti cadorini e comeliani sono registrate nella cartina sottostante:

Vediamo innanzitutto che nessuna risposta è stata localizzata nella zona di reale provenienza dello stimolo. Nella zona agordino-zoldana e in quella cadorino-comeliana si registrano rispettivamente quattro risposte, in Valbelluna tre, una risposta è osservabile in area ladina e una nel basso Trentino. Le rimanenti cinque risposte sono localizzate altrove, soprattutto nella zona friulana. La maggior parte delle risposte si registra dunque tra la propria zona di appartenenza, l’Agordino e la Valbelluna, ma ancora una volta, constatiamo una grande eterogeneità nelle risposte. 

Eteropercezione – Valbelluna

Le risposte degli informanti della Valbelluna sono registrate nella Valbelluna stessa (due su quattro), una nella zona di reale appartenenza dello stimolo e uno a Trento. 

Eteropercezione – Altro

I quattro informanti esterni all’area di ricerca hanno percepito che si trattava di una varietà trentina. Infatti tre risposte su quattro sono registrate in questa zona. Fa eccezione una risposta che è stata registrata in val di Fassa. È impossibile però delineare una tendenza a causa del numero limitato di informanti. 

Sintesi

In sintesi possiamo constatare che lo stimolo della varietà di Predazzo è stato percepito in differenti modi. Si tratta di uno scenario confuso, nel quale la maggior parte delle risposte registrate in zona fiemmese sono quelle provenienti da informanti ladini sellani. Gli informanti provenienti dalle altre zone forniscono dati piuttosto eterogenei.

6.2.14. Stimolo 16 – Casan (Ponte nelle Alpi)

Osservazioni generali 

Lo stimolo di Casan, una frazione del comune di Ponte nelle Alpi, situato in Valbelluna è stato recepito dai nostri informanti nel modo seguente: 

Dei 90 informanti a nostra disposizione, uno non ha dato risposta a questa domanda e due risposte non sono analizzabili.17 Al posto del luogo, la tabella dei dati ci mostra due indirizzi di posta elettronica. Crediamo si tratti di un errore tecnico. Il quadro generale che si presenta è il seguente: 35 informanti su 87 hanno localizzato la parlata in Valbelluna, di cui 14 nella sola città di Belluno. Nella zona trevigiana si registrano nove risposte, dodici in area agordino-zoldana, otto in area ladina, tre in area cadorino-comeliana, due nell’alto Trentino, due nel basso Trentino e 16 nell’area esterna alla ricerca, ma concentrate verso la provincia di Trento. Benché l’addensamento sia registrato in Valbelluna, il numero di persone che hanno localizzato la varietà fuori da questa è maggiore di quanti non l’abbiano invece considerata bellunese. Anche in questo caso possiamo dire di trovarci di fronte a risposte molto differenziate.

Osservazioni specifiche

Autopercezione

L’analisi autopercettiva è possibile ma conta solamente quattro informanti. Vediamo che essi hanno localizzato la parlata proprio nella loro vallata di appartenenza. 

Eteropercezione – Ladinia sellana

Per quanto riguarda gli informanti ladini sellani, riportiamo di seguito i risultati: 

Gli informanti ladini sellani hanno localizzato lo stimolo bellunese in diversi luoghi: dodici risposte su 36 sono registrate in Valbelluna, quattro in Agordino, cinque in area ladinia sellana, una nell’alto Trentino, una in Cadore, due nella zona di Treviso e nove altrove di cui sei sparse nella provincia di Trento. Si può constatare che gli informanti ladini sellani hanno recepito questo stimolo in modi molto diversi.

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Relativamente agli informanti agordini e zoldani notiamo una grande eterogeneità delle risposte con molte località rappresentate solamente da una risposta. In generale vediamo che undici risposte su 28 sono registrate in Valbelluna, quattro nel Trevigiano, tre in Agordino, due nel basso Trentino, una nell’alto Trentino,  una in Cadore e quattro altrove. 

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Per quanto riguarda le risposte provenienti dai nostri informanti cadorini e comeliani notiamo che le risposte si concentrano tra la Valbelluna (con otto risposte su 18) e l’Agordino (con quattro risposte). Le altre risposte sono registrate una in area ladina, una area cadorino-comeliana, tre in area trevigiana e una altrove:

Eteropercezione – Altro

Solo uno dei quattro informanti esterni all’area di ricerca ha localizzato lo stimolo in Valbelluna. Gli altri tre informanti hanno recepito la varietà come una parlata trentina e ladina. 

Sintesi

Per riassumere possiamo affermare che, nonostante la Valbelluna registri un numero abbastanza importante di risposte, la maggior parte dei nostri informanti ha localizzato la parlata di Casan in altre zone, diverse dalla Valbelluna. In linea generale le aree che registrano un importante numero di risposte, oltre alla Valbelluna sono le zone dell’Agordino e dello Zoldano così come il Cadore e il Comelico. Lo scenario generale è, ancora una volta, quello dell’eterogeneità.

6.2.15. Stimolo 17 – Vas (Quero – Vas) 

Osservazioni generali 

L’ultimo stimolo del nostro questionario rappresenta la varietà bellunese di Quero, nel comune di Quero-Vas. Si tratta di una varietà italoromanza di tipo veneto (cfr. Pellegrini 1977). Cinque dei 90 informanti non hanno risposto a questa domanda, mentre tre sono risultate indecifrabili.18 Due risposte, anziché contenere una località contengono un indirizzo di posta elettronica, mente la terza risposta contiene il nome di una località che non siamo stati in grado di decifrare. L’analisi si focalizza quindi su un totale di 82 risposte. Osserviamo la cartina sottostante per capire le risposte dei nostri informanti: 

Vediamo che nessun’area ha ottenuto la maggioranza assoluta delle risposte. Una maggioranza relativa si registra in Valbelluna (20 risposte su 82), area dalla quale proviene lo stimolo in questione. Seguono 17 risposte fuori dall’area di ricerca e concentrate nell’area attorno alla città di Trento, 13 risposte in Cadore/Comelico, sette in area ladina così come nell’alto Trentino, sei nel basso Trentino e cinque in Agordino. Nonostante in Valbelluna si registri un certo addensamento, in termini assoluti quest’area non raggiunge la maggioranza delle risposte.  

Osservazioni specifiche

Autopercezione

L’autopercezione per questo stimolo è fornita dai quattro informanti della Valbelluna. Due risposte sono collocate nella vallata di appartenenza reale, mentre invece le altre due risposte sono collocate altrove. Risulta difficile delineare una tendenza dato che gli informanti di quest’area sono solamente quattro. 

Eteropercezione – Ladinia sellana

Per lo stimolo in questione, le risposte provenienti dall’area ladina si presentano come segue:

Due risposte risultano essere indecifrabili, tre sono vuote, sette sono localizzate fuori dall’area di ricerca, otto in Valbelluna, sei nell’area cadorino-comeliana, quattro in area ladina, quattro nell’alto Trentino e due in Agordino. La maggioranza relativa delle risposte si situa dunque in Valbelluna, anche se all’incirca tutte le aree registrano un numero pressoché uguale di risposte. 

Eteropercezione – Agordino/Zoldano

Gli informanti agordini e zoldani hanno risposto come segue: 

Una risposta è rimasta vuota mentre una non è analizzabile. Sei risposte si registrano in area cadorino-comeliana, due risposte si registrano nell’alto Trentino, tre nel basso Trentino, quattro nella zona trevigiana, quattro in Valbelluna, una in Agordino e una in area ladina e sei risposte fuori dall’area di ricerca.

Eteropercezione – Cadore/Comelico

Per quanto riguarda invece la percezione dello stimolo da parte degli informanti cadorini e comeliani, osserviamo il seguente risultato: 

Oltre a un informante che non ha depositato alcuna risposta per questo stimolo, sei risposte sono registrate in Valbelluna, tre nel basso Trentino, due in Agordino, una in area ladina, una risposta è registrata in Cadore e una risposta nella zona trevigiana. Tre risposte sono localizzate fuori dall’area di ricerca. 

Eteropercezione – Altro

Le risposte degli informanti che si trovano fuori dall’area di ricerca sono state collocate in tre posti differenti, diversi dalla Valbelluna. 

Sintesi

Per sintetizzare possiamo dire che in linea generale la situazione appare molto confusa: non spicca alcuna zona per numero di risposte. In termini di maggioranza relativa la Valbelluna registra più risposte, ma contando il numero di risposte collocate fuori dalla Valbelluna, queste sono di gran lunga maggiori rispetto a quelle della sola valle bellunese. Significa che i nostri informanti hanno percepito in differenti modi questa varietà.

7. Conclusioni e prospettive

7.1. Conclusioni generali

Questa parte conclusiva si propone innanzitutto di riepilogare le tappe che hanno condotto alla redazione del presente studio.
La problematica della nostra ricerca focalizzava sulla messa in discussione del concetto di confine linguistico riguardante i dialetti tradizionalmente considerati ladini sellani e i dialetti italoromanzi circostanti. Nello specifico, il nostro scopo era quello di capire se l’isolamento delle varietà ladine sellane nei confronti dei dialetti italoromanzi parlati nelle valli limitrofe come proposto da Goebl 2003, fosse un’idea condivisa anche dai parlanti stessi dei due gruppi di varietà. L’ipotesi sulla base della quale abbiamo costruito e sviluppato la nostra ricerca sosteneva che l’idea di una frontiera linguistica netta non trovasse un corrispettivo nella percezione dei parlanti. 
I risultati della ricerca che abbiamo condotto ed esposto nei capitoli precedenti ci hanno permesso di capire che: 

a. Le varietà ladine sellane tendono a essere localizzate in maniera più sistematica. Osservando i dati eteropercettivi relativi a questi stimoli, notiamo che essi sono localizzati in maggior misura in area ladina da almeno la metà degli informanti non ladini:

  • Stimolo 1 – Arabba: 31 informanti su 54 localizzano lo stimolo in area ladina
  • Stimolo 5 – Alba: 29 su 54 localizzano lo stimolo in area ladina
  • Stimolo 7 – La Villa: 27 su 54 localizzano lo stimolo in area ladina
  • Stimolo 11 – Cortina d’Ampezzo: 31 su 54 localizzano lo stimolo in area ladina
  • Stimolo 13 – Selva di Val Gardena: 38/54 localizzano lo stimolo in area ladina

I dati sopraccitati mostrano dunque che gli informanti esterni all’area ladina sellana tendono a riconoscere innanzitutto che non si tratta della loro propria varietà percependo quindi una certa distanza tra la loro propria parlata quelle ladine. Gli informanti agordino-zoldani localizzano gli stimoli ladini in maniera piuttosto regolare proprio nella suddetta area. Si discostano leggermente gli informanti cadorini e comeliani che riconoscono la ladinità delle varietà solo per gli stimoli 11 e 13.
Riassumendo, è possibile quindi constatare che gli informanti esterni all’area ladina percepiscono un confine linguistico che isola le varietà ladine sellane dai dialetti italoromanzi limitrofi. 

b. In generale, per i nostri informanti, la distinzione tra due varietà italoromanze risulta essere più difficile della separazione tra una varietà ladina sellana e una italoromanza. Lo stimolo della varietà trevigiana di Tarzo ( ) mostra che le risposte degli informanti sono collocate tra la Valbelluna e l’Agordino e solo poche risposte sono localizzate nella zona trevigiana.  

c. Osservando i dati fornitici dai soli parlanti ladini sellani per gli stimoli non ladini, si può notare uno scenario di risposte differenziate che non seguono nessuno schema comune. L’unica parlata che viene riconosciuta e localizzata da una buona maggioranza di informanti ladini è la varietà agordina di Cencenighe ( ). I dati provenienti dagli stimoli 12 e 14 ( ; ), confrontati con quelli dello stimolo 3, mostrano che gli informanti ladini non percepiscono grandi differenze tra le varietà agordine, cadorino-comeliane e ladine. Differenziate sono anche le risposte agli stimoli di tutte le altre parlate (escluse quelle ladine). La grande varietà delle risposte e l’incapacità di distinzione tra le diverse parlate fanno presumere che, dal punto di vista percettivo, i parlanti ladini non avvertano nessun confine tra le loro parlate e quelle circostanti. 

d. I risultati delle analisi autopercettive mostrano che i ladini riconoscono in maniera pressoché unanime gli stimoli rappresentativi delle loro varietà collocandoli generalmente nella loro area di appartenenza. Gli informanti Agordini e Zoldani si comportano allo stesso modo per quanto riguarda lo stimolo di Cencenighe, mentre invece i Cadorini e Comeliani riconoscono la varietà di Auronzo ( ), ma non quella di Costalta ( ), la quale viene localizzata in maniera del tutto eterogenea.

e. L’esiguo numero di dati che abbiamo raccolto presso gli informanti della Valbelluna e delle zone esterne all’area di ricerca non permettono di delineare una tendenza a riguardo della costruzione dello spazio linguistico autopercettivo.

L’ipotesi formulata nel capitolo , è quindi verificata solo parzialmente: supponevamo che i parlanti non avrebbero percepito alcun tipo di confine linguistico, ma dai dati raccolti è risultato che un confine percettivo è avvertito nei confronti delle varietà ladine sellane da parte dei parlanti di dialetti italoromanzi. Questo non avviene invece per quanto riguarda i ladini sellani che mostrano di non percepire differenze né confini tra le varietà ladine e quelle italoromanze. Quanto alle varietà situate in Valbelluna, in area trevigiana e in Trentino, data la grande eterogeneità delle risposte, deduciamo che i parlanti non siano in grado di cogliere le differenze tra le diverse parlate e che quindi, da un punto di vista meramente percettivo, non si possano tracciare frontiere ma sia più legittimo parlare di una zona caratterizzata percettivamente da un continuum. 

Per rispondere alla domanda posta nel titolo del presente lavoro, possiamo finalmente dire che i confini proposti dal gruppo di linguisti che considerano ladine le sole varietà parlate nelle vallate attorno al massiccio del Sella (come ad esempio Goebl 2003Kattenbusch 1988Craffonara 1997) trovano, sulla base dei dati a nostra disposizione, un corrispettivo nella percezione dei parlanti solo da un punto di vista eteropercettivo, ovvero solo nella percezione degli informanti locutori di varietà agordine e cadorino-comeliane che avvertono le varietà ladine distaccate rispetto alle proprie varietà. I parlanti delle varietà ladine, invece, non avvertono una frontiera netta nei confronti delle varietà circostanti. 

7.2. Prospettive

Abbiamo aperto il presente lavoro di ricerca riferendoci al monito di Krefeld/Pustka 2010 il parlante può dire la sua (capitolo )Ebbene, arrivati all’ultima parte, è giunto il momento di capire in quale modo i risultati della nostra ricerca possono influire sulla classificazione linguistica dell’area in questione. Come già abbiamo accennato nell’introduzione, non siamo intenzionati a voler confrontare le opinioni dei linguisti con quelle dei parlanti giacché non si tratterebbe di una pratica di interesse linguistico.

La nostra riflessione conclusiva vuole invece concentrarsi sul ruolo che questo scritto può avere all’interno del panorama degli studi inerenti alla classificazione dialettale per l’area da noi presa in considerazione. I risultati della nostra inchiesta hanno mostrato un duplice scenario: da un lato i parlanti ladini hanno dimostrato di non percepire nessun tipo di confine linguistico tra le loro varietà e quelle tipicamente definite italoromanze, mentre, al contrario, i parlanti di queste ultime varietà, avvertono una certa distanza tra le loro parlate e quelle ladine.

Naturalmente, siamo consci del fatto che la presente ricerca rappresenti solo un piccolo contributo al panorama delle indagini linguistiche, eppure pensiamo che essa sia in grado di fornire alcuni elementi per ulteriori studi in questo campo. Le future analisi e classificazioni dialettali potrebbero tenere conto di quanto emerso nella presente ricerca, considerando l’apporto percettivo fornito dai parlanti per poter ripensare alla territorialità degli idiomi. Le considerazioni dei linguisti e l’elemento percettivo fornito dai parlanti devono essere complementari poiché: 

Wo jedoch in der Sprecherwahrnehmung Korrelate zu Varietäten vollkommen fehlen, da sollte auch die Linguistik deren Existenz nicht behaupten.(Krefeld/Pustka 2010, 21)

La presente ricerca non ha pretese di completezza ma vuole rappresentare un primo tentativo di analisi percettiva dei dialetti in area dolomitica. Esistono sicuramente grandi margini di approfondimento per analisi ancora più accurate. Le possibilità di ampliamento fornite da questo studio sono molteplici: dall’analisi specifica della visione eteropercettiva o autopercettiva, alla conduzione di uno studio incentrato sulle varietà sellane; dalla ricerca sulle motivazioni che si celano dietro la percezione dello spazio da parte dei parlanti, all’analisi più approfondita dello spazio linguistico agordino, cadorino-comeliano o bellunese in chiave percettiva.

Inoltre, per poter fornire una risposta ancora più approfondita alla domanda posta nel titolo, sarà necessario raccogliere i dati in maniera diversa, ad esempio attraverso interviste in compresenza di ricercatore e informante e, numericamente parlando, in maniera più omogenea sul territorio.

Nonostante i limiti e le prospettive appena illustrate, il presente studio può rappresentare un piccolo apporto all’avanzamento della ricerca linguistica percettiva all’interno dell’area dolomitica e può inserirsi nella discussione intorno alla classificazione e alla distribuzione territoriale delle varietà dialettali dolomitiche. 

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